Sanità all’italiana: “colpevole” di voler curare, di voler salvare la vita. Intervista al dott. Marino Andolina sulle staminali

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Malattie gravi e medicina: il caso delle staminali. Della libertà di ricerca scientifica, delle sue applicazioni. Parla il dott. Marino Andolina. E tanti casi, anche a Catania, di patologie curabili “fermate”…dalla legge dello Stato!

Di Iena Sanitaria, Marco Benanti

Si definisce -con amara ironia- “esperto della fondazione Stamina. Da vivo ero il direttore del dipartimento trapianti di Trieste”. Ma è soltanto un paradosso. Il dott. Marino Andolina (nella foto) è vivo e vegeto, a differenza di molti suoi pazienti, affetti da malattie gravissime, che lui tenta di guarire da decenni, malgrado tutto, malgrado le leggi, le iniziative della magistratura, le ostilità della comunità medica, l’ombra delle lobby economiche. Insomma, un sistema che “rema contro”. E fortemente.

Lo abbiamo incontrato qualche giorno fa a Catania, in occasione di un incontro promosso da “Sicilia Risvegli Onlus”, in collaborazione con ll’Asp, proprio sul tema della ricerca sulle staminali per sconfiggere stati di coma e patologie gravi. A Catania, frattanto, c’è il caso di Smeralda. Ne parla il padre, alla ricerca, come tutti i genitori veri, della salute, della vita, della felicità di sua figlia…

Ecco le due testimonianze (quella del dott Andolina, come noterete, è piena di paradossi, considerazioni ironiche e molto amare), che fanno davvero riflettere. Ma le istituzioni, le persone che dicono (a parole) di difendere sempre e comunque la vita, non hanno nulla da dire, o meglio da fare e subito?

