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venerdì, 13 novembre 2009
Da Palermo in linea Ludovico Licciardello
di Ludovico Licciardello*
Buone notizie per i proprietari di immobili che, per accedere alle misure previste dalla cosiddetta “sanatoria Berlusconi”, hanno presentato istanze agli uffici comunali entro il 30 aprile 2004: per molte di queste richieste, a causa di una serie di malintesi procedimentali, non è stato chiesto ed ottenuto il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica alle Soprintendenze. In assenza di tale nulla osta, indispensabile nei territori soggetti a vincolo paesaggistico, sono state emanate concessioni edilizie non a norma. Situazione per la quale, da anni, non si riusciva a trovare una via d’uscita, con tutte le conseguenze negative facilmente immaginabili per i titolari degli immobili. Solo nel catanese se ne contano non meno di 12 mila, decine di migliaia in tutta la Sicilia. “Con la circolare presentata oggi intendiamo definire un lunghissimo iter burocratico, sbloccando una situazione di “impasse” nella quale si trovano migliaia di siciliani. La circolare dispone lo sblocco delle istanze ed il relativo invio da parte degli uffici comunali a quelli delle soprintendenze che, finalmente, potranno concludere nel merito emettendo il loro parere”, è quanto affermato dall’assessore regionale ai Beni Culturali, on. Nicola Leanza, nel corso della conferenza stampa di presentazione del documento, tenuta stamani a Catania nelle sede di rappresentanza della Regione e dell’Assemblea Regionale Siciliana. “E’ una soluzione amministrativa - aggiunge Leanza - ad un problema per il quale, sino ad oggi, non era stata individuato un dettato legislativo risolutorio”. La circolare riguarda in particolare le istanze in cui non vi è una violazione sostanziale del vincolo paesaggistico, è stata emanata nei giorni scorsi dal direttore del dipartimento dei Beni culturali, Enzo Emanuele ed è stata inviata a tutte le Soprintendenze siciliane. E, inoltre, è supportata da due pareri positivi emessi, nel 2007 e nel 2009, dall’Ufficio legislativo e legale della Regione Siciliana, su quesiti richiesti dalla Soprintendenza di Catania protagonista di un fondamentale ruolo propulsivo nella stesura del documento. Ai fini delle determinazione della data di avvio del procedimento di richiesta di autorizzazione paesaggistica in sanatoria, infine, va considerata la data di presentazione dell’istanza al Comune competente, in quanto da questa prende avvio l’intero procedimento, e non quella di presentazione alla Soprintendenza. All’incontro, oltre al Soprintendente di Catania Gesualdo Campo ed al capo di gabinetto dell’assessore Leanza, Sergio Gelardi, hanno preso parte numerosi sindaci dell’hinterland etneo che hanno manifestato unanime apprezzamento per i contenuti delle circolare e con i quali l’assessore Leanza ha di fatto avviato un proficuo confronto che sfocerà in prossime importanti iniziative in materia. Presenti, fra gli altri, i sindaci Nino Garozzo (Acireale) Nino Borzì (Nicolosi), Carmelo Galati (S. Agata Li Battiati), Alfio Papale (Belpasso), Andrea Messina (S. G. La Punta), Salvatore Maugeri (Mascalucia), Nino Basile (Tremestieri) ed inoltre Nino Strano e Alfio Sgroi (rispettivamente assessore e consigliere comunale di Santa Venerina), Lorenzo Felici (vicesindaco Camporotondo), Sebastiano Romeo (vicesindaco Acicastello), Cirino Torrisi (vicesindaco Trecastagni), Rosario Leotta (funzionario Viagrande), Giuseppe Sottile (assessore San Gregorio), Francesco Petralia (vice sindaco Acicatena).
