ISTAT, LA CRISI AVANZA…

CRISI.jpgSono soprattutto le famiglie con due “e in misura ancora più rilevante”, afferma l’Istat, quelle “con tre o più minori” a bnatale22.jpgnon avere risorse sufficienti più spesso delle altre. Il 25,9% delle famiglie con tre o più minori ha dichiarato di arrivare con molta difficoltà a fine mese e “ben il 41,4%” non può affrontare spese inattese. Nel corso del 2007, il 22,1% delle famiglie con tre o più minori si è trovato in arretrato con le bollette almeno una volta nei dodici mesi precedenti l’intervista, il 28,5% ha avuto problemi per l’acquisto di vestiti necessari, il 15,4% per le spese mediche, il 9,2% per quelle alimentari. Infine, il 13,7% di queste famiglie segnala di non avere risorse sufficienti per riscaldare adeguatamente l’abitazione. Per le famiglie in cui sono presenti due o più anziani, l’incidenza delle situazioni di disagio risulta generalmente inferiore rispetto alla media nazionale, a eccezione delle difficoltà a sostenere spese mediche, che riguardano, nel 2007, il 13,4% dei casi. Le famiglie in cui è presente un solo anziano si trovano invece più frequentemente costrette ad affrontare problemi economici, soprattutto in relazione alle spese per il riscaldamento (13,3%) e a una spesa imprevista di 700 euro (36,9%).

APONTE, INTERESSATI ALLA TIRRENIA, MA CON LA PRIVATIZZAZIONE

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L’armatore Gianluigi Aponte, presidente di Msc, chiude definitivamente bnatale31.jpg
la porta ad Alitalia. In un colloquio con Radiocor Aponte
definisce “definitiva” la decisione di non entrare in Cai, e
chiarisce: Msc “non e’ piu’ assolutamente interessata”
neppure ad acquisire quote del settore cargo della vecchia
compagnia di bandiera. “Non e’ il momento di fare
investimenti, con la crisi finanziaria bisogna rimanere
liquidi e difendere la propria azienda”, spiega. Altro
discorso il dossier Tirrenia: “Siamo interessati – dice
Aponte – quando ci sara’ una gara chiara per la
privatizzazione esamineremo le condizioni e i parametri del
bando, decideremo se sara’ interessante partecipare. In
questo momento non c’e’ niente di ufficiali ma siamo
interessati”. E se per Fincantieri, allontanata l’ipotesi di
gaponte1.jpgsbarco in Borsa, si profilasse l’ingresso di privati nel
capitale? “Potremmo essere interessati, non alla costruzione
navale ma al settore delle attivita’ di riparazione”, dice
Aponte.

gaponte2.jpg  Target rivisti al rialzo, intanto, per il settore
crocieristico: “Prevediamo di chiudere il 2008 con un
fatturato superiore alle previsioni, a 1,1 miliardi – dice a
Radiocor, in occasione dell’inaugurazione della nuova navegaponte3.jpg
“Fantasia” l’amministratore delegato di Msc Crociere,
Pierfrancesco Vago – per il 2009 confidiamo in un ulteriore
crescita del 50 per cento. 
 

SICILIA, UN CITTADINO SU 4 E’ DISOCCUPATO

DISOCCUPATI.jpgL’indice generale di dotazione economica ovvero il rapporto tra gli occupati e la popolazione residente con un valore pari bnatale30.jpga 26,1% conferma il ritardo in termini di occupazione e sviluppo della Sicilia rispetto al resto del Paese. In Italia il dato corrispondente è pari al 36%. 

E’ questo uno dei risultati emersi nell’Atlante socioeconomico della Sicilia realizzato dall’Ufficio regionale dell’Istat in collaborazione con il servizio Statistica della Regione che è stato presentato all’assessorato al Bilancio durante il convegno “Una lente per leggere i cambiamenti a scala territoriale”.

L’indice di imprenditorialità spiega che ogni mille abitanti nella regione sono presenti in media 53,1 unità locali d’imprese: a Ragusa spetta il primato della classifica con un valore pari a 59,7%, seguita da Trapani con il 58,1%. La graduatoria si chiude con Siracusa (47,5%), Enna (48,6%) e Palermo (48,9%).

La vocazione al terziario dell’economia isolana è confermata anche dai dati sugli addetti alle unità locali dei servizi che, in media, sono pari a circa il 70% del totale, con valori che vanno dal 75,7% di Palermo al 61,7% di Siracusa. Nell’area nord-occidentale si è confermato il “sistema del vino” e sempre crescente è il numero di aziende agricole che producono vini di qualità.