Dott. Andolina, ci parli di come nasce il suo lavoro, il suo impegno…
“Ho cominciato nell’ 84 a fare trapianti di midollo. Sono stato il primo pediatra in Italia, il mio impegno principale era questo. Poi, casualmente, mi sono imbattuto in una terapia cellulare, cioè con cellule diverse di quelle che si usano per il trapianto di midollo e, quindi, senza saperlo, nell’86-87 ho fatto il primo trapianto di cellule staminali per una malattia genetica.”
Fatto dove?
“L’ho fatto a Trieste. In ospedale. Con cellule staminali prese da una placenta. Poi, l’ho fatto un paio di volte, i pazienti sono guariti, però avevo altro da fare diciamo, ero molto impegnato con i trapianti di midollo e ho lasciato stare. Poi, ho cominciato ad iniettare, anche lì per caso, iniettare cellule per via lombare in pazienti con malattia genetica: anche lì sono migliorati drammaticamente…”
Favorevolmente vuole dire?
“Certo, favorevolmente, casi gravissimi certo, perché erano pazienti comunque trapiantati col midollo che non aveva funzionato e quindi avevano associato questa terapia intratecale, che vuole dire per via lombare. E lì anche questo ha funzionato, solo che in quel momento avevo solo pazienti con malattia molto avanzata, quindi, stavano meglio ma non potevo godersi la vita, diciamo e ho avuto un certo ostacolo da parte della comunità scientifica per cui ho detto: ‘beh, ragazzi io ho altro da fare, lasciamo stare anche le malattie genetiche’. Quindi, nei primi anni Novanta ho lasciato anche questa terapia per via intratecale, che per quel che mi risulta potrebbe essere stata anche la prima al mondo anche quella.”
I primi problemi li ha avuti nel suo ambiente di lavoro…
“Diciamo nell’ambiente di lavoro nazionale, certo. Perché sa, quando fa qualcosa di innovativo deve prima pagare una tangente diciamo scientifica inginocchiandosi davanti al barone di turno.”
L’ “accusa” qual era?
“Quella volta lì –proprio un fatto involontario- un padre ha denunciato una collega che non gli aveva consigliato di rivolgersi a me. E il bambino era arrivato in condizioni drammatiche. Io non c’entravo niente, non volevo ed ero d’accordo con la dottoressa che lei aveva diritto di non inviarmelo. Però, lei ha chiesto solidarietà e tutti i maggiori genetisti italiani hanno scritto un articolaccio contro di me, che non c’entravo proprio niente. Io mi sono arrabbiato e ho detto: ‘andate al diavolo’, non faccio più ‘ste cose, perché l’ambiente genetico non mi piace. Ho continuato a fare trapianti di midollo. Siamo negli anni Duemila e nel 2009, un mio paziente, con la malattia genetica , la malattia di Niemann Pick tipo A, fa un trapianto di midollo sperimentale, mai provato da nessuno e fallisce, cioè il trapianto di midollo da padre, non compatibile perché è un bel trapianto, il midollo funziona ma il paziente continua a evolvere e ad avvicinarsi alla morte. Quindi, la malattia non era curabile con trapianto di midollo. La fondazione Niemann Pick, presidente Luigi Bonavita mi mette in contatto col prof. Vannoni della fondazione Stamina, che a San Marino curava pazienti con le cellule staminali. Il bambino stava letteralmente morendo, ho accettato e provato anche questa, è uscito dall’ospedale, visto che temevo non tornasse vivo, l’ho portato io stesso a San Marino con la macchina, ha fatto la terapia, siamo tornati ‘pericolosamente’ a casa, in condizioni sempre drammatiche…”
Siete passati da un altro Stato…
“Sì, gli hanno fatto questa iniezione di cellule del padre, vecchio donatore di midollo, quindi del tutto compatibile a quel punto.”
Che succede?
“Dopo un mese, il bambino come nuovo, cioè aveva una milza e un fegato che arrivavano all’inguine, stava per morire di emoraggia perché le piastrine erano meno di ventimila, le piastrine salgono a centomila, fegato e milza ‘spariscono’. Quindi, vedo la luce e mi associo a questa attività. Comincio a portare un po’ di paziente della Stamina a Trieste, nel mio reparto, lavoro di domenica per non disturbare l’attività normale dei trapianti e per utilizzare al meglio gli spazi.
E mi becco un avviso di garanzia, perché uno dei pazienti, dopo un anno dalla sospensione delle cure per volontà della famiglia, muore di vecchiaia, di una polmonite curata in un modo piuttosto –diciamo- sfortunato”.
Lei viene accusato di cosa?
“Di omicidio, perché è morto dopo le staminali, un anno dopo; ovviamente, l’incriminazione va in nulla, perché era assurda l’accusa, però, intanto, i giornali ne hanno parlato nei termini ‘muore dopo le staminali’. “
Giornali seri?
“Uuu, anche ‘Le Iene’. ‘La Stampa’ di Torino ‘assatanata’. Da quel momento, tutta l’attività sulle staminali viene indagata come irregolare; io sospendo questa attività, perché il mio ospedale, il ‘Burlo Garofolo’ di Trieste, mi ferma; cerchiamo nell’aprile 2010, cambiando il direttore generale, di ripartire. Costui promette pubblicamente –è registrato- di ricominciare secondo i crismi della ‘legge Turco’ del 2006, tutto in regola. Un giurista ci dice che possiamo farlo, anzi dobbiamo farlo. Arrivano i Nas di Torino e minacciano il mio direttore di sanzioni penali se ci prova. “
Che succede?
“A furia di litigare con il mio ospedale, me ne vado, vado in pensione. Troviamo Brescia che ha tutti i crismi, l’unico altro ospedale in Italia, al pari del mio, che aveva i crismi per potere utilizzare il ‘decreto Turco’, che prevede un direttore con dieci anni di esperienza. Troviamo un mio vecchio collega che ce l’ha, cominciamo a Brescia, un paziente viene inviato dal direttore generale del Ministero, tutti in regola. Arriviamo a 13 pazienti curati, con risultati più o meno miracolosi, sicuramente nessun effetto tossico, cioè pazienti che dalla paralisi si mettono a camminare. Arrivano i Nas di Torino e minacciano di nuovo i lavoratori, dicendo che si sta commettendo un reato. Dopo di chè l’ospedale non reagisce, purtroppo e arriva anche una commissione, compresi i due stessi Nas dell’altra volta, del Ministero che conferma che ci sono gravi irregolarità. Alcuni componenti dei dodici commissari si rifiutano di firmare il verbale perché in disaccordo. E siamo a questo punto: I pazienti che hanno cominciato le cure in cui hanno certificato il miglioramento da neurologi indipendenti, al di fuori del progetto, quindi in cui, come nel caso di Smeralda, l’ospedale ‘Garibaldi’ dice che la bambina si sta svegliando, bene si vedono bloccate le cure. Alcuni genitori denunciano la cosa alla magistratura, la Procura di Brescia. Aspettiamo i risultati. Vengono fatti i ricorsi al Ministero, etc. ma in questo momento ancora non è successo niente.”
Lei tecnicamente è sotto indagine?
“Ah, sì certo, però anche chi mi sta indagando, penso, potrebbe esserlo.”
Ma lei che ne pensa di un Paese del genere?
“Beh, io quando voglio rilassarmi vado in Iraq, a passare un po’ di tempo in un Paese civile”.
Iraq?
“Iraq, Afghanistan, Darfur, Somalia. Mi rilasso, mi passa la rabbia, mi sento pù al sicuro anche.”
Il punto è che in Italia non esiste la possibilità giuridica…
“Ma no, si può, i pazienti stanno utlizzando l’articolo 700 del codice civile (procedura d’urgenza, prevista dal codice di procedura civile, ndr) per riottenere al diritto alle cure. Fanno denuncia penale.”
Esiste un divieto assoluto?
“In questo momento, abbiamo il divieto dell’Aifa, l’agenzia del farmaco, che parla di gravi irregolarità. E non si può fare niente.”
E come lo motiva?
“Perché hanno trovato che il laboratorio è sporco. Il laboratorio invece, è perfetto. Mentendo clamorosamente. Che le provette sono scritte con la penna, con la matita anziché col pennarello. Non mi ricordo, veramente una serie di affermazioni. Se qualcuna è accettabile sarebbe stato motivo di ammenda, di richiesta di modifica di comportamento.”
E i pazienti come vivono?
“Nella disperazione, qualcuno nel frattempo morirà.”
Parliamo di pazienti con quali patologie?
“Con un’atrofia muscolare spinale, malattia mortale progressiva, Parkinson, la sindrome di Kennedy, un’altra malattia progressiva, mortale anche se molto più lenta, la Sla, sclerosi multipla.”
Lei dice che con le staminali gli effetti ci sono veramente?
“In alcune malattie si guarisce, in altre ne fermano la progressione, perlomeno diciamo che di solito nelle peggiori delle ipotesi vedo piccoli miglioramenti.”
Che si deve fare?
“Arrabbiarsi”.
Vi state muovendo sul piano istituzionale?
“Su tutti, dal Presidente della Repubblica, al Papa non ci siamo ancora arrivati, ma non lo escludo.”
Ma di cosa siete accusati?
“Di avere violato le regole sulla produzione dei farmaci, quindi pericolosi alla salute”.
Di cosa si tratta, per caso, della lobby dei farmacisti?
“A livello europeo la lobby farmaceutica, a livello locale l’Aifa, che per motivi che non conosco ha deciso così”
Ma i risultati scientifici?
“La vita della gente è secondaria, i timbri sui fogli di protocollo sono più importanti delle vite, quello che importa è la forma mai la sostanza.”
E a Catania com’è andata?
“Sta bene, qui c’è un gruppo di gente abbastanza incazzata che deve muoversi.”
Fra i casi c’è quello dell’architetto Marletta (marito, da tempo in coma, di irene Sampognaro, ne abbiamo parlato anche su “ienesicule”)?
“Certo, questo doveva essere uno dei nostri pazienti. Ce ne sono altri. Io non posso promettere nulla. Io ho fatto due comi, due comi andati bene. Una si è svegliata e questa bambina di Catania, che si chiama Smeralda, ha tolto il tubo e respira senza il ventilatore. Dopo le cure con le staminali.”
Possibilità future per superare questa empasse?
“Poche, le forze in campo sono molto forti, non so quali siano, ma sono gigantesche. Credo che la fuga sia inevitabile”.
Una famiglia che vive questo dramma magari se ne va all’estero?
“In Brasile, ad esempio. Quindi, Sudamerica, forse nel Texas, ho portato un paziente nel Kurdistan. Qualcuno va in India, qualcuno va in Cina, che ha un uno per cento del Pil sugli europei che vanno a curarsi là. Poi,in Thailandia che ha fatto il primo miliardo di dollari con queste cure, quindi il bussiness internazionale su questo, per una cura che potrebbe essere fatta gratis sulla nostra gente, è gigantesco.”
In Europa?
“Niente, perché c’è la direttiva europea che lo proibisce”.