*Ufficio Stampa Regione Sicilia
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Da Cagliari in linea Felice D'Ambra
La morte è come una Faida, la Faida non ha termine, è infinita, non si spezza mai. I morti dell’Abruzzo come quelli di Messina e quelli di Ischia, degli uccisi nei pronti soccorsi, negli ospedali, nelle carceri, in casa, per strada, fuori del bar e tanti altri, non fanno parte della Faida, ma è come se lo fossero, perché la natura si ribella contro chi la tratta male. Il male , contro il male, la distruzione del territorio come il male. La terra è come la madre, vuole per i suoi figli un destino glorioso, non li vuole necessariamente filosofi, scienziati e neppure medici o ingegneri. Le basta che siano uomini, che crescano sani e forti, che si sposino e abbiano una famiglia e dei figli. Una madre fa tutto per i suoi figli. Insegna loro le preghiere ( o almeno una volta si usava ), e le buone usanze, si affida a Dio all'alba e al tramonto.Quarant’ anni fa la Barbagia sembrava ancora nel Medioevo, le donne lavavano i panni al fiume, spaccandosi le mani negli Inverni gelidi . Facevano il pane, zappavano la terra, ungevano il formaggio con grasso e olio d'oliva, facevano la pasta e i ravioli, le salsicce e i salumi, raccoglievano le olive e coltivavano gli orti. Oggi questa donna, questa madre che conserva ancora intatti i segni della giovanile bellezza, indossa le vesti nere, omaggio ai troppi lutti subiti negli ultimi. Ora questa madre, sta da sola, con la figlia, in quella casa troppo grande, a piangere i morti e temere per i vivi. Parlare di vendetta in Barbagia è difficile, perché è difficile comprendere il dramma ancestrale di un popolo che non riesce a scordare i suoi miti, nel bene come nel male. E’ difficile capire quale sia il significato profondo di “ senso di giustizia”, in Sardegna è come il tradimento, il non rispetto della parola data, la crisi del principio di lealtà possano diventare un reato talmente grande da meritare come pena, la morte. Chi non è nato in Barbagia , non può concepire il modo di vivere di questa gente o capire il significato dei “balentes”, ma chi, come me, in Barbagia è arrivato negli anni settanta e che per anni ha vissuto in mezzo a questa gente, semplice ma orgogliosa, sa cosa voglia dire senso di giustizia, perché in Barbagia, allora, si veniva allevati nel profumo della morte. E’ difficile la distinzione fra dolo e colpa, l’uomo se è uomo, non può sbagliare, e non può commettere errori perché una leggerezza può comportare grave danno per il prossimo. In Barbagia, raramente si verificano delitti d’onore perché la gelosia non è considerata un sentimento talmente forte da implicare l’omicidio, diverso dalla faida. Quando una coppia non va più d’accordo ha due possibilità: i coniugi si sopportano a vicenda , nonostante tutto, oppure si separano. Spesso in Barbagia, come in Sicilia, nel meridione e altrove, l’invidia diventa ”uno specchio che continuamente ricorda la propria diversità e inferiorità”. Ciò che succedeva a Orgosolo e in altri paesi della Barbagia era qualcosa di orribile, pensate cosa voglia dire per una famiglia onesta vedersi piombare in casa i carabinieri, ad ogni ora del giorno e della notte. Pensate a cosa voglia dire vedersi portar via il figlio, il fratello, il marito in manette, condotto nel corso del paese con i ferri da campagna e poi trasportato a Nuoro, come un ladrone da strada. Ed ecco nascere ad Orgosolo dagli anni settanta, i famosi “Murales” Una madre non sa, non vede, non capisce che suo figlio può aver commesso qualche sbaglio. Vede solo i torti che ha subito, non quelli che ha provocato. La madre rattrappita dal peso degli anni e dall’angoscia del dolore, è una madre silenziosa, dallo sguardo intenso , una madre che intuiva che il figlio non era sereno. La ”disamistade”, la si sente fuori per le strade, tutto il paese sussurra nelle case che qualcosa stava per succedere e lei intuiva ciò che non è intuibile, comprendeva i bisbigli, anche se nessuno osava parlarne con la madre, che quel figlio sarebbe stato il prossimo. Ma una sera attende invano l’arrivo di quel figlio. Le riportano il corpo l’indomani, su un carro. Il cadavere è ricoperto di frasche e in segno di pietà cristiana gli uomini che l’accompagnano tengono la berritta fra le mani. La madre dell’ucciso ha gli occhi belli, che però sono ormai chiusi da un pianto senza lacrime, è finita la magia, la speranza, la