Eolie, sisma in mare

ascossa1.jpgUna scossa di magnitudo 2.8 è stata registrata alle 19.25 di stasera nel mare delle isole Eolie. L’epicentro, rende noto l’Ingv, è stato localizzato a una profondità di 264 chilometri.

CinemAmbiente: storie umane che fanno la differenza

di Veornica Ulivieri

acarmoz.jpgCos’hanno in comune una simpatica vecchietta francese impegnata per una gestione più sostenibile dei rifiuti a Stromboli, un ragazzo marocchino che ha recuperato un terrazzamento nella Valle del Brenta per coltivarci la menta, e un gruppo di signori bolognesi alle prese con i loro orti urbani alla periferia della città? Sono i protagonisti di tre pellicole italiane in concorso quest’anno a CinemAmbiente, uno dei festival più importanti a livello internazionale nell’ambito del cinema ambientale, che si aprirà questa sera a Torino.

Tre film in realtà un po’ speciali, perché, in linea con il cambio di passo della kermesse, abbandonano l’approccio angosciante di certi documentari (comunque molto pregevoli) sui disastri ecologici, e assumono un atteggiamento più costruttivo. “Dopo anni di documentari che terrorizzavano il pubblico con le prospettive apocalittiche dello sfruttamento dell’ambiente, adesso è arrivato il momento di lungometraggi che propongono delle soluzioni”, spiega il direttore artistico Gaetano Capizzi. Film che, aggiunge il responsabile Programmazione del Festival Francesco Giai Via “rappresentano  milioni di persone che si prendono sulle spalle la responsabilità del cambiamento”.  Proprio come loro.

Salvo Manzone è il regista de “La crociera delle bucce di banana”, primo capitolo di un documentario più ampio, ancora in fase di lavorazione, sulla gestione dei rifiuti. Protagonista è Aimée, anziana signora francese che da 40 anni abita a Stromboli: combatte per una corretta gestione dei rifiuti sulla sua isola, dove le limitazioni del suolo obbligano a trasportare tutto via mare. Le soluzioni ci sarebbero (il compostaggio, il progetto sperimentale di raccolta “carretta carretta”), ma il politico, “che rappresenta la forza conservatrice, preferisce lasciare tutto com’è e creare il problema dei rifiuti da usare come pretesto per ricevere finanziamenti”, racconta il regista, lui stesso impegnato nell’associazione Rifiuti Zero Sicilia. Di fronte a esperimenti di gestione alternativa ben riusciti, infatti, “si giustifica ingigantendo il problema, dicendo che tutto è molto più complicato di come sembra”. E così Stromboli,  diventa il “paradigma della Sicilia. In scala ridotta sono riconoscibili le stesse dinamiche della regione e dell’Italia intera: l’emergenza rifiuti, l’assenza di raccolta differenziata, il disagio dei netturbini, le lotte degli ambientalisti e l’opposizione dei potenti”. Alla fine, in bocca rimane il sapore dolce amaro delle piccole buone pratiche finite in una bolla di sapone, ma l’impegno di Aimée e la sua determinazione autorizzano a sperare.

Così come lasciano un po’ di spazio all’ottimismo le storie raccontate da Michele Trentini in “Piccola Terra”, ambientato in Valstagna, in provincia di Vicenza. I protagonisti, racconta il regista, “sono persone che con entusiasmo cercano di dare nuova vita ad un paesaggio terrazzato piuttosto suggestivo” oggi spesso in stato di abbandono. Tra di loro c’è anche Aziz, un ragazzo di origine marocchina che “ha avuto la felice intuizione di adottare un terrazzamento per coltivarvi la menta del Maghreb e l’integrazione. Assieme siamo andati sui monti dell’Atlante per recuperarla”. Accanto a questa, ci sono altre storie di ritorno alla terra, controcorrente: da chi rimane aggrappato con ostinazione e orgoglio all’antico podere di famiglia, a chi decide di lasciare il posto di operaio presso una cava per ritrovare se stesso, fino a chi, venendo dal mondo urbano, decide di prendersi cura di campi e muri a secco grazie a un innovativo progetto di adozione. “Ognuno dei protagonisti – spiega Trentini, che si è laureato a Dresda con tesi su una comunità ecologista della Germania dell’Est – comunica le idee e i valori in cui crede. La menta di Aziz, ad esempio, ha un grande valore simbolico; riuscire a mettere le mani nella terra che da anni ti ospita è un po’ come affermare per sé e per i propri figli: ‘Questa è anche la nostra terra’. In generale ognuno dei protagonisti è la dimostrazione di quanto si possa ricevere dalla terra e dall’ambiente, non solo in termini materiali, se ci si prende cura di loro”.

Proprio come avviene tra gli anziani del centro sociale Casa del Gufo, che coltivano gli orti urbani nella periferia bolognese. La loro storia è al centro di “Ortobello. Primo concorso di bellezza per orti”, diretto da Marco Landini e Gianluca Marcon. “E’ una comunità molto interessante di persone che frequentano l’orto e hanno molte cose da raccontare”, spiega Landini. Dalle parole degli ortolani, “a emergere è il rapporto dell’uomo con la natura, l’inesorabile scorrere del tempo che appassisce il primo e fa maturare la seconda e l’esperienza di un gruppo di anziani trasformata nel racconto di una memoria collettiva, pubblica e universale”. Tra zucche e pomodori, in questi pezzetti di terra “bellissimi anche dal punto di vista estetico”, infatti, “si vive in un tempo dilatato e sospeso, lontano dai ritmi concitati della città. Negli orti non serve andare veloci: è un buon modo di affrontare la vita”.