Drammatica è anche la storia della piccola Smeralda. Il padre Giuseppe Camiolo, che ha evidenziato la sua positiva esperienza in rianimazione pediatrica dell’ ospedale “Nuovo Garibaldi” di Catania, dove si trova la bambina, ha risposto a qualche nostra domanda:
“Il caso è di nostra figlia, la seconda di due gemelline, nate il primo marzo del 2011, bambine sane, perfette, purtroppo al parto qualcosa non è andata bene, non posso addentrarmi su questo punto perchè c’è un procedimento legale. La bambina ha avuto un’asfissia tossico-ischemica, la bambina in coma, sentenza di morte, bambina che vivrà pochissimo e anche se se vivrà sarà per sempre in uno stato vegetativo, legata ad un respiratore e ad una pompa per essere nutrita. Queste le prospettive della nostra bambina.
Da quel momento chiaramente da genitori di una bambina sana, traumatizzata alla nascita, non ci siamo fermati, abbiamo iniziato a cercare quale potesse essere la soluzione, un aiuto da dare a questa bambina, l’unico aiuto che si può dare ad un danno cerebrale oggi è nelle cellule staminali, l’unica speranza. In Italia la materia è controversa.
Abbiamo trovato nella Stamina foundation che ha fatto una collaborazione con gli Ospedali Riuniti di Brescia, quindi, il secondo ospedale in Italia, un’ eccellenza, hanno fatto un accordo a norma di legge, hanno varato un protocollo per trattare i pazienti con cellule staminali. Abbiamo mandato la storia clinica di Smeralda, è stata approvata da un comitato etico, abbiamo fatto due delle cinque dosi che doveva fare la bambina. Fatto sta che la bambina dopo le prime due infusioni di cellule staminali ha iniziato ad avere dei piccoli miglioramenti, certificati dai medici di Catania, qindi, parte terza, non coinvolta, al chè arriva un’ordinanza che blocca tutto”
Chi ha fatto l’ordinanza?
“L’ordinanza l’ha fatta l’Aifa, che è l’agenzia italiana del farmaco. L’ha fatta a metà maggio. Di fatto bloccano una terapia approvata a norma di legge, approvata da un comitato etico, iniziata con dei miglioramenti che stavano avvenendo, quindi mi stanno dicendo che mia figlia praticamente deve morire così”.
Lei cosa farà adesso?
“Ho chiesto aiuto a tutte le istituzioni, le cariche istituzionali più alte, ho denunciato il fatto alla Procura della Repubblica di Brescia, spero che qualcuno ricordi prima di essere un uomo e poi di essere una carica istituzionale, quindi a tutela del cittadino.”

Rigenerare i muscoli, nuova speranza

pbonaldo.jpgRigenerare i muscoli danneggiati grazie a un’impalcatura molecolare a base di collagene VI: e’ quanto suggerisce uno studio finanziato da Telethon e pubblicato su Nature Communications dal gruppo di ricerca coordinato da Paolo Bonaldo, professore di Biologia cellulare all’Universita’ di Padova. Oltre a chiarire un aspetto importante del modo con cui il muscolo si riforma dopo un danno, questo studio propone un nuovo approccio di terapia cellulare da applicare in malattie muscolari degenerative, come per esempio le distrofie. “Il collagene VI e’ una nostra vecchia conoscenza”, ha spiegato spiega Bonaldo. “Sono infatti oltre 15 anni che, con il supporto di Telethon, studiamo questa proteina. Normalmente – ha continuato – e’ responsabile dell’ancoraggio delle fibre muscolari alla loro struttura esterna di supporto, la matrice, ma quando e’ difettosa porta allo sviluppo di due rare malattie ereditarie del muscolo, la distrofia congenita di Ullrich e la miopatia di Bethlem. Nello studio appena pubblicato abbiamo dimostrato nel modello animale di queste patologie come il collagene VI sia essenziale per una corretta rigenerazione muscolare. In caso di danno ai muscoli, infatti, il compito di avviarne la riparazione e’ in capo a particolari cellule staminali adulte, chiamate satelliti, che per funzionare hanno bisogno di una vera e propria impalcatura di supporto di cui il collagene VI e’ un ingrediente essenziale. Se questa ‘nicchia’ – cosi’ e’ chiamata in gergo tecnico – manca del collagene VI, le cellule satelliti non si attivano nel modo giusto e rimangono come confuse, incapaci cosi’ di mantenere la loro funzione di generare nuovo muscolo”.

A Vulcano il congresso scientifico sulle radiazioni naturali

Sbarca nell’isola di Vulcano il convegno nazionale sul tema “Le radiazioni naturali : tra conoscenza e ricerca”, che per due intense giornate di studio riunirà studiosi, ricercatori e professionisti provenienti da tutta Italia nella impareggiabile cornice dell’arcipelago Eoliano.