gioia fiera della maternità. Il mondo è finito, e lei dissolve nel tempo che passa immemorabile. La voce del tempo si fa strada nei varchi del silenzio, dove niente vale, dove nulla è vero. La madre che inesorabilmente sogna con la fantasia del suo viaggio all’inferno, l’inferno della madre, non quello del figlio, che assiste alla costruzione di una tragedia senza poter fare niente per opporsi , rodendosi dentro, distruggendo il proprio animo, mentre attorno a se, la vita viene stravolta. Quel filo che ha sempre unito la madre al figlio , vittima innocente di tanto dolore, che ha cantato la sua rabbia sorda. C’è un filo conduttore comune che unisce gli artisti sardi alla madre, sia essa raffigurata da una donna o dalla terra, o forse dalla memoria. Poche ore prima di morire, Costantino Nivola – il grande scultore di Orani che operò a New York per mezzo secolo – uscì presto dalla sua casa di Long Island e si recò nel negozio dell’ISOLA (L’Ente regionale sardo per l’artigianato) della Grande Mela, chiese alla commessa il tappeto da morto di Sarule – su tapizz ‘e mortu – lo svolse e vi si sdraiò sopra. Dormì per più di un’ora, poi lo riavvolse e tornò a casa. Alla moglie Ruth raccontò il fatto: quel giorno si sentiva strano e aveva sentito il bisogno di dormire sul tappeto sopra il quale nella sua terra componevano i morti. Poi si sedette sul divano e morì serenamente dopo qualche minuto. Era tornato in Sardegna, almeno col cuore. Era tornato da sua madre. Una madre, la Sardegna, che aveva raffigurato più volte, nelle tante statue panciute di pietra o di gesso o di bronzo. La grande madre mediterranea , la madre dei sogni e degli incubi. Rivivere i momenti di passione più intensi del funerale in Barbagia, quando il tragico dolore maschile, si separa da quello femminile. Solo le donne stanno attorno al cadavere, le “attitadore” le donne della tradizione religiosa, che cantano momenti della vita del morto ( questo avveniva anche in Sicilia tanti anni fa, con un nome diverso ), mentre gli uomini incapaci di assistere alla nascita e alla morte delle creature umane stanno rinchiusi in un’altra stanza a ricevere le condoglianze di rito, come se quel corpo morto ormai non appartenesse più a loro. Quando nella Sardegna interna ammazzano qualcuno, alle donne incombe il dovere del dolore, agli uomini il diritto della vendetta. Le prime piangono, i secondi scacciano le lacrime. I canti di morte non sono solo di dolore, ma anche di rabbia, di vendetta. E, contrariamente a quanto avviene nel resto del mondo, al centro dell’universo non c’è il figlio di Dio assassinato ma il dolore, il dolore di sua madre. Che non è la madre del Cristo ma semplicemente una madre, una delle tante madri scarnificate da un dolore atroce. Gli occhi della madre erano socchiusi, ma vitrei, la pupilla era salita in su, scomparsa, il rosario le cadde di mano, diventò pallida, fredda di un sudore mortale. Le ginocchia le tremavano, si accasciò sedendosi a terra contro la parete, come se avesse timore che crollasse, con la testa piegata sul petto. Il viso era fermo e duro, gli occhi socchiusi, i denti ancora stretti nello sforzo di non gridare. La Madre era morta di crepa cuore, della stessa pena, dello stesso terrore, per aver voluto salvare il figlio, questo figlio, che lei ha tanto amato più della sua vita. Dietro ogni sciagura c’è un responsabile. Ma dietro la morte c’è la responsabilità collettiva del mondo intero. Ciascuno è responsabile di se stesso, ma anche di chi gli sta attorno. E davanti al dramma collettivo si annullano passioni e furori, ambizioni e gelosie, cupidigia e follia. Gioia e salvezza sono aleatori, lontani, difficili, non di questo mondo ma di quell’altro, quello che per convenzione sta sui cieli di ogni possibile immaginazione. La Madre terra, la Madre pietra di Pinuccio Sciola, lo scultore di San Sperate in provincia di Cagliari, è il punto centrale di alcune sue opere, che cava l’essenza dalle rocce, un’essenza che è in realtà un progetto di filiazione, uno spirito vivo che sorprende e innamora. Sciola prende la pietra nuda, granito o calcare che sia, ed entra con lo scalpello dentro la sua anima, aprendogli un varco, come fa una levatrice quando deve far uscire alla luce un neonato. Riempie di pietre il suo giardino e di tanti altri, li popola di olivi, peschi, fichi d’india, fave, mirto e gramigna, così moltiplica il numero delle madri nelle quali un uomo può riconoscersi .
