« Eolie&Lega Nord | Homepage | Stromboli, fa le bizze »

venerdì, 12 marzo 2010

Eolie, parco o...pacco

ascaffidi.JPGdi Angelo Scafidi*

Premesso che nessuno intende diffondere notizie false o distorte come qualche lungimirante politico locale vuole far credere, né tantomeno siamo mossi da nessun genere di interesse personale. Rispettiamo, giustamente il pensiero di chi è contro la caccia, ci mancherebbe, siamo in un paese “democratico” e bisogna rispettare anche il pensiero altrui. Però in questo paese democratico sembra sia più opportuno spazzare via le minoranze, anche quando queste hanno dei diritti riconosciuti dalla Legge Italiana e ricordarsi di loro soltanto durante il periodo elettorale. Tengo a precisare che a me, oltre al destino dei miei associati, che mi onoro di rappresentare, sta a cuore il futuro dei nostri figli, in quanto, mummificando il territorio, molti di loro saranno costretti a lasciare le nostre isole per cercare occupazione e fortuna altrove ed anche del futuro di alcune categorie di artigiani al fine di evitare un ulteriore dramma simile a quello degli ex dipendenti della Pumex a cui esprimo la mia piena solidarietà.  Se la caccia, con l'istituzione del parco, è “spacciata” e per la pesca “non ci sarebbe assolutamente alcun problema”; allora mi chiedo che cos'è questa istituenda AMP (“Area Marina Protetta”)? Non credo proprio che sia un'area di ormeggio per le barche dei pescatori!, né penso che gli stessi saranno particolarmente felici nel momento in cui leggeranno il regolamento! (n.b. il regolamento lo si può trovare sul sito del Ministero dell'Ambiente). Chiarito questo punto possiamo passare ai FATTI, visto che non è mia abitudine diffondere notizie prive di fondamento, cito alcuni passi diffusi da noti organi di informazione.

IL PARCO DEL VESUVIO, “I Parchi, nazionali e regionali, hanno invece il compito della salvaguardia e della valorizzazione del territorio. Una salvaguardia non solo naturalistico-ambientale ma che si estende alle tradizioni popolari, all’artigianato, ai monumenti, alla storia civile e dei costumi, alla memoria del territorio e delle sue popolazioni, che dovrebbero fare da base di ogni proposta di valorizzazione, anche economica oltre che culturale, del territorio-parco. In realtà, per ragioni quasi tutte legate alla gestione politica delle nomine dei responsabili, presidenti e direttori tecnici, e ai difficili rapporti con le Amministrazioni locali e le Comunità montane coinvolte, i Parchi, nazionali e regionali, hanno svolto, con difficoltà e senza grandi risultati, soprattutto attività di controllo e di salvaguardia del territorio, mentre sono del tutto mancati per quanto riguarda la promozione e la valorizzazione del territorio: a meno di non voler considerare come successo gli scarsi numeri di visitatori “stranieri” legati alle iniziative enogastronomiche e alle strutture agrituristiche, non sempre di alto livello qualitativo, o la moltiplicazione delle sagre paesane, capaci solo di attrarre gente dal circondario. Ora, senza voler parlare del Messico, dove i parchi, soprattutto quelli marini, sono diventati una eccellenza turistica capace di rivaleggiare con i giacimenti archeologici Maya, negli Stati Uniti, i parchi naturalistici attirano milioni di visitatori da tutto il mondo: lo Yosemite National Park, 4 milioni; Yellowstone, 6 milioni; Zion National Park, 4 milioni, e così di seguito per i parchi del Colorado e della California. Il problema è l’organizzazione finalizzata alla tutela e alla salvaguardia ma attraverso una valorizzazione che produce enormi ricadute economiche sui territori interessati. Per ottenere questi risultati il parco è il nodo centrale di una rete che raccorda e collega tutte le eccellenze del territorio e di quelli limitrofi. Forse gli assessori alla cultura dei Comuni delle aree parco, insieme agli assessori provinciali e a quello regionale, oltre che ai presidenti e ai direttori generali dei parchi nazionali e regionali, dovrebbero farsi il tour turistico di venti giorni che permette di visitare tutti i parchi nazionali più importanti degli Stati Uniti: vedrebbero almeno come si possano valorizzare i parchi, assicurandone la più rigida tutela e salvaguardia, creando economia, occupazione, possibilità di impresa, sviluppo. È semplicemente paradossale che un territorio come quello vesuviano, tanto per fare un esempio, con una tale ricchezza di eccellenze culturali, monumentali, paesaggistiche, non riesca a dar vita ad una attrazione turistica capace di far fermare per più giorni i milioni di turisti mordi e fuggi del Vesuvio, di Pompei ed Ercolano. Negli Stati Uniti i turisti, visitando i parchi, si fermano, mangiano, acquistano, pernottano, visitano, Durango e Cheyenne, località note solo per alcuni film western: quale dei Comuni vesuviani ha mai visto una comitiva di turisti fermarsi, pernottare, andare a cena, fare acquisti, visitare monumenti di assoluto valore storico e culturale? È colpa del destino cinico e baro, o dell’incapacità delle persone che vengono pagate senza mai verificare i risultati conseguiti? (tratto da “Il Mediano” articolo del Prof. Amato Lamberti).

