Eolie&parco

amarrapiccola.jpgdi Antonio Marra

Vorrei soffermarmi alla descrizione di cosa e’ un Parco Nazionale con l’ umilta’ di cercare di spiegare a chi ha una coscienza ambientale lontana da questo concetto e realizzo di bene,quelle che sono le reali potenzialita’ di una struttura investita in Ambiente atta a valorizzare il territorio.Cercando di non offendere nessuno apro il discorso per vincere il preconcetto.In questi giorni di combattute ragioni elettorali motivate dall’ascesa al trono del complesso compito amministrativo del Comune Lipari ed Eolie,ho sentito parlare le varie componenti rappresentative in riferimento al Parco nazionale delle Eolie e quasi tutte,dico quasi perche’ per fortuna qualcuno che si propone positivamente e con chiarezza di idee c’e’,si sono espresse sfavorevolmente o previo requisiti insostenibili per la creazione del Parco Eolie,vedendolo e vivendolo non come bene comune ma come limite e castrazione.Addirittura si e’ accennato al totale fallimento su tutto il territorio Nazionale di questa forma di creazione di zona tutelata volta a valorizzare il territorio e a creare economia Ambiente.

Questo mi ha lasciato capire che non c’e’ una coscienza ambientale adatta nel nostro territorio e che il preconcetto,alimentato da ignoranza,e’ vincente nella definizione ma non nei fatti concreti.Abbiamo qui di fronte il Parco dei Nebrodi,uno dei tanti e fortunati parchi di cui la nostra Sicilia beneficia e che porta questa regione ad essere tra le piu’ fortunate in Italia per le aree ambientali.Quanti di voi lo hanno visitato o lo conoscono? Chi ci e’ andato e’ andato per vivere il Parco come Ambiente o per la schiticchiata? E’ lo stesso modo con cui lo vivono le persone dei luoghi e paesi di quella area della Sicilia.Ne vivono solo le strutture di riecezione dove e’ possibile soffermarsi per il pranzo o fare la brace,lo disprezzano perche’ li limita nella raccolta dei funghi,nelle discariche abusive e nella costruzione di abitazioni.Ma i parchi ci sono e funzionano anche se limitatamente alle possibilita’ sempre minori di questa epoca di crisi e di superfluo,dove il superfluo e’ l’ amore per il territorio e per l’ambiente.

Abbiamo una educazione sbagliata,anzi non abbiamo una educazione Ambientale e poco si fa nelle scuole per creare una coscienza di partecipazione alla qualita’ della vita nostra e del pianeta.Per fortuna nei giovani questo e’ molto sentito ed e’ piu’ vicino che alle generazioni come la mia e quelle precedenti.Io sono cresciuto nell’era dello spazio e dell’industria,dell’abusivismo , ora lo spazio e’ prezioso e l’ambiente va preservato con forme di economie attive che producano occupazione e valore.Un parco non limita le economie ma le sostiene.Certamente vincola e vincola quelle aree di particolare valore ambientale che e’ giusto che siano vincolate,ma i vincoli sono diversificati e tante sono le aree di uso agricolo,pastorale,per la fluizione didattica ed escursionistica guidata.Soprastante ho parlato dei Nebrodi dove la pastorizia occupa la stragrande parte del territorio del Parco,gli allevatori ne hanno beneficiato con le recinzioni e si sono assoggettati solo al passaggio delle Portelle atte a creare accessi alle aree di interesse per consentire la fluizione ai visitatori.

Le aree agricole hanno beneficiato della valorizzazione del prodotto ma se non nasce nelle persone quella sinergia di collaborazione ed apertura,quella volonta’ di apprezzare e non disprezzare, il valore che viene creato  finisce,dovuto alla mancanza di capacita’ organizzativa e culturale adeguata alla complessita’ della struttura e vita di un parco nazionale,enorme beneficio ed interesse di motivazione turistico ambientale che valorizza il territorio rendendolo unico nella sua particolarita’.Cosa vi aspettate da un parco nazionale ,i giardini della Regia di Caserta o i Boboli di Firenze,l’orto botanico di Palermo? Un parco e’ un valore immenso ed e’ creato dalla Natura,e’ quello che avete sotto gli occhi tutti i giorni quando guardate il Monte S’Angelo o il territorio che l’isola ha riconquistato dopo gli anni di abbandono delle coltivazioni.

