Lipari&Museo. Disegno perverso?

lnatolipiccola.JPGdi Lino Natoli

Chi ha la fortuna di visitare i musei stranieri si rende conto immediatamente del perché i nostri beni culturali sono allo stremo, privi di risorse, incapaci di autofinanziarsi e con la naturale propensione a respingere i visitatori piuttosto che attrarli. La visita ad un qualsiasi museo europeo rende plasticamente evidente la diversa impostazione culturale che la pubblica amministrazione ha nel nostro paese nei confronti dei luoghi deputati a fornire e far fruire cultura. Mentre all’estero i musei, le opere d’arte in genere, vengono considerati opportunità per produrre ricchezza, richiamare turisti, creare occasioni di lavoro, ma soprattutto fucine di idee, creatività, conoscenze; da noi i musei si considerano ancora come delle specie di carceri dove le opere vengono detenute al riparo da malintenzionati, custodite da una pletora di secondini, spesso insofferenti nei confronti dei visitatori considerati dei potenziali nemici mortali della loro placida quotidianità. Quando uso la metafora dei secondini non mi riferisco soltanto ad alcune tipologie di custodi, ma soprattutto ai responsabili delle pubbliche amministrazioni e degli enti deputati alla migliore gestione dei beni affidatigli. In questo modo il museo, anziché produrre ricchezze di vario tipo, riesce a produrre soltanto debiti, divenendo una voce passiva dei bilanci statali e regionali, sopportata con rassegnazione piuttosto che esibita con orgoglio.

In Sicilia, in particolare, la nascita dei beni culturali è stata salutata dai partiti politici del tempo come l’ennesima occasione per creare risorse elettorali, assunzioni a ripetizione a cui non è seguita mai alcuna strategia di promozione e sviluppo. Più recentemente, i beni culturali sono serviti a dare rifugio a precari, lsu e varie tipologie di lavoratori a rischio. Anche in questo caso senza che sia seguita alcuna azione di rilancio del patrimonio artistico e culturale della regione. La testimonianza di questa pochezza, dell’incapacità culturale di misurarsi con i propri compiti è in questi giorni testimoniata dall’imbarazzo proveniente da più parti nei confronti della dinamicità del museo di Lipari. Non volendo rimanere carcere di reperti di straordinario valore, il museo ha aperto nuove strade offrendo l’opportunità al visitatore di misurarsi anche con l’arte contemporanea, con l’antropologia, con la filosofia, con la musica. Riappropriandosi così del proprio ruolo che è quello di motore e stimolo della crescita culturale della comunità nella quale sorge. Perché sia chiaro che i musei hanno un senso se sono destinati ai vivi e non ai morti. Tuttavia questa inattesa attività, questa insospettata volontà di mettersi in gioco, di andare oltre i propri compitini d’ufficio, ha terrorizzato qualche solerte burocrate, poco propenso a visitare i musei altrui, che l’ha considerata come una specie di commistione immonda; contaminazione di sacro e profano, miscuglio di generi che avrebbe danneggiato il buon nome dell’istituto.

In queste condizioni è difficile mantenere l’entusiasmo e coltivare la buona volontà, ma siccome la sopravvivenza dei beni culturali dipende dalla nostra capacità di difenderli, dobbiamo trovare il coraggio di insistere e di fare argine contro questa soffocante incapacità di apprezzare la conoscenza, contro questo atteggiamento retrivo che non protegge i musei ma li accompagna progressivamente alla chiusura. Il compimento di un disegno perverso che ci vuole tutti più poveri ed ignoranti.

Da Canneto in linea Giovanni Ferlazzo. Campo boe e… La risposta del comandante di porto Cosimo Bonaccorso e il plauso

gferlazzo1.jpgdi Giovanni Ferlazzo

Come molti sapranno sono nato a Canneto e sull’isola ho vissuto metà della mia vita. Quando ero ragazzino mio padre possedeva una bellissima barca di legno. All’arrivo dell’ estate, agganciavamo un gavitello, o come noi la chiamavamo, una boa ad un corpo morto che avevamo fatto depositare a debita distanza dalla riva e lí la barca restava tranquillamente ormeggiata. A fine stagione, rimuovevamo la boa. L’anno successivo ripetevamo la stessa operazione. Con fare tipicamente nostrano, quando mio padre morí, qualcuno si impossessó del corpo morto, approfittando della mia lontananza. Così quando si trattó di ormeggiare la mia nuova barchetta (di plastica, purtroppo) fui costretto a piazzare un altro corpo morto. Intanto i possessori di imbarcazioni si sono moltiplicati e con essi le boe.

Naturalmente è nata l’esigenza di regolamentare il tutto. E qui scatta il tipico comportamento eolico. Io che cerco di essere sempre rispettoso delle regole, mi sottopongo al salasso di chi mi chiede delle cifre assurde, solo per tenere la barca agganciata ad una boa del campo boe autorizzato. La guarda costiera fa sapere che le cime dei gavitelli privati verranno recise. 
Poi peró mi accorgo che mentre io mi adeguo alla vigente regolamentazione, e a che prezzo, molte  boe e relative imbarcazioni vengono ignorate al momento dei “tagli”.  E allora vorrei che qualche responsabile della Guardia Costiera mi rispondesse. C’è forse qualche postilla del regolamento che io non conosco? C’è forse qualche tassa da pagare per poter tenere una boa personale? C’è qualche autorizzazione da richiedere? 

