Regione&Ars, l’on. Santino Catalano a rischio?

di Giacinto Pipitone

scatalano.jpgSenza tanto clamore, la commissione Verifica poteri era pronta ieri a dichiarare la decadenza dall’Ars di un deputato del Pid, Santino Catalano. Ma la decisione è stata rinviata a martedì. Nel frattempo sono già scattati scontri e trattative sotterranee e trasversali in vista di un voto che si annuncia già fra i più controversi e dai risvolti politici.
La commissione ha esaminato il ricorso presentato da un politico messinese, Nicola Papa, contro Catalano. Papa è il primo dei non eletti, pronto a subentrare eventualmente a Catalano (il quale a sua volta era subentrato all’autonomista Fortunato Romano).

Secondo Papa, Catalano era non candidabile nel 2008. È una differenza sottile, ma fondamentale, rispetto al caso più comune di ineleggibilità. Catalano ha pattegiato una condanna per falso in atto pubblico: procedimento iniziato nel ’94 e concluso nel 2001. Quando si è candidato, secondo Papa, avrebbe dovuto esibire la certificazione dell’avvenuta riabilitazione (di cui non ha seguito i vari passaggi) mentre ha esibito la dichiarazione della Corte d’Appello di estinzione del reato.
Secondo Catalano, tanto bastava. Per Papa invece manca un requisito fondamentale non sanabile a posteriori. La commissione ha chiesto un parere al presidente dell’Ordine degli avvocati di Palermo, Enrico Sanseverino. Nel parere, acquisito ieri agli atti, si ritiene che l’estinzione del reato e la riabilitazione siano due istituti diversi. E per la maggioranza dei deputati presenti ieri ciò obbligherebbe ad accogliere il ricorso di Papa: mossa che farebbe guadagnare un deputato a Lombardo mentre l’opposizione perderebbe un uomo. E il Pid in particolare resterebbe con 5 parlamentari, numero minimo per fare gruppo autonomo.

Catalano però ha chiesto qualche giorno per produrre una documentazione che avvalora la sua tesi: «C’è una circolare del ministero dell’Interno, la numero 4 del ’98, che regola proprio i casi analoghi al mio. Da qui si evince che ho agito correttamente». Basterà? Rady Maira, capogruppo del Pid, è anche il relatore della pratica: «La commissione può decidere all’unanimità, e in questo caso l’aula dovrà poi approvare la decisione con un voto segreto. Oppure può deciedere non all’unanimità, e in questo caso si aprirebbe una sorta di contenzioso amministrativo». Francesco Cascio, presidente dell’Ars, è anche presidente della commissione e predica cautela: «Non è detto che si voti martedì.
Bisogna vedere che documenti porta Catalano». Intanto il pressing su chi dovrà votare è già partito. E va detto che la commissione non ha mai dichiarato decaduto alcun deputato.
Diversa la posizione del sindaco di Messina, e deputato del Pdl, Peppe Buzzanca. Contro di lui c’è un ricorso alla commissione per ineleggibilità da parte di Antonio D’Aquino, anche lui dell’Mpa. Ma c’è anche un ricorso in tribunale e la commissione ha deciso di attenderne l’esito per adeguarsi successivamente. È un’offensiva quella degli uomini dell’Mpa primi dei non eletti. Oltre a Papa (vicino a Carmelo Lo Monte, a sua volta in rotta con Lombardo) e D’Aquino, anche Pietro Rao ha fatto ricorso (perdendo) contro Marianna Caronia.

Pesca, si punta al rilancio

edantrassi.jpgSi e’ svolta oggi nella sala rossa dell’Assemblea Regionale Siciliana, una riunione operativa degli “Stati Generali della Pesca” dal tema “Strategie per il rilancio del sistema pesca in Sicilia”. L’ iniziativa e’ stata promossa dall’assessore regionale per le Risorse agricole e alimentari, Elio D’Antrassi. Hanno partecipato: il consulente per la pesca Giovanni Tumbiolo, il Presidente della Commissione Attivita’ Produttive, Salvino Caputo, i componenti della Commissione e del Dipartimento Generale della Pesca, i sindacati e le associazioni di categoria (Agci Agrital, Anapi, Lega Coop, Federcoopesca, Federpesca, Coldiretti, Unci, Unicoop, Distretto Produttivo della Pesca, Cgil Flai, Cisl Fai, Uil, Uila, Ugl, Confsal).