E’ capire il meccanismo di vita con cui lentamente la Natura vive ,si muove e si rigenera,con cui ci meraviglia.L’economia di Isole come le nostre vanno diversificate per poter agire su largo spettro,cosi come ci vogliono le strutture ci vogliono le aree protette altrimenti si perde la motivazione per cui si sono create le strutture e quando tutto e’ fatto non c’e’ piu’ il territorio che era la motivazione che ci ha portato a creare le strutture.Non si tratta solo di controllare l’espanzione abitativa o la speculazione turistica, le discariche.Quelle gia con un attenta politica amministrativa sono ben definite .Un Parco e’ ben altra cosa,e’ un investimento nell’ambiente per creare economia Ambientale.

Eolie&parcoultima modifica: 2012-05-04T09:22:27+02:00da leonedilipari
Reposta per primo quest’articolo

Eolie&Parco

pspinella.JPGdi Pinuccio Spinella
Ritengo che siano maturi i tempi per promuovere un “Dibattito” dal titolo “Progetto Parco Isole Eolie”. Il Dibattito, a mio avviso, si dovrebbe sviluppare su una progettualità che ogni “competitors” presenta  esprimendo la propria opinione su “Parco si o Parco o no”. Il progetto dovrebbe contenere alcuni elementi di base:
bozza di regolamento, valorizzazione del territorio con particolare riferimento alla fruizione dei siti naturalistici (parco vulcani – spiagge bianche – itinerari di traking – cultura e tradizione, ambiente).
Raccolta e smaltimento dei rifiunti in un contesto ambientale di pregio.
Una fiscalità particolare per i Comuni Montani: Lipari è comune montano per cui ricorrono tutte le disposizione della Legge nazionale sulla montagna e sono applicabili, perchè la normativa di gestione dei Parchi è Nazionale di competenza del Ministero dell’Ambiente.
Viabilità: avviare un processo di utilizzazione di mezzi elettrici incentivando la sostituzione con interventi da parte del Ministero.
 
Il progetto di “parco” dovrebbe fare emergere un’isola molto particolare singolare tanto da attrarre un forte interesse naturalistico:
l’utilizzazione dello stabilimento di San Calogero come “Club House” a servizio di un campo di Golf sottostante l’area di Madoro.
 
Come si può dedurre, una progettualità “Parco” potrebbe rappresentare una svolta molto interessante e mi pare utile per tutti affrontarla con saggezze e lungimiranza.
 
Eolie&Parcoultima modifica: 2010-12-07T10:42:36+01:00da leonedilipari
Reposta per primo quest’articolo

Eolie&parco

aemail.jpgLa fama del tuderte Antonio Pinotti è sbarcato nelle isole Eolie sull’onda di una polemica locale.
Su un blog locale è scritto infatti che “ In democrazia ritengo vadano rispettate, e comunque adeguatamente valutate, le opinioni e le scelte di chi non la pensa esattamente come noi e non vedo pertanto nulla di scandaloso nella presa di posizione del Sig. Antonio Pinotti riguardo alla recente decisione del Consiglio Comunale sulla problematica del Parco. Diversamente opinando si cadrebbe inevitabilmente nel preconcetto, scivolando nella faziosità “a prescindere”.
Esattamente l’opposto di quanto ho sempre asserito sino ad oggi essere necessario per un sereno confronto tra diverse “anime“ della popolazione; confronto sistematicamente glissato dai sostenitori della scelta pseudo ambientalista del Parco sulla opportunità del quale Ti invito a fare un semplice giro di orizzonte che non si limiti alle Cinque Terre, all’Arcipelago Toscano, a quello de La Maddalena, ma che spazi sino al parco nazionale dello Stelvio, ove buona parte della popolazione, sull’orlo oramai di una “crisi di nervi” per le ricadute scellerate dei vai limiti imposti, chiede a gran voce la revoca del decreto istitutivo o all’area protetta di Portofino, ove è stata richiesta la rideterminazione in minus della perimetrazione del parco.