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Eolie&Turismo
La scorsa settimana ho partecipato, insieme ad altri 56 eoliani, ad un pellegrinaggio che da Assisi ci ha portato sino al Gargano e vorrei fare alcune riflessioni che riguardano il turismo. Il turismo di questi luoghi in relazione al turismo del nostro arcipelago. Stiamo uscendo da un’estate che sotto questo aspetto, quello del turismo, non è stata per niente entusiasmante. Una affluenza piuttosto fiacca se si calcola la media stagionale; il solito grande afflusso, con confusione e caos, nei quindici giorni di agosto. Ora, a novembre, il turismo è ridotto a qualche gruppetto sparuto e così sarà fino al mese di marzo, salvo il rientro di qualche eoliano che vive fuori sede, nel periodo natalizio. Perché? Perché il nostro turismo è stagionale, legato soprattutto al mare ed al sole. Invece se voi andate nelle località del turismo culturale e religioso, non solo Assisi che ha alle spalle una lunga tradizione ma anche quelle più modeste come Cascia, Roccaporena il paese di nascita di S. Rita, Norcia, Loreto, S. Giovanni Rotondo, Monte Sant’Angelo, Pietrelcina – quindi per la gran parte realtà del Mezzogiorno - troverete turisti-pellegrini anche in questa stagione e probabilmente lungo tutto il corso dell’anno. Gente che visita santuari e luoghi di culto ma che si ferma anche nei negozi a comperare ricordi, oggetti devozionali senza disdegnare le specialità locali dal formaggio, alla pasta ai salumi. Sono paesi più fortunati di noi? Tutt’altro. Noi avremmo molto di più da offrire: dalla natura e dal paesaggio, alla storia ed all’archeologia, alla grande tradizione religiosa legata soprattutto a San Bartolomeo, a molti prodotti tipici locali, ecc. ecc. Avremmo molto di più da offrire, ma non siamo organizzati per offrire. Noi piuttosto riteniamo che il turismo sia un prodotto spontaneo che cresce come le more dei roveti e non debba essere coltivato e programmato. Stiamo qui ad attendere chi arriva attirato dalla fama delle nostre bellezze naturali e poi scoprono, come per caso, che siamo anche una realtà archeologica, una realtà culturale, una realtà ricca di tradizioni. E tutto questo non perché ci impegniamo a valorizzare, presentare, esaltare queste peculiarità ma perché esse esistono nostro malgrado ed esistono ancora perché, qualche volta, non siamo riusciti a devastarle. Abbiamo il Museo Archeologico perché l’hanno voluto con forte determinazione tre o quattro personaggi negli anni del dopoguerra, abbiamo la splendida rocca con le chiese di qualche secolo fa perché c’è stata donata dalla storia e recuperata per la gran parte dalla Sovrintendenza nel disinteresse del territorio, abbiamo la grande tradizione di San Bartolomeo perché ci è stata donata dalla Provvidenza. Potremmo avere un turismo capace di svilupparsi lungo il corso di tutto l’anno eppure non riusciamo a sostenere e incrementare quello che si è consolidato fra giugno e settembre. Il turismo culturale nei suoi diversi aspetti (storico, archeologico, religioso…) è diverso dal turismo della natura e del paesaggio. Quest’ultimo ha bisogno di essere tutelato evitando che l’abusivismo lo intacchi e lo depauperi, il primo invece vuole essere valorizzato, ha bisogno di preservare e recuperare luoghi antichi e creare sempre nuovi centri di interessi. Ha bisogno di creare tanti piccoli musei o luoghi