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Rassegna Stampa. La Lira per salvarci ?

Se è corretto che l’avvento del governo Monti in Italia e del governo Papademos in Grecia corrisponde a un colpo di stato finanziario imposto dalla Banca Centrale Europea (Bce), dal Fondo Monetario Internazionale (Fmi) e dalla Commissione dell’Unione Europea sottomessa al direttorio della Francia e della Germania che sono i principali Paesi creditori dell’Italia e della Grecia; se è corretto che l’economia italiana è fondamentalmente sana e che l’Italia, al pari del resto del mondo, sta pagando le conseguenze del crimine perpetrato dai poteri finanziari forti che hanno messo sul mercato un ammontare di prodotti derivati pari a 700.000 miliardi di dollari, denaro virtuale che non ha riscontro con i beni prodotti, contro un Pil (Prodotto Interno Lordo) mondiale di 60.000 miliardi di dollari che corrisponde al valore della ricchezza reale dell’insieme degli stati del mondo; se è corretto che nel 2000, prima dell’adesione all’euro, gli italiani stavano meglio di quanto non stiano oggi mettendo a confronto i dati concernenti il reddito pro-capite a prezzi costanti, l’occupazione reale, le esportazioni delle nostre imprese e la bilancia dei pagamenti; se tutto ciò è corretto allora è arrivato il momento di valutare seriamente e prendere successivamente e rapidamente la decisione di riscattare la nostra sovranità monetaria, che significa tornare a battere moneta in Italia uscendo dall’euro, come presupposto inevitabile per salvaguardare la nostra sovranità nazionale, affinché non ci si ritrovi sempre più succubi di un’Europa centralistica e autoritaria egemonizzata dalla Germania e sempre più in balia dei poteri finanziari forti che ci schiavizzeranno riducendoci, al pari dei cinesi capital-comunisti, in semplici produttori di materialità per far crescere illimitatamente il Pil, la cui ricompensa corrisponderà alla possibilità di consumare il più possibile, scardinando la nostra civiltà laica e liberale dalle radici giudaico-cristiane svuotandola di qualsiasi presenza di spiritualità, valori non negoziabili, identità comunitaria e nazionale, certezza delle regole e democrazia sostanziale.

Nel suo discorso alla Camera prima di ottenere un consenso plebiscitario lo scorso 18 novembre, Monti ha sdegnosamente rifiutato qualsiasi allusione alla sua appartenenza ai poteri finanziari forti, considerandola offensiva, ha escluso qualsiasi conflitto d’interessi per la presenza di diversi ministri che ricoprivano ruolo dirigenziali nelle banche o al servizio dei banchieri, fino ad escludere del tutto, addirittura ironizzando, sul fatto che in Italia ci siano dei poteri finanziari forti: “A proposito di conflitti di interesse e poteri forti, di poteri forti in Italia non ne conosco, magari l’Italia avesse qualche potere forte in più”. Sulla dinamica che ha portato all’avvento del governo Monti abbiamo già ampiamente trattato sul Giornale e ribadisco la mia condanna assoluta perché si tratta di una flagrante violazione della nostra democrazia sostanziale. Monti ci dica soltanto se è vero o meno che è stato consigliere della Goldman Sachs, la più importante banca d’affari al mondo, presidente europeo della Commissione Trilaterale e socio del Gruppo Bilderberg, che annoverano al loro interno i più potenti finanzieri, imprenditori e politici del mondo.