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Il Convegno, organizzato nell’ambito delle “Giornate Siciliane di Radioprotezione” con il supporto delle maggiori Associazioni Scientifiche di settore ed il patrocinio di prestigiosi Enti istituzionali, intende focalizzare l’attenzione su quelle particolari sorgenti di radiazioni assai spesso sottovalutate, specie nella percezione del pubblico, in virtù della loro origine naturale, che nella accezione comune corrisponderebbe a qualcosa di innocuo e non nocivo, proprio perché spontaneo e non artificiale.
Percezione in molti casi perniciosa, che può indurre a trascurare rischi talora molto seri e che possono riguardare percentuali consistenti della popolazione, come accade nel caso del radon, un gas radioattivo naturale emesso dal terreno, che secondo gli studiosi è responsabile di una percentuale elevata di tumori polmonari, superata soltanto dal fumo di tabacco; o come avviene per l’esposizione alla radiazione solare ultravioletta, la cui intensità e composizione spettrale subisce importanti e pericolose variazioni nel tempo, oggetto di sorveglianza da parte delle Agenzie Nazionali e Regionali per l’Ambiente, preposte alla salvaguardia della salute della popolazione. E proprio in questi giorni si susseguono allarmanti notizie sull’incremento delle emissioni solari, radiazioni di complessa natura che raggiungono il nostro pianeta, che comportano rischi sia per la stabilità dei sistemi elettronici, ai quali affidiamo il funzionamento di tutti i sistemi complessi necessari al funzionamento delle nostre società, sia per la salute degli individui.
Questi ed altri temi, forse meno noti al grande pubblico ma di eccezionale importanza per i lavoratori e le Aziende operanti in presenza di agenti fisici di tale natura, saranno trattati nel corso delle giornate di studio: dai NORM, materiali radioattivi di origine naturale presenti in diversi siti oggetto di particolari lavorazioni, soprattutto petrolifere, alle sostanze radioattive naturalmente presenti all’interno del corpo umano, fino alla esposizione ai raggi cosmici dei piloti, degli assistenti di volo e perfino degli astronauti impegnati in missioni extraterrestri di lunga durata.
Un programma denso e stimolante, che profitterà anche dei momenti di relativa pausa per offrire ai partecipanti eccezionali occasioni di studio, quali la misurazione diretta di gas radioattivi emessi dal cono vulcanico.
La brochure ufficiale del Convegno. Vulcano Brochure Rev_1_4.pdf

Comunicato_stampa_vulcano.pdf
Il Segretario

LE INTERVISTE DE “IL NOTIZIARIO”. Lipari, convegno su “aggiornamenti in cardiologia”.

Lipari – Ha preso il via il convegno “Aggiornamenti in cardiologia” Scilla e Cariddi, giunto alla IV edizione. E’ in corso presso l’Hotel Carasco e si concluderà sabato.

vmontemurro.jpgResponsabile scientifico è il professore Vincenzo Montemurro. Del comitato scientifico fa parte anche il dottor Mario Pajno di Lipari.

Le interviste ai professori Vincenzo Montemurro, Francesco Romeo, Patrizia Prosbitero e Mario Pajno.

Si parla anche della sanità alle Eolie alla luce anche della tragica e improvvisa di Antonio Scoglio avvenuta ieri sera a Vulcano.

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Catania, telemonitoraggio dei dispositivi impiantati e nuovi anticoagulanti, la prevenzione delle malattie cardiovascolari passa da qui

telemonitoraggio.jpgHanno preso ufficialmente il via, con la cerimonia inaugurale allo Sheraton di Catania, i lavori della decima edizione del “Mediterranean Cardiology Meeting”, l’importante appuntamento scientifico che riunisce nella città etnea oltre 1.500 tra ricercatori e specialisti provenienti da ogni parte del mondo che si sono dati appuntamento per presentare le novità nell’ambito della cardiologia, soprattutto per quel che riguarda la prevenzione della fibrillazione atriale. Il numero di pazienti che presenta questo tipo di patologia cardiaca oscilla in Italia tra 285.000 e 600.000, se ci si riferisce ai dati della letteratura internazionale. La fibrillazione atriale aumenta il rischio di formazione di trombi negli atri che, se entrano nel circolo sanguigno, possono arrivare al cervello e provocare un ictus cerebrale. Il costo del trattamento per pazienti con ictus associato alla fibrillazione atriale è maggiore rispetto a quelli con ictus non causato da questa aritmia che è causa dei maggiori costi di ricovero iniziale e di assistenza domiciliare.

“Oggi abbiamo a disposizione – spiega il prof. Michele Gulizia Presidente del meeting – dispositivi impiantabili (loop recorder, pacemaker e defibrillatori) a maggiore longevità, la cui maggiore durata si ripercuote positivamente sul costo reale della terapia. Un recente studio ha dimostrato che i dispositivi che durano di più producono in media il 38% di costi in meno rispetto agli altri. Ne deriva che valutare solo il costo iniziale è sbagliato e scorretto e quest’aspetto non va tralasciato nel considerare il processo di acquisto di una tecnologia che potrebbe costituire la base per un sistema di rimborsabilità efficace”. Per raggiungere un’ottimizzazione del percorso di cura, bisogna puntare sulla centralizzazione di pazienti selezionati in centri ospedalieri d’eccellenza utilizzando, per il controllo dei dispositivi impiantati, i sistemi di telemonitoraggio.

“Segmentare i pazienti in funzione della storia clinica e delle caratteristiche di ciascuno – continua Gulizia – garantisce la certezza di scegliere la terapia più appropriata in modo economicamente sostenibile. Attraverso un’accurata selezione del paziente, è possibile convogliare i casi più urgenti e complessi, che hanno bisogno di interventi di impianto ad alta specializzazione, in centri d’eccellenza presenti nel territorio nazionale”. Un ulteriore sistema di snellimento del percorso di cura è rappresentato dall’utilizzo dei sistemi di telemonitoraggio per il controllo dei dispositivi impiantati: il monitoraggio da remoto dovrebbe divenire più capillare, in modo da indirizzare i pazienti con i problemi più gravi verso il centro d’eccellenza più vicino e gestire i controlli più di routine nei centri più piccoli. Questo ci consentirebbe di prevenire gli episodi di ictus dovuti a fibrillazione atriale attraverso monitor impiantabili sottocute, che possono inoltre essere collegati ad un telemonitoraggio cardiologico, per dare al cardiologo le informazioni necessarie in tempo reale.

