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giovedì, 08 luglio 2010
Eolie&Parco
Dall’Appennino all’arcipelago, il grido d’allarme
«NON abbiamo nemmeno i soldi per il carburante delle barche per i controlli, che posso fare se gli yacht entrano nel mare di Pianosa?». Franca Zanichelli, direttrice del parco nazionale dell’arcipelago toscano, non trattiene la delusione. La situazione dell’ente non è buona, e lo sarà ancora di meno se passerà la manovra economica in discussione in Parlamento.
Per il 2011, infatti, lei e gli altri direttori dei parchi nazionali dovranno affrontare un taglio del 50 per cento del contributo ordinario, i soldi che il ministero dell’Ambiente stanzia ogni anno: «Non riusciamo a smaltire le centinaia di pratiche, come i pareri sull’elettrodotto di Terna o i condoni edilizi, figurarsi pulire i sentieri. Siamo in venti, con una sola dirigente, io. Non possiamo ricomprare i computer, io lavoro con quello personale».
Per l’ente presieduto dal geologo Mario Tozzi dimezzare il fondo di 1,3 milioni all’anno vuol dire tagliare posti di lavoro e iniziative. Soprattutto perché alcune spese, come gli stipendi, per legge devono essere pagati con i soldi del contributo statale, non con quelli ricevuti per i progetti.
Il discorso non cambia per gli altri due parchi nazionali sul territorio della Toscana: «Pur di non ricomprare le auto, abbiamo fatto riaggiustare una Brava Fiat ormai decadente» racconta Luigi Sacchini, presidente di quello delle foreste casentinesi, il cui compenso «senza tredicesima» tocca i 1000 euro al mese netti: «Già oggi non sappiamo neppure come fare a cambiare le gomme in inverno».
Va meglio per il parco dell’Appennino, ma solo grazie a un tesoretto accumulato durante gli anni di commissariamento: soldi ora già finiti, però. «Se il taglio dura per treo quattro anni, soffocheremo» spiega il presidente dell’ente, Fausto Giovanelli, «Un atleta può essere magro, non denutrito – spiega – noi riceviamo 1,5 milioni l’anno. Praticamente il nostroè il bilancio di un bar di Roma. Ma se ci sono sprechi, ci dicano dove».
Lo stanziamento statale per i parchi nazionaliè di 50 milioni di euro all’anno. «Ma questa manovra non prevede che i 25 milioni tagliati siano risparmiati. Semplicemente rimangono al ministero, che li usa per altri scopi» denuncia Giampiero Sammuri, presidente nazionale di Federparchi e del parco regionale della Maremma.
Al contrario dei fratelli maggiori, i regionali stanno molto meglio.
«L’assessore all’ambiente, Anna Rita Bramerini, ha promesso che non ci toccherà i fondi, anche se Tremonti toglierà pure alla regione 250 milioni di euro», commenta Giuseppe Nardini, presidente di Federparchi Toscana e del parco delle Apuane. Il cui problema più stringente, al momento,è solo quello di mediare con Comuni e cacciatori i confini delle aree doveè possibile l’attività venatoria.
RICCARDO BIANCHI
LA REPUBBLICA del 7/7/2010
da la Rassegna stampa Provincia di Grosseto
Non c’è associazione ambientalista che non abbia preso posizione contro il governo per i ventilati tagli del 50% al finanziamento dei Parchi Nazionali.
L’AIW sta sul fronte opposto. Si taglino pure i fondi ai Parchi se veramente serve a far migliorare la situazione generale del nostro Paese: se sacrifici devono essere, allora tutti devono fare la loro parte, e non c’è ragione per cui dover escludere i Parchi Nazionali. Anche perché tagliare i fondi non vorrà dire abrogare i Parchi Nazionali, ma semplicemente mettere in condizioni i loro amministratori di gestire meglio le risorse finanziarie di cui dispongono e disporranno. Ci si batta per un taglio meno consistente, non per mantenere un privilegio su altre categorie magari ben più bisognose. Ciò soprattutto a fronte degli sperperi che la gestione dei Parchi Nazionali ha dimostrato, da nord a sud, nel passato ed anche oggi. Sperperi in quanto raramente si è trattato e si tratta di spese a favore della Natura, come troppo facilmente viene fatto credere all’opinione pubblica.
Non è la Natura ad essere messa a rischio col taglio di questi fondi. Non è che a causa di questi tagli, gli alberi smetteranno di crescere, i fiori di fiorire ogni primavera e gli animali a riprodursi. In natura tutto proseguirà come prima, e addirittura la Natura verrà a godere di benefici indiretti. Si deve infatti sapere che la stragrande maggioranza dei fondi pubblici dati ai Parchi non vanno, come credono in tanti, a beneficio della Natura, ma a sostegno di faraonici apparati amministrativi (che potrebbero svolgere i loro compiti anche con staff tagliati, questi sì, al 50%), quando non a sostegno di iniziative spesso molto discutibili e, alla prova dei fatti, più a danno della Natura che non a suo favore (comprese certe ricerche e tante, troppe, iniziative di immagine o per fini turistici, che ben poco hanno a che fare con la finalità prima di un Parco Nazionale che è di preservare la Natura).
Può sembrare assurdo, ma in Italia meno soldi arrivano ai Parchi, più la loro Natura godrà di protezione e rispetto! E, caso mai, se soldi dovranno essere dati ai Parchi da parte dello Stato, se ne vincoli una gran parte a forme di indennizzo a sostegno della fauna od acquisto di boschi, montagne, paludi e coste, che è il modo più sicuro e certo di proteggere la fauna ed i loro ambienti naturali (anche in questo campo, l’America insegna!). Non è potenziando iniziative turistiche che si proteggono i Parchi, o sovvenzionando apparati di gestione che meglio sarebbe abolire e ricondurre tutti ad un unico e meno dispendioso Servizio nazionale (cosa che consentirebbe anche una drastica riduzione del personale, in alcuni Parchi veramente in numero spropositato).
Ebbe a dire il nostro Presidente Germano Tomei: “quando sento di stanziamenti a favore dei Parchi, mi metto le mani nei capelli all’idea di quanti danni saranno arrecati alla Natura!”
IL SEGRETARIO GENERALE
Franco Zunino
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20:38 Scritto da: leonedilipari in opinioni | Link permanente | Segnala
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