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mercoledì, 18 agosto 2010
Eolie, e i "Diari di viaggio" di Clara Raimondi
Proporre la lettura delle pagine di chi, in passato, ha scritto su queste Isole, non è pura accademia, non è un’ operazione speculativa, ma è un puro e semplice atto d’amore verso questa terra, che sorge spontaneo ed è quindi autentico. Intorno a queste Isole, soprattutto nel passato, è stato scritto parecchio, man mano che venivano scoperte nei loro aspetti caratteristici e peculiari e per lo più i resoconti erano di buona qualità. Sia che fossero saggi completi - si pensi all’Arciduca antropologo Luigi Salvatore d’Austria, amico del Pitrè, che dedicò otto volumi alle Eolie, uno per ogni isola, oltre uno di carattere generale - sia che fossero resoconti brevi ma appaganti nel loro contenuto per una particolare intelligenza dell’epoca. In una delle strade di Sorrento, sulla costa amalfitana, c’è una lapide murata sotto un portico, su cui si legge “Il giorno del giudizio per gli Amalfitani che andranno in Paradiso, sarà un giorno come tutti gli altri - Renato Fucini”. Analogo discorso si potrebbe fare sulle Isole Eolie, e ben lo sa chi, pur non essendovi nato, le considera come una patria di elezione, come un buen retiro per l’anima, come un luogo dove ci si ritrova a casa propria, anche dopo esserne stati lontani per lungo tempo. E’ sufficiente scorrere le pagine di questo secondo volume della collana “Sulla scia di Ulisse” curata dalla infaticabile dottoressa Clara Raimondi, per capire come vivere su questo suolo sia ammaliante, per tutti quelli che lo scoprono. Il libro è corredato dallo smalto delle immagini di Adriana Pignatelli Marangoni, che interpretano con singolare abilità e autonomia le illustrazioni realizzate dai viaggiatori dei secoli scorsi. Nel testo sono compendiati i resoconti di due viaggiatori giramondo dell’800: Alessandro Dumas e Guy de Maupassant. Non so se chiamarli resoconti sia il termine giusto , perché man mano che ci si addentra nella loro lettura, appare chiaro che non si tratta di un semplice e freddo reportage. C’è dell’altro. C’è l’apparire di un mondo , di una vita terrena vissuta come immersa in un’atmosfera magica, fatta quasi di niente -questo è il paradosso- eppure piena. Dumas osserva, tra l’altro, che gli avvenimenti sono ben rari nelle Eolie, e così di una cosa accaduta molto tempo prima, si racconta come di cosa successa da poco, tanto la collocazione temporale di un evento si dilata in uno spazio dove sono rari i fatti che si verificano. Molto differenti di carattere, i due scrittori, l’uno romantico e l’altro immerso nel naturalismo, sono ambedue accomunati dalla curiosità di scoprire un mondo appena toccato dalla civiltà: perchè nella loro epoca così apparivano le Isole dove tutto assume il carattere di una scoperta continua. Quello che constatiamo di Dumas nella narrazione delle sue giornate eoliane, è la predilezione per la narrazione delle cose che potrebbero apparire di scarsa importanza, ma che rivelano, nella loro semplicità, una capacità struggente di cogliere le caratteristiche della vita quotidiana.
E’ il caso della narrazione delle disavventure del suo cane Milord, quando a Vulcano si immerge in acqua credendo di trovare refrigerio e invece si scotta per l’alta temperatura del liquido sulfureo, oppure quando affronta il ripido pendio di Stromboli, dove trova la cenere lavica incandescente che gli ustiona le zampe. Dumas parla di Milord ma al tempo stesso ci spiega i fenomeni naturali che caratterizzano le Isole! E’ dunque il suo un felice éscamotage per interessare il lettore senza annoiarlo. Quanto a quelli che reggono le sorti politiche di questi luoghi felici, il giudizio di Dumas non è positivo sulle loro capacità reali di amministrare la cosa pubblica, ma non può fare a meno di invidiarli perché, anche se non se ne rendono conto, hanno la possibilità di vivere in uno degli angoli più splendidi della terra. Di diverso tipo è la scrittura di Guy de Maupassant, di cui viene proposto il resoconto della visita a Vulcano. Egli trova qui i forzati che estraggono la pomice per conto dell’inglese Stevenson, che ha acquistato la terra dal generale borbonico Nunziante. Tra l’altro, lo scrittore riferisce di un ragazzo, ancora imberbe e dal volto d’angelo, che si trova lì per avere ucciso la domestica di una principessa. E’ evidente in lui l’interesse sociologico e antropologico, e appare diverso l’approccio con cui dedica le sue note alla terra che è venuto a visitare, per una propensione naturalistica e di carattere scientifico. Ma non manca l’ispirazione poetica: a proposito delle cascate di zolfo pietrificate, sfuggite dai crepacci, Maupassant le paragona a ruscelli di fate, luce rappresa, colate di sole. Io credo che non sia azzardato dire che il freddo naturalista ha amato queste terre, riconoscendo loro tanti meriti, fra cui quello di essere “un étrange et divin musée d’architecture”, accostando così l’opera dell’uomo a quella della natura e rivelandosi un osservatore commosso ed attento di tutte le realtà. Non per caso Clara Raimondi ha scelto due importanti narratori francesi dell’800 presentandone le pagine dedicate da loro alle Isole Eolie. Chi, con gli occhi disincantati di oggi, legge questi appunti, non può fare a meno di sentirsi vicino ad una realtà antica di duecento anni, quasi che le sette isole gli dicessero “ecco, queste eravamo noi allora!” E il momento scelto e illustrato in questo libro sa di una antica nobiltà che il vivere moderno non riesce ad appannare minimamente. Leggere queste pagine riporta il lettore a collocare nel suo immaginario gli uomini e le cose, in una sorta di rappresentazione che non può non appagarlo. Sappiamo che il paziente lavoro di Clara Raimondi ci prepara altri documenti dell’amore che gli scrittori hanno dimostrato per le Isole Eolie: restiamo in attesa di accoglierli come meritano, e da quel che questo esempio preannuncia, siamo certi che proveremo nuovi momenti di straordinario piacere nel leggere ciò che ci proporrà.
*scrittore, autore de “Le ginestre di Punta Lazzaro”
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14:12 Scritto da: leonedilipari in opinioni | Link permanente | Segnala
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