Uno studio del 2010 ha infatti dimostrato che l’accuratezza del dispositivo di individuare episodi di fibrillazione atriale è del 98,5%”. “Nella tre giorni catanese – chiude il prof. Gulizia – discuteremo anche degli studi sui nuovi anticoagulanti orali da utilizzare nel campo della cardiopatia come il Rivaroxaban che, recentemente, ha ricevuto parere positivo all’approvazione in Europa anche per gli eventi aterotrombotici sui pazienti con sindrome coronarica acuta”. Si tratta di una svolta epocale, a cui il mondo scientifico guarda con grande attenzione, visti gli enormi benefici per i pazienti e in termini economici per il Sistema sanitario nazionale (si stima un risparmio di oltre 170 milioni di euro in 5 anni). Sul piano pratico, eviterà gli effetti invalidanti del dosaggio dell’INR, un prelievo periodico, generalmente ogni 3-4 settimane, fatto per controllare il livello di coagulazione del sangue in base al quale ritarare ogni volta la nuova dose da assumere, come previsto dalla terapia tradizionale, utilizzata da oltre cinquant’anni, con il Warfarin, meglio noto con il nome di Coumadin.

Vulcano, tra laghetto termale e mare che bolle

laghettovulcano.jpgVulcano – La “Pozza dei Fanghi” è alimentata ininterrottamente da emissioni (polle) di vapori sulfurei che mineralizzano fortemente l’acqua salmastra che in essa si trova, rendendola ipertermale e depositando un limo argilloso ad altissimo contenuto di zolfo. Queste sono le componenti fondamentali delle acque sulfuree che assicurano la totale salubrità delle stesse.

La sorgente termale di Vulcano può essere senza dubbio utile a tre gruppi di patologie: (Testo tratto dalla pubblicazione I Fanghi di Vulcano curata dal Dott. Alfredo Basile):

Affezioni articolari: REUMATISMI – OSTEARTROSI – DISTORSIONI – LUSSAZIONI ARTICOLARI – STIRAMENTI MUSCOLARI – FRATTURE (clicca qui per il filmato);

Affezioni dermatologiche: ACNE – PSORIASI (clicca qui per il filmato);

Affezioni delle vie aeree: AFFEZIONI CRONICHE DELL’APPARATO RESPIRATORIO – AFFEZIONI DI NATURA ALLERGICA – AFFEZIONI DI NATURA DISTROFICA ED INFIAMMATORIA  (clicca qui per il filmato);

Controindicazioni all’utilizzo dei fanghi termali di Vulcano:

SCOMPENSO CARDIO-CIRCOLATORIO – CARDIOPATIA ISCHEMIA – FEBBRI DI QUALSIASI NATURA – GRAVI VASCULOPATIE – GRAVIDANZA – MALATTIE GASTRO-INTESTINALI – NEOPLASIE MALIGNE – PERIODO MESTRUALE.

Cose da evitare assolutamente:

NON FARE IMMERGERE I BAMBINI AL DI SOTTO DEI 5 ANNI;

EVITARE LE IMMERSIONI NELLE ORE PIU CALDE;

NON PROLUNGARE MAI I TEMPI OLTRE QUELLI CONSIGLIATI (20 min.);

NON IMMERGERSI A STOMACO PIENO;

EVITARE ASSOLUTAMENTE DI CONTAMINARE GLI OCCHI CON L’ACQUA TERMALE PER EVITARE FORTI BRUCIORI

NON APPLICARE FANGO SUL VISO SENZA UNA CORRETTA DIAGNOSI.

Il mare che bolle è situato a cielo aperto, alle spalle del Porto di Levante, in una pozza circondata da vulcanomarechebolle.jpgcollinette sulfuree da cui fuoriescono soffioni caldi usati sia per insufflazioni (a debita distanza e con le dovute cautele), sia per applicazioni al corpo utili, soprattutto, per chi non può o non vuole fare l’immersione nei fanghi.

Questi sono una miscela di argilla con alto contenuto di zolfo micronizzato . Il pH acido, l’alto contenuto di zolfo, la temperatura tra i 40°C e gli 80°C per il continuo afflusso di gas caldi dalle sorgenti sotterranee in comunicazione pare, col centro attivo del vulcano, assicurano la sterilità dei fanghi. In particolare, sull’isola si trovano due emergenze di acque ipertermali in corrispondenza delle quali l’acqua ed il gas, erompendo alla superficie, vengono a formare dei particolari fanghi di grande efficacia soprattutto per le malattie artereoreumatiche e, in associazione alla notevole insolazione e al clima, anche per alcuni problemi dermatologici come la psoriasi.

Come riconoscere i sintomi di un ictustolo del post

ictus.pngRICONOSCERE I SINTOMI DI UN ICTUS PUO’ SALVARE UNA VITA

Durante una grigliata Federica cade.
Qualcuno vuole chiamare l’ambulanza ma Federica rialzandosi dice di
essere inciampata con le scarpe nuove.
Siccome era pallida e tremante la aiutammo a rialzarsi.
Federica trascorse il resto della serata serena ed in allegria.
Il marito di Federica mi telefonò la sera stessa dicendomi che aveva
sua moglie in ospedale.
Verso le 23.00 mi richiama e mi dice che Federica è deceduta.

Federica ha avuto un’ictus cerebrale durante la grigliata.
Se gli amici avessero saputo riconoscere i segni di un ‘ictus,
Federica sarebbe ancora viva.