devozionali distribuiti sul territorio. Da noi ci sarebbe bisogno, per esempio, di dare vita ad un circuito legato alla tradizione di San Bartolomeo che parta da Portinente dove si vuole che sia giunto il corpo, alla chiesetta di Sopra la Terra, a San Giuseppe fino alla Cattedrale; ci sarebbe bisogno di un circuito legato alla storia degli Eoli che abbia come cuore il tolos di San Calogero, di uno legato alla Lipara dei Cnidi, alla Lipari dei normanni e dell’Abate Ambrogio, via via sino alla Lipari dell’800 con le tradizioni della lavorazione della pomice e della coltivazione dei campi: il parmenti, i trappiti, le case di campagna con i bagghi, le littere, ecc. ecc. Ed a fianco a tutto questo, l’offerta di prodotti genuini a cominciare dal vino, dall’olio, dalla malvasia, dai dolci con la messa in mostra dei luoghi di produzione e di lavorazione. Non si tratta di un progetto da affidare solo ad una Amministrazione comunale. Certo è importante che alla sua testa ci sia un Comune consapevole e determinato ma è necessario che questo progetto sia fatto proprio da tutta la popolazione: dagli imprenditori, dai coltivatori, dai giovani, dalle famiglie. Un progetto che rappresenti il cuore di una nuova stagione di sviluppo capace di offrire lavoro a tutti a cominciare dai giovani che oggi affrontano il futuro senza troppe speranze.
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Pesca, la Regione proclama lo stato di calamità naturale
La Regione Sicilia ha dichiarato lo stato di calamità naturale per il settore della pesca. Si potrà quindi fruire delle compensazioni che saranno erogate dall’assessorato regionale previa presentazione delle domande entro il 20 novembre 2009. Nel contempo, una conferenza di servizi per affrontare il problema legato allo stato di crisi del comparto produttivo della pesca che coinvolge tutte le marinerie siciliane si e' svolta oggi all'assessorato regionale alla Cooperazione. Vi hanno partecipato l'assessore Titti Bufardeci, il presidente della commissione Attivita' Produttive dell'Ars, Salvino Caputo, il direttore generale del dipartimento Pesca Gianmaria Sparma e il sindaco di Santa Flavia accompagnato dalla delegazione di una cooperativa che opera nel settore della pesca. La conferenza era richiesta da Salvino Caputo a seguito delle proteste dei pescatori di Santa Flavia. "Le norme comunitarie - ha detto Caputo - per quanto attiene alle quote tonno e le limitazioni della quantita' del pescato stanno mettendo in ginocchio il comparto produttivo della pesca siciliana che, a differenza delle altre regioni, versa in gravissime condizioni. In Sicilia i nostri pescatori, oltre a subire i tempi lunghi e mal retribuiti del fermo biologico, sono costretti a subire anche la concorrenza straniera delle marinerie africane ed extraeuropee che giungono nei nostri senza subire le regole dei trattati comunitari in quanto al di fuori della comunita' europea. Abbiamo chiesto all'assessore Bufardeci - ha concluso Caputo - di intervenire presso la direzione generale della Pesca di Bruxelles affinche' vengano riviste le limitazioni emesse contro le marinerie siciliane".
Intanto per il prossimo primo dicembre e' prevista una manifestazione dei pescatori siciliani a Bruxelles per contestare la restrittiva normativa comunitaria.
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Pesce spada, nuovo giro di vite?