Nel corso del dibattito sono emerse le difficolta’ e le criticita’ sull’applicazione delle normative europee nell’attuale situazione nel Mediterraneo, tra il mancato ricambio generazionale all’interno del settore, le normative europe e sempre piu’ restrittive e non rispettose degli usi e delle consuetudini della tradizione marinara insulare, la mancanza di una formazione professionale diversificata ed adatta a sostenere il settore nel lungo periodo, e la quasi totale assenza del pesce siciliano nella grande distribuzione organizzata. Tutto cio’ provoca la frammentazione degli attori del sistema, a danno di un comparto sempre piu’ debole e impreparato ad affrontare le problematiche emergenti. Il Governo regionale ha proposto una riforma del sistema pesca in Sicilia per regolamentare il comparto con alcune fondamentali novita’.

Una radiografia delle problematiche economiche, sociali e finanziarie, e un raccordo piu’ solido fra categorie produttive, sindacali ed istituzioni per una migliore attuazione del Fondo Europeo per la Pesca. Occorre una facilitazione per l’accesso al credito alle micro imprese della pesca siciliana, e la semplificazione normativa attraverso un Testo Unico delle leggi sulla pesca, strumento in dispensabile per razionalizzare e ridare nuova linfa ad un comparto fortemente provato dalla crisi degli ultimi anni. “L’incontro – ha dichiarato l’assessore D’Antrassi – rappresenta una apertura delle istituzioni siciliane nei confronti delle parti sociali coinvolte a vario livello nel settore pesca”. “Sono convinto – ha concluso D’Antrassi – che queste iniziative daranno maggiore vigore e visibilita’ alla pesca siciliana che deve assolutamente essere in grado di parlare all’unisono nel contesto comunitario e mediterraneo”.

Lipari, sollecitata la limitazione al traffico

lchiofalo3.jpgdi Luca Chiofalo*

In considerazione dei primi arrivi stagionali e dei già significativi sbarchi di turisti giornalieri, l ‘ASS.COMM.EOLIE auspica, in tempi brevissimi, la predisposizione delle ordinanze di limitazione al traffico e regolamentazione dei parcheggi per il centro storico dell’isola di Lipari. Ciò per consentire, ai  succitati “graditi ospiti”, una serena fruizione delle nostre splendide piazze e delle nostre caratteristiche vie. Si confida, inoltre, in provvedimenti per il miglioramento dell’arredo urbano, al fine di rendere curata e più attraente l’immagine generale del paese. Sempre disponibili alla collaborazione, porgiamo ossequi.

*Presidente associazione commercianti Eolie

Eolie&elezioni amministrative

asabatinipiccolasenzaocchiali.jpgdi Adolfo Sabatini*

Nel cassetto della mia avevo conservato gelosamente un foglio sul quale avevo trascritto i risultati elettorali per l’elezione del Sindaco del maggio 2007, che di seguito riporto perché può darsi che a qualcuno può servire come promemoria:

Primo Turno: voti Mariano Bruno 3.074; Marco Giorgianni 2.207; Riccardo Gullo 1.770; Giuseppe Rizzo 424; Angela Mazziotta 276.

Ballottaggio: Mariano Bruno 3.739; Marco Giorgianni 3.320. Differenza voti tra Bruno e Giorgianni 419.

*Consigliere comunale Nuovo Giorno

Eolie&caro acqua “spropositato”. “Piovono” le interrogazioni al sindaco

plocasciopiccola.jpgdi Pietro Lo Cascio*

Alla luce della contestazione dell’aumento da parte del Comune di Lipari del 131,28% del costo dell’acqua per il 2009 avanzato dalla società Eol.Mare s.r.l., e del successivo pronunciamento della Commissione nazionale per la vigilanza sulle risorse idriche, comunicato anche all’Ente con lettera n. prot. LR/6940 in data 22 marzo 2011, dove la stessa Commissione evidenzia come tale aumento non rispetti i limiti previsti dalla delibera CIPE n. 117/2008, la interrogo per conoscere come intenda procedere il Comune di Lipari, in considerazione della necessità di determinare la tariffa dei servizi idrici nel rispetto delle indicazioni relative delle apposite delibere CIPE, che prevedono un aumento massimo nella percentuale di 1,15% (e certamente non del 131,28% come è invece avvenuto), ovvero, in quale modo e in quali tempi intenda verrà riformulata la tariffa in maniera coerente con tali indicazioni; in quale modo e in quali tempi intenda agire nei confronti dei cittadini che hanno già effettuato il pagamento e che si trovano dunque ad avere pagato l’acqua a un costo pari a circa il 130% in eccedenza rispetto a quanto previsto nelle delibere CIPE; a quanto ammontano per l’Ente i costi del servizio bollettazione che, alla luce di detta comunicazione, risulta fondato su presupposti assolutamente errati e inaccettabili e che dovrà pertanto essere modificato?