La maggior parte delle persone non muoiono immediatamente.
Basta 1 minuto per leggere il seguito:

Un neurologo sostiene che se si riesce ad intervenire entro tre ore
dall’attacco si può facilmente porvi rimedio.
Il trucco è riconoscere per tempo l’ictus !!!
Riuscire a diagnosticarlo e portare il paziente entro tre ore in
terapia.
Cosa che non è facile.

Nei prossimi 4 punti vi è il segreto per riconoscere se qualcuno ha
avuto un’ictus cerebrale:

* Chiedete alla persona di sorridere (non ce la farà);

* Chiedete alla persona di pronunciare una frase completa (esempio:
oggi è una bella giornata) e non ce la farà;

* Chiedete alla persona di alzare le braccia (non ce la farà o ci
riuscirà solo parzialmente);

* Chiedete alla persona di mostrarvi la lingua (se la lingua è gonfia
o la muove solo lateralmente è un segno di allarme).
Nel caso si verifichino uno o più dei sovraccitati punti chiamate
immediatamente il pronto soccorso.
Descrivete i sintomi della persona per telefono.

Un medico sostiene che se mandate questa è- mail ad almeno 10
persone, si può essere certi che avremmo salvato la vita di Federica,
ed eventualmente anche la nostra.

Quotidianamente mandiamo tanta spazzatura per il globo, usiamo i
collegamenti per essere d’aiuto a noi ed agli altri.

Da Roma in linea Natalino Natoli

nnatolipiccola.jpgdi Natalino Natoli*

Il “male oscuro”: i disturbi depressivi.

Con la descrizione dei disturbi dell’umore concludiamo questo viaggio su alcuni disturbi psichici.

Il termine “depressione” tende generalmente a denotare una sensazione pervasiva e persistente di malinconia, tristezza o assenza di sentimenti. Tuttavia, essa non è di per sé sufficiente a diagnosticare un disturbo dell’umore: a tal fine, difatti, il sintomo della depressione deve essere associato ad altri segni per costituire un episodio depressivo. Questo comprende, difatti, anche una serie di manifestazioni cliniche riguardanti vari aspetti delle funzioni dell’individuo, tra cui quelle vegetative.

Come affermano Girardi e coll., “Nella depressione, l’individuo generalmente si descrive come triste, abbattuto, senza speranza; alcuni lamentano di sentirsi “spenti” o peggio di non avere sentimenti. Il quadro clinico è generalmente dominato dall’abbassamento del tono dell’umore, della perdita del piacere nel fare le cose (anedonia) e dalla perdita di interessi. La perdita di interesse o di piacere rappresenta un sintomo quasi sempre riscontrabile; spesso i pazienti riferiscono di sentirsi meno interessati agli hobbies, di non provare piacere o divertimento in attività che in precedenza erano considerate piacevoli”.

In seguito ad un episodio depressivo maggiore, si assiste ad un’alterazione in più aree:

Ø Area affettiva: si sperimenta un’incapacità di provare piacere e gioia; il soggetto ha una visione pessimistica di sé, si considera incapace e colpevole, è invaso da sentimenti di inadeguatezza e indegnità.

Ø Area neurovegetativa: modificazione dell’appetito e del peso corporeo (nei casi di riduzione dell’appetito è spesso riferita un’assenza di piacere nell’alimentarsi); alterazioni del ritmo sonno – veglia, diminuzione del desiderio sessuale; soprattutto in età adolescenziale si assiste ad un quadro di umore irritabile o instabile. Assai comuni sono la riduzione dell’energia, la faticabilità ed una generica astenia.

Ø Area cognitiva: il soggetto prova difficoltà di concentrazione ed esitazione nell’eloquio, peraltro caratterizzato dall’assenza di modulazione nel tono; sono frequenti idee di morte; spesso sono presenti idee ruminative su errori del passato, le quali, nelle forme più gravi, possono assumere caratteristiche deliranti. Alterazioni mnestiche sono spesso un sintomo evidente della depressione negli anziani.

Ø Area psicomotoria: agitazione o rallentamento psicomotorio: la prima si manifesta, tra l’altro, come incapacità di stare seduti, stropicciarsi la pelle o gli indumenti, maneggiare nervosamente oggetti; il secondo, come riduzione della mimica e della gestualità, spesso accompagnata da un rallentamento ideativi e riduzione della produzione verbale.

Criteri diagnostici del DSM IV – TR per l’Episodio Depressivo Maggiore

A. Cinque (o più) dei seguenti sintomi sono stati contemporaneamente presenti durante un periodo di 2 settimane e rappresentano un cambiamento rispetto al precedente livello di funzionamento; almeno uno dei sintomi è costituito da 1) umore depresso o 2) perdita di interesse o piacere.

Nota Non includere sintomi chiaramente dovuti ad una condizione medica generale o deliri o allucinazioni incongrui all’umore.

1) umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno, come riportato dal soggetto (per es., si sente triste o vuoto) o come osservato dagli altri (per es., appare lamentoso). Nota Nei bambini e negli adolescenti l’umore può essere irritabile

2) marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte, o quasi tutte, le attività per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno (come riportato dal soggetto o come osservato dagli altri)

3) significativa perdita di peso, senza essere a dieta, o aumento di peso (per es., un cambiamento superiore al 5% del peso corporeo in un mese) oppure diminuzione o aumento dell’appetito quasi ogni giorno. Nota Nei bambini, considerare l’incapacità di raggiungere i normali livelli ponderali

4) insonnia o ipersonnia quasi ogni giorno

5) agitazione o rallentamento psicomotorio quasi ogni giorno (osservabile dagli altri, non semplicemente sentimenti soggettivi di essere irrequieto o rallentato)

6) faticabilità o mancanza di energia quasi ogni giorno

7) sentimenti di autosvalutazione o di colpa eccessivi o inappropriati (che possono essere deliranti), quasi ogni giorno (non semplicemente autoaccusa o sentimenti di colpa per essere ammalato)

8) ridotta capacità di pensare o di concentrarsi, o indecisione, quasi ogni giorno (come impressione soggettiva o osservata dagli altri)

9) pensieri ricorrenti di morte (non solo paura di morire), ricorrente ideazione suicidaria senza un piano specifico, o un tentativo di suicidio, o l’ideazione di un piano specifico per commettere suicidio.