Nell’area sud-orientale, allo sviluppo turistico legato agli itinerari culturali e naturalistici si combina la crescita di un’agricoltura specializzata, una nuova riorganizzazione del settore chimico, il trend positivo dei settori manifatturieri.

I SINDACATI LANCIANO L’ALLARME, IL 40% DELLE IMPRESE E’ IN CRISI

ALISCAFO4.jpgLa crisi industriale che sta attraversando il territorio messinese e il rischio del massiccio ricorso allo strumento della bnatale18.jpgcassaintegrazione nel 40% delle imprese della provincia.

 

Il direttivo della Fim Cisl, la Federazione dei Metalmeccanici della Cisl, tenutosi questa mattina in presenza della segreteria regionale della Federazione, ha affrontato il momento difficile che sta attraversando il settore. La crisi finanziaria, infatti, ricade anche sulla provincia di Messina dove insistono insediamenti industriali facenti capo a multinazionali.

Da lunedì scorso – ha sottolineato il segretario provinciale della Fim Cisl, Antonino Alibrandile Acciaierie Duferdofin di Giammoro hanno messo in cassaintegrazione per cinque settimane circa 250 dipendenti. Una scelta che penalizza non solo i lavoratori diretti ma anche tutto l’indotto che risente della produzione fermata volontariamente per smaltire le giacenze. Questo è solo l’ultimo esempio delle difficoltà che attraversano le industrie messinesi, già poche sul territorio. Un fenomeno da non sottovalutare perché adesso colpisce anche aziende e industrie produttive. La Duferdofin, per esempio, da ben 13 anni non aveva mai ricorso ad ammortizzatori sociali. A questo si aggiungono le notizie che arrivano anche dai Cantieri Navali Rodriquez dove sembra che non verranno rinnovati i contratti ai lavoratori a tempo determinato. Un chiaro segnale che conferma la paventata ipotesi di cessione dell’azienda anche se l’amministratore delegato ha negato l’indiscrezione di stampa nell’ultimo incontro con sindacati e associazione degli industriali”.

Il direttivo provinciale della Fim Cisl, al termine della giornata di lavoro nel corso della quale sono stati stabiliti e approvati anche i regolamenti per il prossimo Congresso, ha stabilito il percorso da intraprendere nelle relazioni con le aziende per controllare e limitare il fenomeno dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali. Sarà formulata, inoltre, un’immediata richiesta all’Associazione Industriali per fare il punto della situazione delle attività di settore della provincia di Messina.

Intanto l’RSU della Rodriquez cantieri Navali Spa fa sapere che “a seguito della richiesta d’incontro inviata agli organi istituzionali al fine di aprire un tavolo per discutere sul futuro e sulla decisione aziendale di licenziare nove lavoratori con contratto in scadenza nel ritenere un atto irresponsabile e di non rispetto degli impegni in precedenza assunti rivendicano l’assunzione a tempo indeterminato dei òlavoratori con contretto in scadenza che da anni prestano servizio presso e per conto della Rodriquez Cantieri Navali Spa di Messina“.

Inoltre – scrivono i rappresentanti – la Rsu reputa che tale decisione Aziendale conferma e rafforza le preoccupazioni espresse dalle organizzazioni sindacali in merito all’impegno riguardante il mantenimento e lo sviluppo del cantiere di Messina“.

CORTE DEI CONTI, PER LA TIRRENIA PESA LA SITUAZIONE DI STALLO

tveloce1.jpgSulle prospettive del gruppo Tirrenia bnatale19.jpg“permane un clima di incertezza che non giova all’esigenza di definire in tempi rapidi il processo di privatizzazione nel piu’ ampio quadro della liberalizzazione del cabotaggio in Italia, imposta dall’appartenenza del nostro Paese all’Unione Europea”.  Lo afferma la Corte dei Conti nella sua relazione su Tirrenia per gli esercizi dal 2004 al 2007. La magistratura contabile individua una “situazione di stallo” nella questione della “imminente scadenza” (il 31 dicembre 2008) della convenzione ventennale tra lo Stato italiano e la societa’”. Questo stallo “non offre prospettive di possibile soluzione in tempi brevi, e a fronte di tale incerta situazione si riscontra che la gestione della societa’, sia sotto il profilo economico che patrimoniale, presenta risultati negativi, se si considera che l’utile di esercizio piu’ cospicuo che si e’ avuto negli ultimi due esercizi e’ di 23,135 milioni di euro nel 2006 e di 14,050 milioni di euro nel 2007”.  Secondo la Corte dei Conti, “la rilevante esposizione debitoria, prevalentemente nei confronti degli istituti di credito, oltre a generare notevoli interessi passivi, dimostra la scarsa potenzialita’ dell’impresa a creare risorse finanziarie necessarie per garantire nel tempo l’equilibrio di bilancio. Inoltre, il modesto valore del patrimonio netto, rispetto a quello delle immobilizzazioni, dimostra che la maggior parte degli investimenti a lungo termine e’ finanziata con capitali di terzi”.