*Consigliere comunale di Sinistra Ecologia e Libertà

C’E’ POSTA PER “IL NOTIZIARIO”

di Stefania Cefis*

email6.jpgLa Ghiro Records è lieta di presentarvi Joseph, un artista ventunenne che vive nella fantastica isola di Lipari. Il suo primo singolo: “Senza di te” è stato scritto dal cantautore suo conterraneo Daniele Profilio.

*Ufficio stampa


http://www.bartolinoleone-eolie.it/JOSEPH-SENZADITE.WMA

Da Berlino in linea Gilormino Casali

gcasali1piccola.jpgdi Gilormino Casali

Benvenuti a Lipari!! Vi presento le terme di San Calogero!! Importante il verde delle acque termali e la bella “puzza” piscinascalogerochiesamarinacorta.JPGche emana!!! Il bel verde dell’erba e sterpaglie attorno. Un paradiso unico al mondo e attorno l’immondizia, che “quasi-quasi” fa venire invidia alla sporcizia napolitana!!! Il tutto, protezione dell’Umanitá, sotto l’ombrello dell’Unesco!!!

Benvenuti a Lipari, nel porto di Marina Corta, da guardare attentamente. La bella chiesetta delle “Anime del Purgatorio” che risale all’anno  1490 – 1500 circa, valorizzata nuovamente grazie all’impegno dell’associazione di Mimmo Ziino e Gianni Lo Re!!! La splendita “facciata”  ammirata da tanti turisti Internazionali !!! E Lipari piange…e io non so il perché !!! Vai a capire, i liparoti!!! Non sono mai contenti!! Io chiamerei il tutto: “VERGOGNA  EOLIANA”!!! La colpa non è certamenti dei liparoti, ma di chi vuole il turismo a Lipari, senza offrire niente! Neanche un “bagno pubblico”, nonostante il Comune di Lipari ogni estate incassi oltre 450 mila euro con il ticket pagato dai turisti e anche da me (vergogna!!!!) che sono nativo delle mie amate isole, ma quando arrivo all’agenzia di Milazzo della Siremar e della Ustica Lines non vengo piu’ riconosciuto come “Figlio di queste Isole”, mentre il “cugino marocchino o tunisno” (senza nulla togliere a loro, per amor di Dio), chiede il biglietto come residente!!!!!!! Saluti dalla bella Berlino anche a tutti gli assessori che guardano le stelle.

Tutti a casa (di Giovanna). La Taviani riesce nel ‘miracolo’ di portare al cinema il suo documentario “Fughe e approdi”

di Ilaria Ravarino

barcafigliodoro.jpgPiù che una conferenza stampa pare un compleanno. Un aperitivo durato due ore, rustici e pizzette, patatine e gtaviani.jpgvino bianco per i brindisi che si moltiplicano nella bella veranda della Casa del Cinema di Roma: tutti i bicchieri sono alla salute della festeggiata, Giovanna Taviani, riuscita a portare in sala dall’8 aprile il suo documentario Fughe e Approdi – Ritorno alle Eolie tra Cinema e realtà. “È un miracolo – si dice ad alta voce sotto al tendone di Villa Borghese – portare al cinema un documentario oggi è un vero miracolo». L’età media degli invitati, amici della regista poco più che trentenne, è alta. I curriculum sono importanti: le due ore di aperitivo conciliano strette di mano, abbracci, un chiacchiericcio chic d’aggiornamento sui reciproci progetti. Ci sono quelli che Giovanna chiama semplicemente “i padri fondatori”, suo padre Vittorio, il regista Marco Leto, Renzo Rossellini. C’è Marcello Sorgi, ex direttore de La Stampa, e c’è qualche politico in rappresentanza dei ministeri. C’è un docente del Centro Sperimentale, ci sono una manciata d’imbucati, e alla fine arriva anche Giuseppe Fiorello, “un amico – dice Giovanna – conosciuto a Palermo”. Quando finalmente la conferenza ha inizio, per la regista si chiede esplicitamente “un tifo da stadio”: all’appello rispondono in molti, “vedo tante facce note” dice la Taviani. Seduto in platea, a garbata distanza, suo padre le sorride incoraggiante.