E’ pertanto originale che qualcuno, esterno alla nostra Associazione, voglia “indirizzare “la nostra attività sin quasi a chiederci conto di chi, pensandola come noi, ci appoggia in una lotta che sappiamo benissimo essere impari ma che siamo ben decisi a portare avanti anche, occorrendo, in sede di Giustizia Amministrativa.
-Vorrai pertanto prendere nota, caro Pino, che Antonio Pinotti (Corriere dell’Umbria e pubblicista del Cacciatore.com) ed Angelo Stango (Presidente del Partito Politico Caccia Ambiente), al Convegno sul Parco Nazionale delle Isole Eolie, organizzato dal Comune di Lipari nel luglio scorso, sono stati relatori indicati dall’Associazione Cacciatori Eoliani, rappresentata dal geom. Angelo Scafidi, anch’essa facente parte del cd “fronte comune del NO”, unitamente a La Voce Eoliana, Pantelleria Libera ed a una delegazione delle Egadi (cui non è stato consentito di intervenire visto che si è avuto fretta di smobilitare baracca e burattini un volta che “Sua Eccellenza” il ministro (con la “m” minuscola) si è accomiatata dopo aver ascoltato tutti gli esponenti dei “favorevoli” al parco); e ciò lo si può evincere facilmente sia dagli atti del convegno (basta richiederli al Comune di Lipari) sia dai vari comunicati postati sui blog locali.

Non vedo quindi quale cordone ombelicale possa legare La Voce Eoliana ed il Partito Politico Caccia Ambiente se non quello di aver partecipato ad un convegno per esprimere le ragioni del NO al Parco, in maniera democratica e civile.
Come (quasi) tutti, quel giorno, abbiamo avuto il piacere di conoscere il sig. Pinotti ed il dott. Stango instaurando con loro un semplice rapporto di cordiale amicizia senza alcuna altra pretesa o promessa futura; e ciò ci ha portato ad avere il piacere di postare alcuni articoli inerenti i parchi scritti dal sig. Pinotti, e allora?… Francamente, pur non essendo un cacciatore, non vedo il motivo della demonizzazione di tale categoria di soggetti la cui attività venatoria, invero oramai alquanto ridotta e criticata spesso a sproposito, risulta normata in maniera rigida e puntuale.”

Eolie&parcoultima modifica: 2010-11-29T07:54:36+01:00da leonedilipari
Reposta per primo quest’articolo

Eolie&parco

dgrillo.JPGPremetto che a nostro avviso il Parco sia un ottimo orientamento per la salvaguardia del patrimonio naturalistico delle Eolie, ma mirkosaltalamacchia.JPGsperiamo anche che non sia un ottimo deterrente per favorire gli interessi di pochi a discapito di molti. Abbiamo letto con molto interesse gli interrogativi posti dal Dott. Spinella, che condividiamo come punti focali per la soluzione di certi quesiti. Quello che tralascia il Dott. Spinella e che non tutti gli eoliani ragionano nell’ottica “vincente o perdente”, e che alcuni vogliono soltanto salvaguardare la natura, utilizzando i vincoli del parco per impedire un ulteriore cementificazione. Quello che abbiamo notato dai vari pareri è la condivisione dell’elemento PARCO. ma con finalità differenti.

Da una parte che chi lo vede come una soluzione di marketing per lo sviluppo economico, e dall’altra chi lo vede come strumento per preservare la natura, con l’illusione che entrambe le finalità possano seguire un percorso parallelo.  NON è COSI’,non siamo ipocriti !!!. Se vogliamo che il Parco non diventi l’ennesimo AFFARE che favorisca una strumentalizzazione politica,dobbiamo fare CHIAREZZA per sapere realmente a cosa si va in contro. Solo così avremo gli strumenti necessari per poter valutare senza pregiudizi e con consapevolezza.
Chiudiamo con una frase del Gattopardo d i T.di Lampedusa: “ Se tutto deve rimanere com’è, è necessario che tutto cambi”.
 