I PARCHI IN TRENTINO, “Oltre al fallimento programmatico, questi parchi segnano il fallimento del progetto di decentramento. I più delusi da questo fatto sono quegli ambientalisti che, sostenendo anche duri scontri dentro le loro associazioni, avevano creduto nella necessità di investire di responsabilità decisionale le periferie, avevano visto in questo passo un investimento culturale, una possibilità per i sindaci di assumere cultura e consapevolezza nella gestione dei tanti tesori che permettevano loro ricchezza e orgoglio........Nel Trentino invece si continua a sbattere la porta in faccia alla sensibilità ambientalista e perfino dentro i parchi l'insofferenza alla loro presenza è materialmente visibile. In questa situazione, ci limitiamo a catturare gli sciatori del fine settimana, che hanno bisogno di autostrade e superstrade fin nel cuore delle nostre vallate e per muoversi vogliono motoslitte ed elicotteri, rendendo così impensabile nel breve periodo la possibilità di riconquistare il turista che porta cultura, confronto, che viene animato da curiosità e passione verso la montagna. Almeno questo minimo obiettivo poteva vedere i nostri parchi protagonisti di progettualità attive, per rispondere anche agli appelli del 1988 di Walter Micheli o all'invito più recente di Edo Ronchi. I fatti invece ci raccontano come questi parchi sarebbe forse più utile non averli, giacché sono solo delle banali realtà di governo territoriale sovracomunale che si sovrappongono alla fallimentare presenza dei comprensori e non hanno portato alcuna novità nella sensibilità ambientale e culturale del nostro territorio. Questo è avvenuto non perché gli ambientalisti abbiano dimostrato eccesso di rigidità: può anzi essere vero il contrario. Quanto è accaduto è solo dovuto all'incapacità amministrativa dei rappresentanti delle nostre periferie.“ (articolo tratto dal Q.T. di Trento a cura di Luigi Casanova). Potrei ancora continuare con altri esempi di eclatanti fallimenti nella gestione dei parchi ma voglio concludere con il fallimento della gestione di un Parco a noi vicino cioè quello delle Madonie ed allego questa petizione (tratta dal Movimento I Gattopardi di Castelbuono, associazione culturale attiva in Sicilia anche per la tutela ambientale). Da questo articolo si comprenderà meglio quali possono essere gli effetti negativi del Parco su di una comunità ancora impreparata per un simile passo e dal quale emerge un altro dramma che è lo spopolamento di intere aree rurali rientranti all'interno del Parco e l'aumento della disoccupazione giovanile. Con la crisi degli ultimi anni non si comprende ancora dove verranno reperiti i fondi per finanziare questi carrozzoni, in quanto tutelare ad ogni costo ha un suo prezzo che si ripercuote inesorabilmente sul già povero cittadino. Per quanto riguarda i limiti alla proprietà privata ed i divieti, si legga la Legge 394/1991 (Legge sui Parchi), gli articoli sono ben chiari.