B. I sintomi non soddisfano i criteri per un Episodio Misto.

C. I sintomi causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti.

D. I sintomi non sono dovuti agli effetti fisiologici diretti di una so-stanza (per es., una droga di abuso, un medicamento) o di una condizione medica generale (per es., ipotiroidismo).

E. I sintomi non sono meglio giustificati da Lutto, cioè, dopo la perdita di una persona amata, i sintomi persistono per più di 2 mesi o sono caratterizzati da una compromissione funzionale marcata, autosvalutazione patologica, ideazione suicidaria, sintomi psicotici o rallentamento psicomotorio.

La comparsa di uno o più episodi depressivi maggiori determina la sindrome denominata “Disturbo Depressivo Maggiore”. Esso colpisce più frequentemente le donne e può insorgere in qualsiasi età, sebbene le fasce in cui essa ha maggiori probabilità di presentarsi vanno dai 25 ai 35 anni e dai 55 ai 65. Esordisce in maniera spesso nascosta, difatti talvolta il soggetto non è immediatamente consapevole della presenza di tale disturbo; solo successivamente quest’ultimo tende a stabilizzarsi, assumendo intensità variabili da forme lievi, in cui permane un livello di funzionamento abbastanza buono, a forme estremamente gravi, sfocianti in deliri e spesso in suicidi. Anche la durata dell’episodio depressivo è variabile da poche settimane a molti mesi, in genere in proporzione all’intensità della sintomatologia. Il disturbo tende a risolversi spontaneamente, seguito da un periodo denominato normotimia nel quale il soggetto torna ai livelli di funzionamento precedenti l’insorgenza del disturbo. Le possibilità di recidiva sono molto elevate: nei due anni successivi alla remissione del primo episodio raggiungendo il 50% di probabilità; in assoluto, la possibilità di un secondo episodio nel corso della vita raggiunge il 90%.

Mentre per diagnosticare la presenza di una depressione maggiore è necessario che siano presenti almeno cinque dei sintomi indicati all’interno dell’episodio depressivo maggiore (vedere Tabella), l’esistenza di soli tre sintomi (di cui uno necessariamente relativo all’umore depresso), presenti per almeno due anni, determina la diagnosi di Disturbo Distimico. Esso è ad insorgenza precoce (soprattutto tra i 18 e i 30 anni) e tende ad essere meno responsivo ai trattamenti farmacologici; tale disturbo è caratterizzato da un umore cronicamente depresso per un periodo non inferiore ai due anni, che però non raggiunge mai una gravità tale da essere diagnosticabile come Disturbo Depressivo Maggiore. A causa della precoce insorgenza della Distimia, la sua sintomatologia diviene parte dell’esperienza quotidiana dell’individuo e pertanto è spesso difficilmente distinta dal suo funzionamento abituale.

*Psicologo

Da Roma in linea Natalino Natoli

nnatolipiccola.jpgdi Natalino Natoli

Il disturbo ossessivo-compulsivo.

Il disturbo che trattiamo in questo articolo sul viaggio che stiamo effettuando intorno al complesso fenomeno dell’ansia rappresenta uno dei modi di esprimersi dell’ansia, un modo forse tra i più crudeli, perché mentre disturba la mente con pensieri assurdi, le lascia tutta la lucidità necessaria per accorgersi della loro illogicità senza però quasi mai concedere la determinazione sufficiente per liberarsene.

Il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) è uno dei disturbi d’ansia più frequenti ed è generalmente caratterizzato dalla compresenza di ossessioni e compulsioni, anche se, in alcuni casi, si possono presentare ossessioni senza compulsioni e viceversa. La mente del soggetto è invasa da pensieri, immagini o impulsi invasivi, persistenti e incontrollabili (ossessioni), sentite come disturbanti e intrusive, e, almeno quando le persone non sono assalite dall’ansia, sono giudicate come infondate ed insensate. Esse causano un disagio tale (in genere apprensione, senso di colpa, disgusto) che il soggetto, per tenerle a bada, si sente costretto a  ripetere di continuo determinate azioni mentali o comportamenti, simili a rituali o cerimoniali (compulsioni) per ridurre le emozioni negative suscitate dalle ossessioni o per scongiurare una qualche “catastrofe” [Pancheri, 1992].

Fugaci esperienze di questo genere possono essere abbastanza comuni (molti “fanno le corna” o “toccano ferro” per allontanare l’eventualità che si verifichi una disgrazia, come se bastasse quel semplice gesto a piegare il corso degli eventi; inoltre, può capitare a chiunque di provare il timore di non aver chiuso bene la porta di casa e andare quindi a ricontrollare), ma un ossessivo-compulsivo le vive con tale intensità e frequenza che arrivano ad interferire pesantemente con la vita di tutti i giorni.

Tipico di questo disturbo è l’utilizzo del cosiddetto “pensiero magico”, in cui il soggetto ha l’illusione di controllare eventi che non è possibile influenzare tramite una relazione di causa-effetto. Il pensiero magico è una rappresentazione del pensiero che consiste nel credere che la realtà si adegui alle proprie aspettative o che il pensiero trasformerà la realtà per permettere di evitare una delusione o di superare una difficoltà. Si tratta di una vera e propria “danza della pioggia”, usata dai nostri antenati in maniera adattiva per dare un’idea di prevedibilità e controllabilità degli eventi. Presente in maniera massiccia nella tipologia di disturbo ossessivo-compulsivo, in realtà il pensiero magico domina la mente del bambino come processo psichico sano in questa fase evolutiva. Un esempio può essere: “Se prendo un bel voto a scuola mamma e papà non litigano”.