Danilo Grillo e Mirko Saltalamacchia (cittadini disinformati)
Eolie&parcoultima modifica: 2010-11-27T20:30:00+01:00da leonedilipari
Reposta per primo quest’articolo

Eolie&parco

gfontipiccola.jpgdi Gesuele Fonti*

 

in merito al comunicato diffuso sui siti di informazione locale dai gruppi consiliari UDC e Nuovo Giorno, relativamente all’istituzione del  parco nazionale delle Isole Eolie, rappresenta quanto segue. Intanto consiglierei a UDC E Nuovo Giorno, e per essi ai loro illuminati componenti il gruppo consiliare, che   prima di affermare “l’inutile deliberato del Consiglio Comunale” saggezza avrebbe imposto di attendere la conclusione dell’iter del procedimento in tutte le sue fasi, eventualmente, anche giudiziaria. I consiglieri di UDC e Nuovo giorno affermano “avevamo anticipato di non essere d’accordo a quel deliberato che da li a poco si sarebbe espresso negativamente su questo Parco,” (all’istituzione) probabilmente perché favorevoli  comunque all’istituzione del parco nazionale delle isole eolie, salvo poi far credere alla gente di essere contrari alla sua istituzione.

 

Prova ne è, che in data 26 febbraio 2010 tutti i rappresentati dei gruppi di minoranza, compresi UDC e Nuovo Giorno,  con richiesta di autoconvocazione del Consiglio Comunale prot. 7435  pari data, chiedevano, di esprimere parere FAVOREVOLE all’istituzione del Parco Nazionale Terrestre e Marino delle Isole senza nemmeno conoscere gli atti del procedimento.

Coerenza avrebbe voluto, che gli stessi gruppi di minoranza portassero avanti, fino in fondo, la loro tesi (giusta o sbagliata che sia) che è quella del no a questo tipo di parco e a questa perimetrazione. Va da se che affermare e dichiarare di essere contrari a questo tipo di parco e a questa perimetrazione, significa condividerne l’istituzione,  tanto che nella parte finale del comunicato di UDC e Nuovo Giorno  ribadisce “di essere contrari A QUESTO PARCO E DI QUESTA PERIMETRAZIONE”

 

Non ha giustificazioni poi l’asserire  “abbiamo evitato di votare contro o astenerci e siamo usciti dall’aula per non contrapporci e non far sorgere equivoci o strumentalizzazioni” ,  in quanto lasciando  l’aula vi siete sottratti al confronto nella sede istituzionale competente e ancora peggio non avete prodotto una contro proposta o emendare quella in discussione.

Nel documento posto all’ordine del giorno del Consiglio Comunale ed approvato dai consiglieri comunali  Rifici, Casilli, Finocchiaro, Longo, Megna, Fonti,Giuffrè, Gugliotta e Centorrino,  si è deliberato: Di esprimere volontà contraria alla istituzione del Parco Nazionale delle Isole Eolie. Di conferire mandato al Sindaco,organo monocratico responsabile dell’esecuzione degli atti consiliari, di trasmettere immediatamente il presente provvedimento al Signor Presidente della repubblica On. Giorgio Napolitano, al Signor Presidente della Regione Siciliana On. Raffaele Lombardo, all’On.le Assessore Regionale Territorio e Ambiente, agli On.li Consiglieri dell’Assemblea Regionale Siciliana, ai sig.ri Sindaci del Comuni di Leni, Malfa e S. Marina Salina; all’On.le Ministro dell’Ambiente. Di conferire mandato al Sindaco di promuovere la costituzione di un tavolo tecnico con gli altri Comuni eoliani e con la Regione Sicilia, finalizzato a concorrere alla formazione sostanziale della contraria volontà regionale; Di conferire mandato al Sindaco di richiedere un pronunziamento inequivocabile da parte del Governo e dell’Assemblea Regionale Siciliani, che neghino in modo chiaro al Ministero dell’Ambiente l’intesa di cui all’art. 8 comma 3 L. 394/1991.