DUE ANNI DI CRISI

ITALIA.jpgPer la prima volta nel dopoguerra l’Italia vivrà nel 2008 e 2009 un biennio di recessione. Lo stima il Centro studi di Confindustria secondo il quale il Pil diminuirà dello 0,5% quest’anno e dell’1,3% nel 2009. La ripresa comincerà a farsi vedere solo alla fine dell’anno prossimo segnando poi nel 2010 un +0,7%.

Nel 2009, per la prima volta dal 1994, la variazione annua dei posti di lavoro sarà negativa, con un calo dell’1,4%. È quanto stima il Centro studi di Confindustria secondo il quale tra il secondo trimestre del 2008 e la seconda metà del 2009 si avrà una perdita di 600 mila posti di lavoro.

Nell’industria la caduta sarà l’anno prossimo dell’1,8%. È questo infatti, sottolinea il Csc, “il settore più esposto alla sfavorevole dinamica della domanda globale”, anche se una diminuzione “è in corso perfino nei servizi, tradizionale serbatoio di posti di lavoro (-1,4% nel 2009)”.

La crisi porterà “inevitabilmente ad un incremento sostanzioso del tasso di disoccupazione – prosegue il Csc – nel 2009 toccherà l’8,4% per l’effetto congiunto della perdita di posti e della ricerca di un impiego da parte dei soggetti a più basso reddito e nelle aree più arretrate del paese”.

In uno scenario così preoccupante, vi è anche qualche segnale di speranza. Il Centro studi sottolinea che nella situazione attuale i fondamentali dell’economia sono estremamente favorevoli: il calo dei tassi di interesse che secondo Confindustria proseguirà nel 2009 porterà notevoli risparmi alle famiglie e alle imprese, così come il crollo dei prezzi delle materie prime abbatterà l’inflazione e aumenterà il potere di acquisto delle famiglie.

Infine un euro meno forte sosterrà il recupero di competitività del made in Italy. Tuttavia “le possibilità di rilancio dell’economia italiana sono strettamente legate al ripristino della fiducia e al dissiparsi dell’incertezza che attanaglia la spesa di famiglie e imprese. Altrimenti – prosegue il Csc – si avrà una recessione più lunga e profonda nel 2009, seguita da una stagnazione nel 2010. Solo la politica economica, coordinata a livello internazionale, può riuscire ad ottenere questo effetto. L’assenza di coordinamento non può essere un alibi per l’inazione.

800 MILIONI “DORMIENTI”. FINIRANNO AL TESORO

EURO.jpgOltre un milione di conti correnti, circa 800 milioni di euro. Sono queste le cifre relative ai cosiddetti conti dormienti, quelli cioè su cui non si registra più alcun movimento da dieci anni. La cifra è frutto di una stima ancora parziale, ma ufficiale, perchè resa nota dal Tesoro.

Tra dieci giorni, infatti, scade, per i titolali, il termine per ‘risvegliare’ il proprio conto ‘dimenticato’, rivolgendosi agli intermediari finanziari, cioè le banche.

Per i titolari più sbadati, però, non tutto è perduto: per poter tornare in possesso delle cifre lasciate giacenti dovranno rivolgersi direttamente al ministero dell’Economia “entro il normale termine prescrizionale”, che è di dieci anni.

La condizione minima per avviare l’esproprio di un conto dormiente è che su di esso non si sia registrato nessun movimento volontario negli ultimi dieci anni, nemmeno un estratto conto.

Escluse, quindi, tutte quelle operazioni automatiche come l’addebito Rid e altre forme di pagamento effettuate da terzi, come l’accredito dello stipendio o della pensione. Gli istituti di credito nei mesi scorsi avevano inviato degli avvisi, tramite raccomandata, ai risparmiatori interessati, invitandoli a ‘scongelarè il proprio conto in letargo.