Nuova proposta dell'Ue per la difesa degli stock di pescespada nel Mediterraneo alla Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell'Atlantico (Iccat), in corso a Recife, in Brasile. L'Ue raccomanda infatti un ulteriore giro di vite alle restrizioni sulla pesca del pescespada gia' introdotte nel 2008 in seguito alla riunione dell'Iccat a Marrakesh (Marocco). Tra le misure piu' incisive per rafforzare la protezione dei giovanili dei pescespada, si suggerisce la chiusura della pesca per i mesi di ottobre e novembre, in modo consecutivo, a cui si aggiungono altre misure tecniche. Il tutto rappresenterebbe il punto di partenza per l'approvazione di un piano di gestione completo e a lungo termine, come richiesto formalmente dall'Ue per la fine del 201.
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Eolie, si punta ai fondi Fesr per ammodernare il territorio
C'è la concreta possibilità di ammodernare il territorio della Provincia attraverso l'attuazione territoriale delle linee guida Programma Operativo FESR (Fondo Economico Sviluppo Regionale) 2007 – 2013 con riferimento all'Asse VI di “sviluppo urbano sostenibile” dettate dalla giunta regionale e per farlo si è svolta oggi una riunione dei rappresentanti dei comuni della provincia, alla presenza del presidente della Provincia Nanni Ricevuto. Proprio l'Ente da lui guidato si promette di supportare anche i più piccoli centri nell'accedere alla possibilità di ottenere tali sovvenzioni che arriveranno o per i singoli comuni con più di trentamila abitanti (Messina, Milazzo e Barcellona), o per coalizioni di stessi con una popolazione che però deve arrivare a centomila unità. A tal fine sono state individuate quattro macro aree (Ionica, Eolie, Barcellona e Nebrodi) che entro il termine del 30 novembre dovranno presentare la “manifestazione di interesse”. Una volta compiuto questo passo e ricevuto il benestare dalla Regione, si procederà alla progettazione vera e propria volta a migliorare la situazione negli ambiti di Territorio, Ambiente, Trasporti, Sicurezza ed Infrastrutture.«L'incontro odierno esprime la necessità di andare avanti con un coordinamento unitario – ha detto Ricevuto - con la consapevolezza che questa opportunità ha una importanza strategica straordinaria».A coordinare i lavori saranno gli esperti della Provincia ing.Cavallaro, Alibrandi, Limosani (nella foto) e Liga.La redazione dei PIST (Piano Integrato Sviluppo Territoriale) per ogni raggruppamento, oltre ad affrontare temi specifici dell'ambito urbano, dovrà costituire una occasione per confrontare le varie tematiche che scaturiscono nei processi di sviluppo locale e pertanto dovranno contenere oltre che “buoni progetti” (c'è il rischio che i progetti vengano bocciati), «anche strumenti di governance. Solo in tal modo – ha dichiarato Ricevuto - sarà possibile integrare i PISU (Piano Integrato Sviluppo Urbano) delle città maggiori nell'ambito di un processo più ampio ed articolato
14:14 Scritto da: leonedilipari in politica | Link permanente | Segnala
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Regione, elezioni in primavera?
"In primavera la Sicilia andrà al voto? Mi auguro di no, non perché sono affezionato alla poltrona, ma perché sarebbe un disastro per l'Isola, che attraversa come il resto del Paese la recessione". Intervenendo alla trasmissione Omnibus di La7, il presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo è ritornato sulla crisi di governo. "Siamo partiti senza una maggioranza precostituita. Tutto è stato costruito attorno a un programma di innovazioni che non hanno trovato consenso dei tradizionali alleati", ha aggiunto Lombardo.
La fase critica è esplosa con la bocciatura del Dpef all'Ars. "Si tratta di un documento importante, ma che non incide sulla gestione amministrativa e finanziaria della Regione. Il Pdl ha usato strumentalmente il voto per mettere in difficoltà il governo", ha affermato il presidente della Regione.
Il governatore si è poi soffermato su temi più generici. "Non c'e dubbio che alla base di un profondo cambiamento del Sud ci sia bisogno di una profonda autocritica e di un'inversione di tendenza dei governatori del Mezzogiorno. Bisogna creare le condizioni perché i ragazzi che vanno a studiare e a lavorare al Nord tornino. Chi ha studiato di più, chi ha più meriti deve essere premiato piuttosto che essere superato da chi è aiutato dal potente di turno. E i presidenti delle regioni devono creare le condizioni perché ciò avvenga".