Sulla prospettiva della crescente sottomissione dell’Italia ad un’Europa egemonizzata dal direttorio franco-tedesco, consideriamo che del nostro debito estero, pari a 1.040 miliardi di euro, la Francia detiene 378 miliardi di euro (36% ) mentre la Germania detiene 140 miliardi di euro (13%). Così come per la Grecia che ha un debito estero di 175 miliardi di euro, la Francia detiene 55 miliardi di euro (31%) mentre la

Germania detiene 33 miliardi di euro (19%). I colpi di stato finanziari messi a segno prima in Grecia e poi in Italia corrispondono alle decisioni assunte da Sarkozy e dalla Merkel, d’intesa con i centri finanziari internazionali, per garantire i loro interessi nazionali. Se vogliamo avere un riscontro circa l’atteggiamento aggressivo, al limite dell’intimidatorio, dei due leader citiamo quanto hanno detto recentemente la Merkel: “Se cade l’euro cade l’Europa. Nessuno prenda per garantiti altri 50 anni di pace in Europa”, e Sarkozy: “L’Europa è il continente che ha conosciuto le guerre più barbare al mondo, e non sono accadute nel Medioevo, ma nel XX secolo, per ben due volte. […] Lasciare distruggere l’euro è prendersi il rischio di distruggere l’Europa. Coloro che vogliono distruggere l’euro si assumeranno la responsabilità di riaccendere i conflitti nel nostro continente”.

 

Dobbiamo prendere atto che l’euro è l’unica moneta al mondo che impedisce agli stati che lo adottano di poter ottenere il prestito dalle rispettive banche nazionali e sono costretti ad offrire i loro titoli sul mercato, esponendosi al rischio di intercettare i prodotti derivati, il cancro della finanzia internazionale. La speculazione sui titoli azionari e sullo spread finisce per far cadere i governi nazionali. Al contrario gli inglesi, i danesi e gli svedesi, che non aderiscono all’euro, se ne fregano dello spread, quando hanno bisogno di soldi vanno dalle rispettive banche centrali e si fanno stampare moneta.

Ecco perché è arrivato il momento di riconsiderare la nostra adesione all’euro e al ripristino della nostra sovranità monetaria, anche attraverso la rinazionalizzazione della Banca Centrale d’Italia e attribuendo direttamente al Tesoro l’emissione della moneta così come è avvenuto in passato. E’ ora che decidiamo se vogliamo diventare schiavi di questa Europa dell’euro, autocratica, materialistica, consumistica e relativista, o se scegliamo di affrancarci finanziariamente, riscattare la nostra sovranità nazionale e rinascere come civiltà con un’anima che mette al centro la persona non la moneta, persegue il bene comune non il profitto costi quel che costi.

Pesca, in arrivo un mare di…finanziamenti

PESCA2.JPGSi apre un nuovo capitolo per la pesca siciliana. Regole e priorità si potranno riscrivere  grazie ad un finanziamento di 151 milioni di euro del Fep (Fondo europeo della pesca) per il 2007 2013, che sarà utilizzato dalla Regione per interventi nel settore ittico.

È emerso questa mattina nell’ambito della conferenza stampa di presentazione della “due giorni”, in programma sabato e domenica ad Agrigento con la partecipazione del Distretto produttivo della pesca di Mazara del Vallo e delegazioni del comparto pesca provenienti da Marocco, Egitto, Libia, Malta e Tunisia.

La manifestazione è stata presentata dall’assessore regionale alla Cooperazione Roberto Di Mauro. “Così come previsto dall’Unione – afferma Di Mauro – l’indirizzo del governo prevede un lavoro sistemico destinato alla conservazione delle specie e alla salvaguardia degli habitat marini. Saranno attivate nuove regole per la gestione dei fondi riguardo la promozione del pescato attraverso ricerche ed azioni di marketing più incisive”.

I 151 milioni di euro saranno destinati per il 20% (più di 31 milioni di euro) all’ammodernamento delle flotte siciliane; per il 37% (oltre 56 milioni di euro) a progetti concernenti l’acquacoltura; per il 21% (oltre 31 milioni di euro) allo sviluppo del comparto nei mercati esteri; per il 5,5% (più di 8 milioni di euro) allo sviluppo sostenibile delle zone di pesca ed infine per l’1,5% ( 1,5 milioni di euro) a progetti-pilota di assistenza tecnica.