 

Ma cosa c’è di tanto scandaloso nella delibera del Consiglio Comunale approvata il16/11/2010 che avrebbe scatenato il convincimento del Ministro e dei sui tecnici di accelerare  l’iter e istituire subito il Parco nazionale delle Isole Eolie? Come mai i consiglieri di minoranza, ad eccezione del Consigliere Centorrino, hanno cambiato completamente opinione sull’istituzione del parco? Infatti, i Consiglieri Comunali Paino, Lauria, Dalia, Sabatini e Biviano, in data 11/7/2010 delibera Consiglio Comunale n. 58 avente ad oggetto Parco Nazionale delle Isole Eolie dichiaravano; Consigliere Mario Paino UDC:  “dice che è una vittoria per tutta la gente di Pianoconte ma anche di tutta la popolazione eoliana.  Il Parco condiviso tutti lo volevano adottare ma nessuno sapeva cosa fosse,ma il 100% della popolazione di Pianoconte è contraria a Parco. Ribadisce le difficoltà che si sono avute per avere in Consiglio Comunale per la presenza dei funzionari regionali. Ritiene che questo Consiglio Comunale se si esprimerà per il “no” al parco non sarà la vittoria di Longo o di altri, ma sarà la vittoria della gente di Pianoconte e non sarà la sconfitta di nessuno. Un “no” al Parco non è soltanto utile ma doveroso “. …omississ Consigliere Lauria UDC per dichiarazione di voto:  “dice di votare favorevolmente al documento presentato perché si è sempre stati contrari al Parco  ed al limite potrebbe essere favorevole al parco col consenso della gente, consenso che però non c’è. Per cui si è sempre più convinti per un “no” al Parco e pertanto dice di votare favorevolmente il documento sul parco” Consigliere Comunale D’alia per dichiarazione di voto:  “dice di votare contrario al Parco perché vive in campagna e comprende con quanta fatica la gente coltiva la terra ed il Parco a loro arrecherà danno. Il Parco sarà un altro carrozzone con tanti costi che pagheranno i cittadini e non la Prestigiacomo che viene a sponsorizzare il parco.

 

Ribadisce il suo “no” al Parco.  Consigliere Sabatini Nuovo Giorno:  “dice che egli a differenza del consigliere Casilli  non dirà la propria posizione sul Parco, ma gli interessa quello che vuole la gente a discapito della propria posizione. Si è appreso che oggi la maggioranza non è presente per il Parco. A marzo il Parco c’era, allora perché il consigliere Casilli vuole aspettare il Ministro, per sentirsi dire cosa? Giorno 17 ci sarà l’ennesimo show. Il Consiglio Comunale ha chiesto con un documento chiaro di fermare il gioco perché ha sentito la gente e si deve avere il coraggio di dire le cose come stanno,senza ipocrisia. Anche il Consigliere Biviano per dichiarazione di voto: “ringrazia i consiglieri di minoranza che anno portato all’attenzione dell’opinione pubblica la problematica del Parco partecipando anche alle varie riunioni. Crede che anche questa sia una grande “bufala” come quella sui porti. Preannuncia il proprio voto favorevole alla proposta così come emendata perché anche se il Parco potrebbe essere una opportunità ritiene che il nostro territorio si già abbastanza tutelato con gli strumenti che già ci sono. Con 250 mila Euro per il Parco si riuscirà a mala pena il Consiglio di Amministrazione e qualche dipendente.