Come si sente, Giovanna, in questa specie di riunione di famiglia?
Giovanna Taviani: Ci sono tanti amici, qua, e la cosa mi rende felice. Ma sono felice anche per altri due motivi. Il primo è sapere che il mio barcafigliodoro1.jpgdocumentario uscirà in sala, e sappiamo quanto la cosa abbia del miracoloso, grazie a Luciano Sovena con Cinecittà Luce e a Grazia Volpi con la Kaos Cinematografica. E poi sono contenta perché proprio qui, alla Casa del Cinema, ho fatto il mio esordio con I nostri 30 anni – Generazioni a confronto. Fu una serata magnifica, conclusa da una conversazione con giovani e meno giovani registi, c’era Paolo Sorrentino e c’era anche Mario Monicelli. Il mio documentario lo voglio dedicare non solo agli abitanti delle Eolie, ma anche ai padri fondatori del nostro cinema, persone come Monicelli e come gli artisti presenti in questa sala. Il mio film è un viaggio nella nostra memoria cinematografica, e in un momento come questo, in cui il paese dimentica il tributo ai padri del cinema, io lo dedico a tutti coloro che mi hanno ispirata.

I produttori possono spiegarci la genesi del miracolo?
Grazia Volpi: io conosco Giovanna fin da quando era una bambina e noi della Kaos siamo stati conquistati dal cuore del suo film: ci sono le Eolie con tutta la loro magia, la politica, persino il gossip… Credo che questo sia il più puro modello di documentario, cinema vero e vissuto in prima persona. Per il miracolo dobbiamo ringraziare il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che ha preso subito in considerazione un documentario, genere per cui non è facile trovare finanziamenti, il Ministero per lo Sviluppo Economico e la Regione Sicilia.
Luciano Sovena: come distributori del film siamo felici di annunciare che uscirà con il circuito Microcinema. Dopo il brutto momento che ha passato Cinecittà Luce è un piacere essere di nuovo qui, in piedi, con questo film e grazie all’affetto del mondo del cinema, e persino della politica che ci ha sostenuti in modo trasversale.
Nino Strano: come Regione Sicilia ci sentiamo un po’ la mamma di questo film. La nostra regione ama il cinema, sia quello più grande che quello più indipendente come il film di Giovanna. Abbiamo sostenuto questo prodotto e continueremo a farlo girando a Lampedusa, ad aprile, un corto che speriamo di vedere alla Mostra di Venezia.

E i padri fondatori cosa ne pensano? Che effetto vi fa la dichiarazione d’amore della Taviani?
Marco Leto: mi riempie di felicità, anche se a dire il vero io Giovanna non ho mai capito di chi fosse figlia… per me è la figlia dei Taviani, tutti e due, e basta. A parte gli scherzi, è stato un piacere rivedere le Eolie del suo film, io che là girai negli anni ’70 La villeggiatura. Un film che si vede poco in giro, ormai.
Renzo Rossellini: Il film di Giovanna io l’ho visto subito e me ne sono innamorato: l’ho sentito chiamare documentario o film, ma per me è semplicemente un racconto per immagini, un’opera cinematografica bella che sa dire cose importanti per chi abita quelle isole e per quel pezzo di paradiso vicino a casa che non sappiamo amare abbastanza. Sono orgoglioso di essere amico di Giovanna e penso che il suo film sia sulla stessa linea di Stromboli, che mio padre girò nel ’49. Stromboli servì a papà per uscire dal luogo comune di “regista del neorealismo”. Lui voleva sperimentare nuove strade, mettersi alla prova con nuove sfide: si innamorò di queste isole e ci fece un film, un film contro i pregiudizi sui diversi, sugli stranieri. Un film per questo modernissimo, che oggi dovrebbe esser rivisto pensando a quanta poca ospitalità sia stata espressa da altre isole nei confronti di altri stranieri. Stromboli è una lezione ancora attuale, uno sforzo di intelligenza, etico e culturale.
Vittorio Taviani: la mia è una posizione imbarazzante, perché sono il padre della regista e anche del musicista del film, e un padre corre il rischio di essere padrone o padrino. Non ci volevo venire stasera, poi mi sono detto: sono protetto dalla mia età, che mi permette di fare anche cose insolite come questa. A me sembra che questo sia un buon film, mi tremano le gambe nel dirlo e proverò ad astrarmi dalla mia figura di padre e spiegare perché. È buono perché è fatto di tanti colori, di immagini, di dimensioni poetiche, inclusa quella, dispotica, della natura. Il cinema prima di Giovanna ha trasformato le Eolie in molti modi: le ha fatte diventare oscure e inquiete con Antonioni, severe nel bianco e nero de La villeggiatura, traslucide e cangianti con De Seta, aggressive e aspre in Stromboli. È un film buono per le creature, i volti e i visi che rappresenta: c’è una specie di Virgilio pescatore, Franco, che sente su di sé le pene dell’isola vivendole come in simbiosi; c’è quella pastora che racconta il suo incontro col demonio, in uno splendido esempio di ironia contadina. E poi è buono perché ricuce il filo della memoria, la memoria della regista che è stata spesso nelle isole da bambina e la memoria del cinema, di chi ha ripreso le isole prima di lei.