O come io sospetto, i soliti fessi rispettosi delle regole, categoria alla quale sono fiero di appartenere, la prendono al solito sotto la coda, mentre gli amici,  conoscenti, ” scambisti di favori” (scusate il neologismo), sono sempre avvantaggiati dalla chiusura di un occhio ( ma anche due)? Sono forse io figlio di un Dio minore? Con amore, sempre più consumato, per queste isole.

cbonaccorsopiccola.jpg– Gent.mo lettore, Ritengo preliminarmente di esprimerLe il mio personale compiacimento, in quanto persona rispettosa delle regole e, Le assicuro, che l’osservanza delle norme che regolano la nostra società, è indice di intelligenza e civiltà e chi le rispetta è tutt’altro che fesso.

Tuttavia, mi corre l’obbligo informarLa, che le norme relative all’uso del demanio marittimo e, quindi, l’impossibilità di posizionare a proprio piacimento corpi morti negli specchi acquei senza essere titolari di alcuna Concessione Demaniale Marittima, è prevista dal Codice della Navigazione, vigente dal marzo del 1942 e quindi era vietato anche ai tempi della sua infanzia.

Premesso quanto sopra, prima di rispondere ai quesiti posti, ritengo doveroso evidenziare che questo Comando, solo nell’anno in corso, ha già eseguito, nella zona di Canneto, tre operazioni di Polizia, che hanno portato al sequestro di numerosissime boe e gavitelli abusivamente collocati ed alla comunicazione delle relative notizie di reato alla competente Magistratura.

Non posso però nasconderLe come, a causa dello scarso senso civico dei nostri concittadini, ad ogni operazione di “pulizia” dei litorali, entro pochi giorni, corrisponde una immediata ricollocazione di altrettanti – anzi di ulteriori – gavitelli e boe. Comprenderà, che la Guardia Costiera di Lipari, oltre all’attività di controllo e contrasto al fenomeno dei gavitelli abusivi a Canneto, deve far fronte anche alle altre numerosissime esigenze e problematiche in tutte le sette isole di giurisdizione, e non può costantemente vigilare che nessuno si immerga, ed in pochi minuti collochi boe o gavitelli. In realtà, al di la delle sanzioni e delle norme, è solo una questione di civiltà e rispetto del prossimo, comprendendo che la propria libertà finisce dove inizia quella degli altri di godere di specchi acquei sicuri e liberi da ostacoli o pericoli.

In relazione alle perplessità sollevate sui mancati “tagli” di alcuni gavitelli a cui sono legate delle unità navali, vorrei solo invitarLa a riflettere su come, in assenza del proprietario, risulta per noi impossibile procedere al taglio delle cime che li ancorano al fondo; questo, intuitivamente, causerebbe la deriva in mare delle unità navali e, quindi, rischieremmo di creare un grosso pericolo alla sicurezza delle altre barche in navigazione; per contro, sarebbe impossibile sia custodire le barche una volta sganciate dalle boe come anche sarebbe illegittimo abbandonarle sulla spiaggia: purtroppo queste sono le difficoltà operative del nostro lavoro  e spero che Lei sia tanto comprensivo da considerarle.

Infine, in relazione alle domande sulla possibilità di poter avere legittimamente una boa di ormeggio, La invito a contattare il competente Ufficio Demanio dell’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente, sito in Milazzo, richiedendo i moduli per ottenere una Concessione Marittima per il collocamento di boe di ormeggio.

Nella speranza di aver compiutamente soddisfatto le sue richieste, assicuro a Lei ed a tutti i lettori il massimo impegno  della Guardia Costiera di Lipari al fine di garantire un sicuro ed ordinato svolgimento delle attività balneari e ricreative presso le coste e nelle acque delle nostre bellissime sette sorelle.

Comandante T.V. Cosimo Bonaccorso Ufficio Circondariale Marittimo di Lipari

di Giovanni Ferlazzo

Mi ritengo pienamente soddisfatto dai toni e dai contenuti della risposta che il T.V. Cosimo Bonaccorso ha fornito alle mie perplessità riguardanti l’organizzazione dei campi boe. Evitando di usare il “politichese” che spesso copre negligenze, mi ha chiarito le difficoltà alle quali va incontro la Guarda Costiera nel far rispettare le regole. 

