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giovedì, 04 marzo 2010
Coldiretti, nel messinse l'84% del territorio è a rischio frane. Nelle Eolie a quando gli interventi per la messa in sicurezza?
L'84% dei comuni della provincia di Messina è considerato a rischio per frane e alluvioni, anche per effetto della progressiva cementificazione del territorio che ha sottratto terreni fertili all'agricoltura. E' quanto afferma la Coldiretti. La situazione di Messina e provincia con ben 91 comuni a rischio, si conferma più grave rispetto alla media nazionale in Italia dove - precisa la Coldiretti - ci sono 5.581 comuni, il 70% del totale, a rischio idrogeologico dei quali 1.700 sono a rischio frana e 1.285 a rischio di alluvione, mentre 2.596 sono a rischio per entrambe le calamità. All'elevato rischio idrogeologico in Italia non è certamente estraneo il fatto che un territorio grande come due volte la regione Lombardia, per un totale di cinque milioni di ettari equivalenti, è stato sottratto all'agricoltura che - afferma la Coldiretti - interessa oggi una superficie di 12,7 milioni di ettari con una riduzione di quasi il 27 per cento negli ultimi 40 anni. Il progressivo abbandono del territorio e il rapido processo di urbanizzazione spesso incontrollata non è stato accompagnato da un adeguamento della rete di scolo delle acque ed è necessario intervenire per invertire una tendenza che - sottolinea la Coldiretti - mette a rischio la sicurezza idrogeologica del Paese. Una situazione aggravata dai cambiamenti climatici in atto che - conclude la Coldiretti - si manifestano con una maggiore frequenza con cui si verificano eventi estremi, sfasamenti stagionali, maggior numero di giorni consecutivi con temperature estive elevate, aumento delle temperature estive e una modificazione della distribuzione delle piogge.
Anche alle Eolie quasi tutto il territorio è interessato da frane e dissesto indrogeologico. A Lipari, frane - recentemente - vi sono state a Bagnamare, Monte Rosa, Vitusa, Varisana, nella strada provinciale Quattropani-Acquacalda, per non dimenticare il pericolo incombente che vi è nella cava di pomice, tanto che la rotabile continua - sulla carta - ad essere chiusa al traffico. Ah dimenticavamo: i dissesti che hanno anche interessato la zona costiera di Lipari: da Tivoli a Praia Vinci, da Vulcano e financo nella spiaggia di Gelso e a Filicudi. Sempre senza spiacevoli conseguenze. Ma andrà sempre cosi'? E allora a quando gli interventi di messa in sicurezza, prima che sia irreparabilmente troppo tardi?
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15:03 Scritto da: leonedilipari in notizie | Link permanente | Segnala
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