In tal senso, ha specificato Lombardo, "non ci sono solo le nostre responsabilità: spesso con il Governo centrale non abbiamo virtuosamente collaborato. Abbiamo bisogno di infrastrutture, di continuare, fino alla sconfitta definitiva, la lotta alla mafia, e incentivi come la fiscalità speciale che consentano alle imprese del Nord ed estere di investire da noi".
Per quanto riguarda l'emergenza rifiuti, "ci stiamo adoperando, perché nel Palermitano non si arrivi alla situazione che ha vissuto Napoli. Mi auguro che ciò non avvenga. Quello dei rifiuti in Sicilia è un problema finanziario. C'è un costo eccessivo dei consorzi che hanno assunto centinaia persone e che non riescono oggi a pagare né le discariche né gli stessi lavoratori. E questo perche non inducono i cittadini a pagare la tassa. Affrontiamo un momento di difficoltà che siamo impegnati a superuperare".
Infine la Sanità. "Il governo siciliano - ha sostenuto Lombardo - in un anno e mezzo ha ottemperato agli obblighi del piano di rientro meglio di qualsiasi altra regione del Sud. Abbiamo recuperato un miliardo di euro dallo Stato, somma che era stata trattenuta proprio in attesa del risanamento. E nei prossimi giorni assegneremo 120 mln di euro alle aziende sanitarie per attrezzature moderne".
14:04 Scritto da: leonedilipari in politica | Link permanente | Segnala
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Tajani, "per la Tirrenia raccolto l'sos"
"Vedo un grande impegno da parte italiana a fare in fretta. Il mio messaggio e’ stato recepito”. Lo ha detto il vicepresidente della commissione europea e commissario per i trasporti, Antonio Tajani, in merito alla privatizzazione di Tirrenia. Parlando a margine della presentazione del piano di azione europeo sulla mobilita’ urbana Tajani ha spiegato che “Roma sta collaborando e vedo un impegno a fare in fretta”.
13:57 Scritto da: leonedilipari in politica | Link permanente | Segnala
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Lipari, e' deceduto Antonino Lauricella
Lipari - E' deceduto Antonino Lauricella.
Aveva 76 anni.
Ai familiari le nostre condoglianze.
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Eolie&Scuola
"Occorre intervenire adesso per evitare ulteriori tagli alla scuola anche il prossimo anno". Lo ha detto il prof. Bartolo Pavone, segretario regionale dell'Uglscuola. Sono circa 93 i plessi a rischio di accorpamento e piu' di 30 gli istituti che potrebbero non mantenere la dirigenza scolastica per il prossimo A.S. 2010/2011 nella provincia di Messina. Il prof. Pavone si è espresso in riferimento ai tagli previsti per il prossimo anno scolastico sul dimensionamento e razionalizzazione della rete scolastica. " Entro il 15 giugno - ha aggiunto Pavon e- e' prevista un'intesa in sede di conferenza unificata per disciplinare l'attivita' di dimensionamento della rete scolastica ai sensi del comma 4, lettera f-ter, con particolare riferimento ai punti di erogazione del servizio". "Nella provincia di Messina - ha sottolineato il segretario regionale - sono a rischio circa 93 plessi di scuola primaria al di sotto dei 50 alunni e circa una trentina di uffici di presidenza con meno di 500 alunni utili per mantenere la propria autonomia. Questi sono il frutto di un monitoraggio fatto nel territorio messinese sull'organico di diritto a.s. 2009/2010 di ogni singola istituzione. Visti i tagli previsti dalla legge 133/2008, l'Ugl scuola intende proporre le seguenti soluzioni: fermare, dove e' possibile, i tagli richiedendo un tavolo di confronto sulla qualita' della scuola, sulle professionalita', sui diritti dei lavoratori, per evitare problemi di qualsiasi genere e soprattutto - ha concluso il segretario Pavone - evitare che altri incorrono in errori talvolta irreversibili".
13:22 Scritto da: leonedilipari in opinioni | Link permanente | Segnala
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