Le ossessioni-compulsioni possono essere di varia natura; è stata tentata una loro classificazione in sette differenti categorie.

Ø  Disturbo ossessivo-compulsivo da accumulo o accaparramento

È un’ossessione incentrata sull’impulso a conservare oggetti insignificanti e inservibili (riviste e giornali vecchi, pacchetti di sigarette vuoti, bottiglie vuote, confezioni di alimenti), che induce compulsioni di accumulo per timore di gettare via qualcosa che “un giorno o l’altro potrebbe servire…”. Questo tipo di comportamento, normale entro un certo limite finché si tratta di oggetti che hanno un valore sentimentale, assume caratteristiche patologiche nel momento in cui lo spazio occupato da tali “collezioni” diventa tale da sacrificare la vita delle persone e dei suoi familiari, che spesso si trovano costretti a vivere in quella che sembra una discarica, sebbene chi abbia questo disturbo si mostri orgoglioso delle proprie collezioni.

Ø  Disturbo ossessivo-compulsivo da contaminazione

I soggetti che ne soffrono sono tormentati dalla preoccupazione di potersi sporcare o contagiare da improbabili malattie entrando in contatto con sostanze di vario tipo, quali: escrementi, secrezioni del corpo, sporcizia, sostanze chimiche, siringhe, carne cruda, saponi, solventi, detersivi, ecc.. In alcuni casi non si teme di ammalarsi, ma si prova comunque un forte senso di disgusto nell’entrare in contatto con certe sostanze, ed evita conseguentemente luoghi “contaminati” come bagni pubblici, cassonetti, autobus. Qualora il soggetto dovesse entrare in contatto con uno di questi agenti “contaminati”, metterà in atto una serie di rituali di lavaggio, pulizia e sterilizzazione ripetuti e particolareggiati (compulsioni) al fine di  attutire la sensazione di contaminazione ed il disagio ad essa connesso. Tali rituali si estendono spesso sui familiari, che sono costretti dal paziente a lavarsi più del necessario per “decontaminarsi”].

Ø Disturbo ossessivo-compulsivo da controllo

Implica controlli inutilmente protratti e ripetuti, finalizzati a prevenire disgrazie o incidenti: chi ne è affetto ha infatti il dubbio ossessivo di aver fatto qualcosa di male, qualcosa di sbagliato, e tende a mettere in atto compulsioni finalizzate a tranquillizzarsi e a togliersi il dubbio di aver inavvertitamente danneggiato qualcuno o qualcosa. Ecco quindi che controllano bene e più volte di aver chiuso bene la porta di casa o le finestre o l’auto, di non aver lasciato aperto il rubinetto del gas, di aver spento le luci; contano e ricontano i soldi, rileggono mille volte dei moduli per assicurarsi che siano stati compilati correttamente, controllano se hanno ancora tutto in borsa o in tasca per timore di aver perso qualcosa. Tali compulsioni cercano tutte di neutralizzare il senso di colpa,  o per aver commesso qualcosa (colpa da responsabilità) o per non aver fatto il possibile per evitare che accadessero eventi negativi (colpa da omissione).

Ø Disturbo ossessivo-compulsivo da ordine e simmetria

Chi ne soffre non tollera assolutamente che gli oggetti siano posti in modo anche minimamente disordinato o asimmetrico, perché ciò gli procura una sgradevole sensazione di mancanza di armonia e di logicità, avendo l’ossessione che “c’è qualcosa che non va”; ad essa, segue la compulsione di ordinare e riordinare in continuazione, secondo criteri cromatici, di forme o dimensioni, eccetera. Tale compulsione all’ordine può riguardare anche il proprio corpo, così la persona può passare ore e ore davanti allo specchio, alle prese con continue sistemazioni e rituali di ordine.

Ø Disturbo ossessivo-compulsivo da superstizione eccessiva

Le superstizioni sono abbastanza comuni nella credenza popolare, tuttavia in questa forma di ossessioni-compulsioni le si estremizza fino a portarle al paradosso: il pensiero superstizioso è infatti qui portato all’eccesso. Si arriva a temere che fare o non fare determinate cose sia determinante per l’esito degli eventi: c’è chi teme determinati numeri (in genere il 4, il 17 o il 13) ed è convinto che la loro vista possa portare sfortuna finché questa non sia annullata, al contrario, da un numero portafortuna, e rimane in uno stato d’ansia finché non ne incontra uno; c’è chi teme che pensare a determinati eventi spiacevoli possa poi imprimere la sua negatività nella realtà, e deve pertanto compiere determinati rituali (compulsioni) di annullamento per azzerarne gli effetti sgradevoli.

Ø Ossessioni pure

Sono pensieri o immagini in cui la persona vede se stessa che attua comportamenti che giudica inaccettabili, pericolosi o sconvenienti; tali ossessioni possono essere a contenuto aggressivo, religioso, sociale o sessuale. Si può infatti avere il pensiero intrusivo o fastidioso di aggredire qualcuno o far del male a se stesso, di bestemmiare o compiere atti blasfemi, di avere rapporti pedofilici o interessi omosessuali. Si parla di “ossessioni pure” in quanto non sono accompagnate da alcun rituale compulsivo, ma solo pensieri ossessivi.

Ø Compulsioni mentali

Sono chiamate così poiché il soggetto, per fronteggiare un’ossessione di qualsiasi genere, non compie alcun cerimoniale materiale ma mette in atto una serie di rituali esclusivamente mentali (contare, pregare, ripetersi frasi, formule, pensieri positivi o numeri fortunati) per ridurre l’ansia scongiurando la possibilità che si realizzi il contenuto del pensiero ossessivo.

In base a dati raccolti da studiosi americani, il disturbo ossessivo-compulsivo affligge dal 2 al 3% della popolazione, più frequentemente le donne, almeno l’80% dei pazienti con DOC ha sia ossessioni che compulsioni, meno del 20% ha solo ossessioni o solo compulsioni.