 

Con le attuali condizioni non si sente di dire si ad una ipotesi di Parco che appare una grossa bufala. È un parco non condiviso dalla gente. È facile, ora che tutto lascia presagire all’imminente istituzione, dire “VE LO AVEVAMO DETTO”   e salire così sul carro di chi vuole l’istituzione del Parco, del quale in verità non siete mai scesi.  Per non parlare del Consigliere Guarino citato nel comunicato,meglio avrebbe fatto nell’affrontare la questione Parco a declinare l’invito del Sindaco a ricoprire l’incarico di consulente dell’Amministrazione redigendo perimetrazioni ed esprimendo pareri. Non si diventa classe dirigente strumentalizzando ogni occasione  e scappando di fronte ad un problema che potrebbe arrecare seri problemi all’economia di questo paese. Nel momento in cui si va forse diritti verso una decisione già presa da tempo e senza avere avuto alcuna possibilità interloquire con i tecnici e lo stesso Ministro,che va ricordato aveva promesso di ritornare in Consiglio Comunale, cosa che ancora oggi si attende, abbiamo ritenuto giusto  esprimere un netto dissenso all’istituzione del parco,e forse questo un torto?  Infine, nel rimanere sempre più convinto di avere operato nel giusto e di non dovermi rimproverare nulla, proseguirò la mia battaglia con ogni mezzo ed in ogni sede affianco e nell’interesse della gente.

 

*Consigliere comunale Il Faro

 

Eolie&parcoultima modifica: 2010-11-26T18:52:04+01:00da leonedilipari
Reposta per primo quest’articolo

Eolie&Parco

mpaino.JPGDopo quanto trapelato, con notizie di stampa, circa la reazione dell’Assessorato Regionale a seguito della asabatinipiccolasenzaocchiali.jpgconsegna dell’inutile deliberato del Consiglio Comunale del 16.11.2010 sul Parco, sorge spontanea la scontata considerazione: VE LO AVEVAMO DETTO ! In quella seduta del Consiglio, per bocca del Consigliere Paino, e per onestà anche dal Consigliere Guarino che certo non appartiene ai nostri gruppi, avevamo anticipato di non essere d’accordo a quel deliberato che da li a poco si sarebbe espresso negativamente su questo Parco, invece i Consiglieri di maggioranza si sono  perrsi in una serie di enunciazioni di principio generiche ed inefficaci. Secondo noi quel deliberato non raggiunge lo scopo di impedire l’adozione di questo Parco.

Pur non condividendo quella posizione voluta dal Presidente e dalla maggioranza, perché per noi controproducente e potenzialmente dannosa, abbiamo evitato di votare contro o astenerci e siamo usciti dall’aula per non contrapporci e non far sorgere equivoci o strumentalizzazioni. Certamente questa volta non servivano i nostri voti ad una maggioranza “ricompattata” all’occorrenza, su una posizione superficiale e strumentale, quindi non è stato possibile mediare ed impossibile convincere i nostri colleghi. Abbiamo fatto rilevare a tutti  i colleghi Consiglieri – solo interessati ai facili applausi – che quel deliberato avrebbe raggiunto lo scopo inverso, dimostrando l’incapacità del Consiglio Comunale di essere un attore serio, credibile ed efficace nella concertazione necessaria nell’iter dell’adozione del Parco. 

Noi eravamo e siamo contrari all’adozione di questo parco e di questa perimetrazione, ed è questo che avremmo dovuto deliberare per motivare e  chiarire a chi ci poneva il quesito la nostra volontà; così saremmo stati efficaci. Ancora oggi, per il bene dei nostri concittadini, ci dichiariamo disponibili a una iniziativa Consiliare seria che riesca a essere incisiva nella concertazione che speriamo non sia conclusa.  Ci resta l’amarezza di costatare che chi ha voluto ad ogni costo seguire una strada sbagliata ci sia riuscito, compiendo anche l’incredibile impresa di spaccare un Consiglio Comunale che sull’opposizione a questo parco si era espresso all’unanimità già il 11.07.2010.