Da Firenze in linea Lorenzo Bernardi

di Lorenzo Bernardi
 
email2.jpgSulla situazione dei collegamenti per giungere alle Eolie vorrei far presente che arrivo in aereo a Catania e il Giuntabus da Fontanarossa fa solo due corse verso Milazzo. L’ultima delle quali alle 18. Lascio immaginare a che ora si arriva a Lipari. Oppure si paga il dispendiosissimo bus/navetta che fra tasse, prenotazioni e vari costa 68 euro a tratta per due persone.
E io mi sono potuto portare uno scooter da Firenze per cui quando arrivo sono comunque motorizzato. Immaginate chi arriva a piedi e a piedi resta…

Lipari, strade&buchi

di Francesca Casamento

buca2.jpgSon passati già due anni dalle mie richieste fatte ai vigili ed al Comune, per far ripristinare da chi ha rotto la strada ex via Tufo ed ha “tappato i buchi” e gli occhi di chi non vuol vedere. Certo per avere la strada asfaltata ci son voluti più di 30 anni per ripristinarla ce ne vorranno altri 30? Spero proprio di no!!

Rassegna Stampa. “Corriere.it” e Sismografi, monitor e telefono rosso: ecco le sentinelle antisisma

di Fabrizio Geremicca

acorriere.it.jpgOltre sessanta schermi, un telefono rosso collegato direttamente con la Protezione civile ed una serie continua di tracciati, come quelli degli elettrocardiografi. In questa sala, in un palazzo di vetro di via Diocleziano, a Napoli, si scrutano 24 ore su 24 i vulcani, si ascoltano i segnali che emettono, si tasta il polso alla terra.

FRENESIA DI TELEFONATE – È la sede partenopea dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, che comprende anche l’osservatorio vesuviano. I monitor rimandano i segnali, anche le più piccole scosse, che provengono dalle stazioni di rilevamento collocate su 4 aree sensibili: i Campi Flegrei, il Vesuvio, il monte Epomeo di Ischia e lo Stromboli. Di qui, un giorno che ci si augura non arrivi mai, ma al quale è bene si sia preparati da subito, potrebbe partire l’allarme, quello che farebbe scattare il piano di evacuazione, in vista di una imminente eruzione del vulcano che distrusse Pompei ed Ercolano nel 79 dopo Cristo. Ieri pomeriggio, come sempre, giorno e notte, la sala di controllo era presidiata da due «sentinelle». Occhi puntati sui video. «Giornata tranquilla», rassicura alle diciassette Eliana Bellucci. «Non si sono verificate scosse di rilievo. Tutto nella norma». È già una notizia, di questi tempi, mentre la terra trema, crollano i capannoni, muoiono gli operai al lavoro nel Modenese e in provincia di Ferrara. Di straordinario, come accade sempre in concomitanza col verificarsi di importanti terremoti in Italia, c’è invece la frenesia delle telefonate al centralino della sede napoletana dell’Istituto.

NESSUNA CORRELAZIONE – Si sono impennate, da ieri, proprio come i sismografi che hanno registrato le scosse assassine nel nord del paese. Chi domanda cosa stia accadendo, chi chiede se siano prevedibili forti scosse anche in Campania. «Non c’è correlazione», tiene perciò a precisare Giuseppe Vilardo, un altro dei ricercatori dell’Ingv, «tra quello che sta accadendo in Emilia e la nostra regione». Chiaro, trasparente, ma vallo a spiegare ai tanti secondo i quali «il terremoto si sta avvicinando alla Campania, sta scendendo». Racconta Carlo Terracciano,un altro dei membri del gruppo di studio dell’Istituto: «Proprio stamane ascoltavo i discorsi al bar di un gruppo di ragazzi, immagino studenti. Uno, in particolare, riferiva di aver sentito, non so da chi e non so dove, che a metà giugno il nostro territorio sarà colpito da un forte sisma.
Potrebbe accadere, certo, ma non c’è alcuna ragione per esserne certi e, soprattutto, non dipenderà dal movimento delle faglie al di sotto della pianura padana».

ADEGUARE LE COSTRUZIONI – Perché, sottolineano i ricercatori, se l’imminenza di una eruzione può essere prevista proprio come fanno all’Ingv, attraverso il controllo 24 ore su 24 dei vulcani, che permette di registrare la sismicità, i cambiamenti della forma e le variazioni del flusso, della composizione e della temperatura dei gas, per i terremoti è tutt’altro discorso. «Siamo ancora lontani dalla possibilità di ottenere informazioni certe circa l’imminenza di una scossa tellurica», dicono. Quel che si può fare, che si dovrebbe anzi fare, è la prevenzione dei danni provocati dalle scosse sismiche. Significa, ovviamente, adeguare le costruzioni delle zone più a rischio alla normativa antisismica. Vuol dire, ancora, non indulgere nella retorica sugli abusi edilizi di necessità, laddove le case illegali, oltre a deturpare il paesaggio, rappresentano un serio pericolo anche per chi vi abita, essendo realizzate con materiali scadenti ed in fretta. «A parità di magnitudo — sottolinea infatti Terracciano — uno dei fattori più importanti che fa la differenza tra una catastrofe e un numero contenuto di morti è appunto la natura delle abitazioni del territorio colpito dal sisma».

IRPINIA 1980 – Parla per esperienza sul campo. «Dopo il terremoto dell’Irpinia — ricorda — fui tra i soccorritori. Dalla Prefettura smistarono il mio gruppo a San Mango sul Calore. Arrivammo sul posto e chiedemmo dove fosse il paese. Ci risposero: ci siete sopra. Non una sola casa era rimasta intatta». Trentadue anni dopo, se in Campania ci fosse un’altra scossa forte come quella di allora, altri volontari ascolteranno le identiche parole che udì all’epoca Terranova, sia pure in un altro paese. È una certezza, purtroppo, ed è una sconfitta.