A metà agosto è scaduto un primo termine, che offriva però altri 4 mesi di paracadute, prima di poter inoltrare l’ultima chiamata alle banche.

Dopo il 15 dicembre le somme che non siano state reclamate da nessuno, confluiranno in un fondo ad hoc, un fondo sociale di garanzia, per cui sono state indicate già diverse finalità: progettato, all’inizio, come una cassa per risarcire i risparmiatori colpiti dai crack finanziari, è stato poi indicato come fonte per finanziare, in parte, la social card e per coprire l’indennizzo dei piccoli azionisti creditori di Alitalia.

Ieri il Tesoro ha reso noti i dati sul numero totale dei conti dormienti, che è pari a oltre un milione: esattamente 1.071.590.

Il ministero ha anche reso disponibile per la consultazione sul sito proprio sito web  (http://www.mef.gov.it/depositi-dormienti/) l’elenco dei conti dormienti. Il valore complessivo dei depositi è, secondo i dati parziali, pari a 798.404.099,50 euro.

Una cifra di gran lunga inferiore a quelle ufficiose circolate nei mesi scorsi: le stime delle associazioni dei consumatori prospettavano un tesoretto da circa 10 miliardi di euro, distribuito su circa 500.000 posizioni ‘in sonno’ nelle banche.

A RISCHIO 900 MILA POSTI DI LAVORO

CRISI3.jpgGli effetti della crisi finanziaria stanno duramente colpendo il tessuto
produttivo nazionale” e, in mancanza di misure anticicliche
efficaci, “nei prossimi due anni sono a rischio,
nell’industria manifatturiera e nelle costruzioni, circa
900mila posti di lavoro”. E’ la stima della Cisl contenuta
nel Rapporto Industria 2008. Negli ultimi due mesi crisi e
ristrutturazioni aziendali hanno coinvolto 179.552
lavoratori contro i 20-25mila che si stimavano a giugno a
rischio occupazione. Nei primi 8 mesi del 2008 la Cig
ordinaria, inoltre, e’ aumentata del 24,7% rispetto allo
stesso periodo del 2007 e quella straordinaria dello 0,7%
tendenziale. Complessivamente, rileva la Cisl, le ore di
cassa “aumentano del 7,9% con una variazione piu’ che doppia
di quella registrata a giugno”. Tessile, abbigliamento,
trasformazione minerali, legno, pelli e cuoio e meccanico
sono i settori piu’ coinvolti dalla crisi mentre tra le
regioni spiccano Piemonte, Lazio, Campania, Basilicata,
Sardegna per maggior intensita’ di crisi strutturali
irrisolte rispetto al tessuto produttivo regionale. 

UNICREDIT, SI VENDE…

BANCA2.jpgUnicredit ha perfezionato oggi la cessione a una cordata di 13 banche dei 183 sportelli che l’Antitrust ha imposto di vendere dopo la fusione con Capitalia, operazione raggiunta lo scorso 16 maggio. Il prezzo è soggetto a un possibile meccanismo di aggiustamento del prezzo, in funzione delle masse raccolte dalle filiali che risulterà alla data di efficacia (1 dicembre).

Gli sportelli andranno così a Banca Popolare di Milano, Credito Emiliano, Banca Popolare dell’Emilia Romagna, Banca Popolare del Mezzogiorno (gruppo Banca Popolare dell’Emilia Romagna), Banca Carige, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Banca Agricola Popolare di Ragusa, Banca Popolare S. Angelo, BCC San Giuseppe di Petralia Sottana, BCC di Lercara Friddi, BCC Don Rizzo – Credito Cooperativo della Sicilia Occidentale, BCC di Sambuca, BCC ‘G. Toniolo’ di San Cataldo.

“I FIGLI DI EOLO”, COOPERATIVA DI ITTITURISMO AL FEMMINILE

pesca.JPGLIPARI – Promossa da Legacoop Pesca Sicilia alle Eolie è nata “I Figli di Eolo”, una cooperativa di pescaturismo e ittiturismo al femminile. E’ composta da 9 giovani, figli di pescatori eoliani di cui 8 ragazze e un giovane.  Si propone di valorizzare la tradizione marinara eoliana che affonda le radici nella notte dei tempi, sia attraverso lo sviluppo del settore della pesca, delle sue tradizioni, della salvagurdia del mare e del suo ambiente. E ancora reinterpretando la professione e reinventando l’antico mestiere del epscatore attraverso le attività collaterali e di diversificazione come l’ittiturismo e il pescaturismo.