UDC  – NUOVO GIORNO

Eolie&Parcoultima modifica: 2010-11-25T19:17:25+01:00da leonedilipari
Reposta per primo quest’articolo

Eolie&parco

apajnoavv.JPGEgr. Direttore,

come molti altri cittadini, ho assistito al Consiglio Comunale di ieri ed ascoltato con attenzione gli interventi dei diversi consiglieri intervenuti alla discussione. Non ho condiviso, ma certamente rispetto,  la scelta di alcuni di essi che hanno preferito lasciare i lavori d’aula pur dichiarandosi apertamente contrari alla istituzione del parco: il prendere una posizione da concretizzare nel voto mi sarebbe sembrata una scelta più coerente essendo essa attinente più al merito ( e quindi alla sostanza) che al metodo, che si può anche non condividere, ma tant’è!
Ho altresì apprezzato, sotto il profilo della manifestata coerenza e onestà intellettuale, l’intervento dell’unico consigliere apertamente contrario alla proposta di delibera: il consigliere Lo Cascio, anche se non ne condivido l’impostazione, chiaramente politica più che pratica, e non supportata da valide argomentazioni in punto di merito.
Allo stesso ho altresì espresso la mia solidarietà per lo spiacevole, quanto deprecabile, episodio che lo ha visto involontario protagonista al momento della dichiarazione di voto. Sono sempre stato del parere che la civiltà di un popolo si misura dal grado di democrazioa che lo stesso è nella potenzialità di esprimere ed è proprio per questo che ritengo assolutamente fuorvianti, strumentali e demagogici taluni interventi al riguardo manifestati sui vari sito di news eoliane da esponenti e simpatizzanti  della formazione politica cui appartiene il consigliere Lo Cascio: come spesso accade quando la faziosità supera la realtà, si è inteso volgere lo sguardo ad dito invece che alla luna. Il consigliere Lo Cascio ha infatti espresso in piena libertà e nell’assoluto rispetto delle proprie prerogative istituzionali il proprio pensiero – purtroppo per lui non condiviso da buona parte dei numerosi citadini presenti – ed episodi come quello, assolutamente da condannare, intervenuto al momento della manifestazione di voto vanno condiderati semplicemente per quello che sono: atti di involontaria stupidità fini a sè stessi, anche se, forse, dettati da una sorta di esasperazione che cresce giorno dopo giorno nella comunità eoliana sulla questione parco.
Mi appare pertanto fuor di luogo scomodare i dizionari della lingua italiana sulla etimologia del termine BUFFONE, o lasciarsi andare ad apodittiche previsioni di catastrofi bibliche qualora non dovesse, come lo scrivente si augura, giungere a buon fine lo scellerato progetto del parco.
Nessuno degli “indignati” ha infatto affrontato, ancora una vola, il merito della questione; nesuno di tali soloni del libero pensiero, ancora una volta, ha accettato la proposta, più volte formulata dalla Associazione “La Voce Eoliana”, per un confronto sereno ma concreto sulle problematiche del parco lasciando da parte la demagogia ed affrontando i vari aspetti scendendo sul piano dei fatti.  Eppure lo scrivente si è dichiarato disponibile in più occasioni ed in ogni sede ma pare prevalere nel fronte opposto  la linea del “vorrei ma non posso”, dell’ambientalismo duro e puro, dell’affermazione del “chi non è con me è contro di me”, del principio, che appare alquanto presuntuoso, del “io sono nel giusto a prescindere, tu sei solo uno stolto ignorante in materia ambientale, vuoi solo cementificare il nostro arcipelago con opere faraoniche, edificazione selvaggia e caccia tutto l’anno a qualsia cosa si muova salvo che siano esseri umani”.
Concetti del genere riempiono le pagine dei vari siti suscitando però, spesso, l’ilarità di chi li legge, tanto sono lontani dalla realtà.