Questo è il suo giudizio di padre fondatore. Quello di padre, invece?
Vittorio Taviani: Qui c’è un problema. Perché Giovanna oggi è figlia ma anche collega. Figlia significa amore, collega significa competizione. Da una parte la gente si chiede quanto avrò incoraggiato questa mia figlia nel suo lavoro, e devo dire di si, l’ho fatto. L’ho fatto di giorno. Ma di notte no. Di notte sentivo un certo disagio, una specie di rimorso, un tumulto di ansie, di domande e risposte. Credo sia inevitabile. (Mymovies.it)

Da Roma in linea Stefano Imbruglia

simbruglia.jpgdi Stefano Imbruglia

Allego un bel pezzo di Francesco Merlo, il miglior giornalista siciliano, pubblicato quest’oggi da “La Repubblica” che parla di Lampedusa. La chiusa credo che si possa adattare bene anche alle Eolie.

IL COMMENTO. Il Cavalier Laqualunque di FRANCESCO MERLOfmerlo.jpg

NELL’ISOLA dei disperati il più disperato è lui. Con la camicia scura aperta sul collo e il doppiopetto nero che è diventato enorme, Berlusconi a Lampedusa è più Cetto Laqualunque dello stesso Albanese.

È venuto a svuotare l’isola così come andò a svuotare Napoli. Lì i rifiuti e le lordure furono caricati sui Tir, dispersi via terra con destinazione ignota, e qui sulle navi, onda su onda il mare li porterà al largo dell’Italia degli egoismi regionali e del ricatto secessionista.

“Sono lampedusano” dice, e sembra la caricatura di Kennedy a Berlino, “stamattina ho comprato una villa su Internet, si chiama “Le due palme””. Più tardi, a un cronista che lo aspetta sulla sabbia nascosto dietro una delle due palme confesserà compiaciuto: “Ma è tutta da rifare”. Le tv mandano ossessivamente l’immagine della facciata, il muro di cinta, e poi sabbia, stoppie, l’intervista ai vicini di casa. Ha già speso due milioni di euro. Il solito vento che, in qualsiasi stagione, qui fa perdere la voce, agita le piante basse e dunque anche Berlusconi, che è gonfio come una mongolfiera, per un momento perde l’equilibro e sembra migrare, lui che vorrebbe migrare lontano da tutte le regole, anche quella di gravità.

Noi italiani sappiamo che Berlusconi si butta sulle disgrazie quando sente di essere in disgrazia. Ma Lampedusa gli serve anche a dissimulare, a tenere occupata l’Italia nel giorno in cui la maggioranza parlamentare,

ridotta in servitù, lo sta spudoratamente liberando dei suoi processi. Le promesse ai terremotati furono le sue campagne del grano. Ma questa volta la scenografia lo tradisce. Lampedusa infatti è due volte palcoscenico, due volte finzione: è il solenne e forse fatale teatro espiatorio per attirare e distrarre la più vasta delle platee ma è anche il remake dell’autarchia del “ci penso io” come estrema risorsa per illudersi ancora. Berlusconi fa il palo a Lampedusa, mentre a Roma i suoi scassinano il Parlamento e rubano i pesi della Bilancia.