Naturalmente concordo col fatto che se fossimo noi cittadini i primi a rispettarle, non per timore delle sanzioni, ma per senso civico e per contributo al benessere della comunità, 
il lavoro dei tutori della legalità, sarebbe ridotto al minimo.
Sono sicuro che il comando del Circomare Lipari sia in buone mani e che presto si vedranno i risultati.
Buon lavoro e cordiali saluti

Da Canneto in linea Mimmo Fonti

mfontimimmo.jpgdi Mimmo Fonti

Tutti abbiamo appreso dalle fonti di informazioni nazionali del grave incidente che si è verificato nella A16 nei pressi di Avellino. Immediatamente gli organi preposti al controllo, anche se con grave ritardo, si sono posti il problema della sicurezza, sia dei mezzi di trasporto, in questo caso pubblico, sia delle infrastrutture esistenti.

Questo gravissimo caso dovrebbe fare pensare ed agire gli organi di controllo del nostro territorio che dovrebbero porsi gli stessi interrogativi che si sta ponendo la procura di Avellino sul tema della sicurezza.

Mi domando e domando agli organi preposti del nostro territorio, che controlli vengono fatti sui mezzi di trasporto pubblico che circolano nel nostro territorio ed in particolare nell’isola di Lipari ??

La dimensioni dei mezzi pubblici, autobus da gran turismo, autoarticolati e camion con rimorchi, è compatibile con le stradine del nostro Comune ??

La strada provinciale che gira intorno l’isola di Lipari è omologata e collaudata per il transito dei suddetti mezzi ?? L’ingrottamento delle acque meteoriche e i disastrosi lavori effettuati per l’interramento della condotta elettrica in queste strade, dissestandole, sono tenuti sotto osservazioni o ci si affida al caso ?? Mi riferiscono che parti di queste strade (zona ex cave di pomice) sono pronte per crollare, è vero ?? E le strade comunali ?? Le ho escluse in quanto chi minimamente conosce il codice della strada non può che dare una sola risposta: NON SONO IDONEE PER IL TRANSITO DEI MEZZI PESANTI !!

Può essere considerato normale che questi mezzi circolano invadendo parte della corsia opposta e specie nelle curve la invadono completamente, creando un immane pericolo alle vite umane ?? Di incidenti gravi,  nel corso degli anni ne abbiamo avuti pochi, innanzitutto grazie alla perizia degli autisti che sono costretti a circolare strombazzando continuamente per avvertire la presenza dei mezzi, ma anche per la fortuna che non è detto che debba essere sempre dalla nostra parte; ma è accettabile il rischio che si corre ed i problemi che questa situazione crea anche alla quiete pubblica (intaccando gravemente il motivo principale per la quale molti vacanzieri scelgono le ns. isole )??.   

Spero che questo gravissimo incidente induca ad una riflessione a chi ha la responsabilità dell’incolumità e della sicurezza pubblica dei cittadini che a qualunque titolo sono presenti nell’isola, non solo per le oggettive responsabilità personali ma anche per puro scrupolo di coscienza.

Auspico una attività di vigilanza continua, pronta a scoraggiare infrazioni e comportamenti illegali da parte degli automobilisti. Non volendo entrare nel merito delle decisioni che sono state prese per la circolazione stradale nella frazione di Canneto, ma che non condivido, è urgente che viene istituito un servizio di vigilanza continuo per prevenire ogni attività illecita sulle carreggiate e quindi sui marciapiedi; in particolare si segnala l’abuso di parcheggiare le autovetture nei passi pedonali in tutta la marina Garibaldi e l’uso del piccolo rettilineo che va dal ponte calandra (Cesare Battisti) alla discesa dopo l’albergo Mocambo, da parte di scooteristi e motocilisti, che esibiscono attività velocistiche e virtuosismi da equilibristi da autodromi, mettendo una ipoteca alla propria e l’altrui incolumità.

CONFIDENTIAL. Lipari, traffico da spiagge

confidential.jpgIl traffico intenso dell’estate  che paralizza, assorda, inquina Lipari, Canneto e contrade varie, e’ per sete di spiagge. Le strade sono quelle e quelle resteranno, non esistono soluzioni ingegneriste miracolose, non servono piagnistei misericordiosi verso chi raccoglie guai e semina guai. Fin quando, il comune di Lipari non investira’ nell’unico bene necessario al turismo di mare, il traffico automobilistico aumentera’ e se diminuira’ sara’ perche’ il turismo avra’ scelto altri lidi. Il Notiziario da quando ha prodotto la prima pagina del primo numero ha sempre gridato al recupero del vecchio sistema spiagge di Lipari. Ma tutti sordi, oggi che le voci vengono all’orecchio, c’e’ poco da nuotare per stare a galla. Vedrete la spiaggia delle Sabbie Nere di Vulcano dopo le vasche del depuratore…

Lipari, il prof. Luigi Megna dovrà essere riassunto dal Cefop. Provvedimento del tribunale

lmegnapiccola.jpgCon ordinanza del 25.7.2013  il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto,  ha annullato il licenziamento intimato dal CEFOP in amministrazione straordinaria nei confronti del dott. Luigi Megna  e disposto la sua reintegra nelle mansioni precedentemente occupate. Il tribunale ha disposto la condanna alle spese di giustizia. Il ricorrente è stato difeso dagli avv.ti Vincenzo La Cava e Salvatore Amico.