IL FALLIMENTO DEL PARCO DELLE MADONIE E DEL COMITATO ESECUTIVO, Sono diminuite drasticamente le aziende agro-zootecniche tradizionali e le produzioni di qualità, non sono state difese e valorizzate le razze locali. Non sono stati aiutati gli allevatori residenti nel territorio del Parco, né sono stati indirizzati verso sistemi di produzione innovativa, né per la tipicità di produzione tradizionale. Non si è risolta assolutamente la gravissima problematica dei maiali inselvatichiti (apportando seri danni economici, sanitari e all’incolumità dei cittadini). Non si sono create stazioni di sosta eco-turistiche, né un pacchetto turistico alternativo. Non si sono riattivati e resi fruibili i vecchi sentieri; né sono stati ripuliti da rovi e filo spinato. Non sono state salvaguardate le imprese storiche del Parco (boscaioli, carbonai, casari, piccoli artigiani, ecc.), causando un preoccupante esodo e spopolamento di intere aree rurali e l’aumento della disoccupazione giovanile. Mancanza di una valida politica di ricerca finanziaria e progetti in difesa del territorio, dell’ambiente e dell’incentivazione del turismo, perdendo svariate opportunità. Mancanza di una seria politica di concertazione su alcune problematiche di fondamentale importanza: vedesi incendi, risorse idriche, energia alternativa, rifiuti, imboschimenti, opere di ingegneria naturalistica e utilizzazione delle risorse boschive ecc. Mancanza di un piano di ripopolamento, di controllo e difesa della fauna autoctona. Non si sono risolte le problematiche dei vincoli imposti per le attività agrarie e silvopastorali nel territorio del Parco. Mancata prevenzione e vigilanza sugli ultimi drammatici incendi verificatosi nel cuore del Parco, provocando un danno ambientale irreparabile. Si invitano gli amministratori locali dei Comuni interessati, le Associazioni, gli Enti ed i Cittadini ad uscire dall’anonimato sottoscrivendo con Noi questo appello per salvare il Parco (www.promomadonie.it). Chiediamo le dimissioni del Comitato esecutivo per recuperare la credibilità all’interno del territorio, oggi, mortificata da una gestione che ha tradito e deluso le aspettative dei cittadini.

Per “I GATTOPARDI” Dott. Vincenzo Allegra

Gli eoliani oggi sono, e devono continuare ad essere, artefici del proprio futuro, proprio per questo sarebbe stato giusto coinvolgerli prima, dell'istituzione del Parco e non a giochi fatti, per discutere solo di pochi e banali dettagli, poiché vorremmo anche capire, tutte queste aree protette nelle nostre isole a quanti giovani avvocati, commercialisti, ingegneri, architetti, matematici ecc. hanno dato lavoro? Quanti giovani risultano oggi occupati in queste aree? A tutte queste domande, le risposte sono fornite dalla dura legge dei numeri, visto che le giovani menti oliane sono costrette ad andare via dalle nostre isole.  Di fronte ad un dramma come quello della disoccupazione che stanno vivendo alcune famiglie in questi ultimi giorni, dell'isolamento della frazione di Acquacalda e dei collegamenti marittimi, di cui è incerto il futuro, lo sbandieramento ai quattro venti della World Heritage List o delle Cinque Vele, vi assicuro che non commuove più nessuno!!!

*Presidente della F.I.D.C.

 

EOLIAN HOLIDAYS
Internet Tour Service Agency
----------- sede ------------
via Maddalena, 8 - 98055 Lipari
tel. +39 090 98 80 456
www.isole-eolie.com - www.isoleolie.it - www.eolianholidays.com - www.hotelsbookingonline.com - www.isoleolie.eu
www.eolieolipari.com - www.eolieolipari.it - www.lipariyachtclub.com - www.eolieonline.info - www.portaledelleeolie.com