E però tra il governatore Lombardo e il sindaco De Rubeis, circondato da assessori, imprenditori locali e guardie del corpo che qui non si distinguono dai corpi che hanno in guardia, nel mezzo di una nomenklatura scaltra, truce e goffa, Berlusconi esibisce una fisicità terminale che va ben oltre Cetto Laqualunque. È quella dei dittatori africani e degli oligarchi russi. Ha portato a Lampedusa più Africa lui che gli immigrati.

È atterrato all’ora dei Tg quando i soldati avevano finito di pulire il Porto vecchio, la stazione marittima e la famosa “collina della vergogna”. Il Tg3 documenta la pulizia anche degli slogan di protesta, si vede il sindaco che grida alla folla: “Basta cu ‘sti minchia di cartelli”. Ruspe e camion dei netturbini hanno spazzato via la tendopoli proprio come a Napoli spazzarono le strade, e ora le tv mostrano il “com’era” e il “com’è”.

Resistono, a testimoniare l’inciviltà della miseria, stracci, bottiglie, escrementi accanto ai ciuffi d’erba di una primavera che a fine marzo a Lempedusa è già estate: domina il giallo che solo al tramonto si tinge di arancione. Berlusconi garantisce che porterà “il colore, come a Portofino”. Promette pure il premio Nobel per la Pace, il campo da golf e il casinò che è un vecchio sogno non solo dei lampedusani più eccentrici, vale a dire la risorsa di chi non ha risorse, ma è soprattutto l’aspirazione della malavita intossicata di danaro che ha impiantato in tutti gli angoli della Sicilia le sue bische clandestine, i luoghi sordidi dove si sfogano il bisogno sociale e la pulsione individuale.

Quando Berlusconi scende dall’aereo, i disperati già avanzano sul molo in fila indiana, ciascuno con la mano sulla spalla dell’altro, “una mano sola per evitare l’effetto trenino” mi ha spiegato un funzionario degli Interni. Sono immagini che testimoniano l’umiliazione di uomini ardimentosi. Quasi tutti i primi piani li mostrano con le palpebre semichiuse forse perché non riescono più a vedere lontano. Ai lati, per tenerli in riga, ci sono i poliziotti con i guanti di gomma e le mascherina sulla bocca per proteggersi dal male fisico, per non entrare in contatto con la sofferenza dei corpi che, proprio come aveva ordinato Bossi, si stanno togliendo dalle balle.

E mentre Berlusconi si mette in gioco nella più triste di tutte le sue demagogie, giura di cacciare per sempre gli immigrati che ci sono e quelli che verranno, promette aiuti europei e corrimano, vasi di fiori, niente tasse per tutti, una scuola, investimenti turistici, trasmissioni promozionali della Rai e di Mediaset …, mentre, insomma, Berlusconi delira, la nave da crociera sembra una carboniera del diciassettesimo secolo, con la broda sciaguattante di acqua di mare, le zaffate, un equipaggio militare efficiente a bordo e riservato a terra, e quel carico di neri che non sono più profughi, non sono più clandestini, non sono più rifugiati, non sono più immigrati, ma sono solo deportati.

Se si mettono a confronto queste immagini che, comunque la si pensi, sono angoscianti e dolorose, con quelle della piccola folla festante attorno allo Sciamano, si capisce che non c’è solo lo stridore tra la violenza della realtà e la pappa fradicia della demagogia. Qui c’è anche il sottosviluppo di piazza, il sud di Baaria, – “santo Silvio pensaci tu” – la bocca aperta e lo schiamazzo delle feste patronali, il bisogno del voto, del miracolo, del divo: “Silvio!, Silvio!, Silvio!”. C’è la tristezza infinita di un Meridione che è ancora e sempre lo scenario naturale degli imbonitori, dello zio d’America come quel Thomas DiBenedetto che ha appena comprato la Roma, del messia e del conquistador, il mito antico dell’uomo che viene da fuori, dell’uomo del cargo che può essere un capopartito, un cantante, un calciatore e non importa chi, purché venga appunto da fuori, perché è all’interno che questo Sud non trova pace. Ed è probabile che questa visita diventi un mito rituale, la chimera di una Lampedusa protagonista, porto franco, una specie di Las Vegas del Mediterraneo, il sogno come variante del sonno. Dev’essere per questo che i miei sciagurati paesani lo hanno applaudito invece di mandarlo. .. alla deriva nel suo cargo.