Mai una voce che ci dica che senso avrebbe imporre nelle nostre isole una agricoltura eslusivamente biologica (è previsto nella bozza di regolamento che Palermo ci ha fatto pervenire) quando l’arcipelago è soggetto alle piogge acide provenienti dagli insediamenti industriali e petrolchimici del litorale tirrenico; quale è il senso di una eventuale – ma probabile – istituzione di una area marina protetta quando, ancora per anni ed anni, continueremo a sversare in mare i reflui fognari in mancanza di un vero e proprio impianto di depurazione; qual’è  il senso sotteso alla previsione di decadenza di tutte quelle concessioni edilizie rilasciate, in ossequio al Piano Territoriale Paesistico, prima della istituzione del parco ma i cui lavori non sono ancora iniziati; come si vuole proteggere il mare, conservando quella linfa essenziale per la nostra economia costituita dal diporto nautico, senza approntare una portualità munita di impianti di aspirazione delle acque nere delle imbarcazioni…… e l’elenco sarebbe ancora lungo, caro Direttore, ma rischierei di annoiare chi  avrà la pazienza di leggermi.
Ebbene, di questi argomenti concerti non  vedo traccia  nei discorsi dei seguaci dell’ambientalismo di facciata che si limitano a sostenere l’ipotesi del parco richiamandosi ad astratti, e sempre più smentiti dai fatti, presunti vantaggi per il futuro delle nostre isole, perpetuando la politica dello struzzo nel non voler vedere i disastri (documentati) che l’istituzione di aree “protette” ha portato, in molti casi, nei territori interessati; nel non volere ascoltare le popolazioni di quei territori; nel voltarsi dall’altra parte di fronte alle quasi novecento pagine di ordinanza cautelare in carcere che, di recente, ha investito il presidente di una delle maggiori aree di riserva italiane mettendo a nudo un intreccio tra malaffare e politica che la gente comune di quei territori lamentava da anni.
Contrariamente a quanto vuol farsi credere, durante la seduta del Consiglio diversi sono stati gli interventi che, viceversa, hanno fornito all’uditorio elementi concreti e documentali a sostengo della  proposta di delibera, e mi riferico in particolare al consigliere Fonti ed allo stesso Presidente Longo.
Un’ ultima considerazione: la nostra Associazione è assolutamente contraria al progetto del mega porto di Lipari, proprio perchè in buona parte inutile, del tutto sovradimensionato e di impatto mortale sul territorio, oltre che, naturalmente, per le modalità con le quali si è inteso prevederne la realizzazione svendendo l’intera baia e, in ultima analisi, (stavolta sì) il futuro della nostra gente ai poteri forti – o presunti tali – dell’ imprenditoria e della finanza nazionale: sotto tale aspetto asicuro al consigliere Lo Cascio l’ incondizionato appoggio e la condivisione della Associazione che mi onoro di presiedere.
Per chiudere: ai miscredenti circa la sottoscrizione della petizione popolare – che ha visto coinvolto circa il 60% della popolazione maggiorenne residente nel Comune di Lipari (altro che parte minoritaria) – che qualcuno vorrebbe “vedere con i propri occhi” dico che ne potranno prendere diretta conoscenza presso il Comune di Lipari, presso l’ARTA di Palermo e presso il Ministero dell’Ambiente, ai quali enti  tale petizione è stata rimessa sia in originale che in copia, oltre, naturalmente, presso la sede della nostra Associazione: contrariamente ad altri non abbiamo assolutamente nulla da nascondere. Cordialmente
Avv. Angelo Pajno
Presidente Associazione “La Voce Eoliana”
Eolie&parcoultima modifica: 2010-11-18T08:09:51+01:00da leonedilipari
Reposta per primo quest’articolo

Eolie&parco

parena1.JPGdi Paolo Arena

Sul Parco Nazionale delle Eolie ciascuno ha la propria idea. C’è chi teme pericolose infestazioni di rapuddi e conigli. Chi, più lecitamente, lo vede come un poltronificio vuotato di qualsiasi scopo o utlità. E magari c’è qualcuno che spera proprio in questo… Ma c’è anche chi vede il Parco come un’opportunità per le nostre isole; c’è chi ha capito che l’ambiente ed il paesaggio sono il nostro unico capitale, tutto ciò su cui è incentrato il nostro futuro economico e sociale, che ritiene necessario un nuovo modello di turismo, incentrato sulle peculiarità uniche del nostro territorio, e non in un turismo distruttivo, fatto di grandi opere inutili, mega porti, aeroporti, edilizia sfrenata, che non fa altro che erodere il nostro patrimonio. Chi da del buffone a chi fa una scelta impopolare, senza alcun tornaconto personale e legata solo alle proprie idee ed alla propria coerenza con esse, non ha davvero capito da che parte sta il circo ambulante della politica eoliana. Sottoscrivo ogni parola della lettera di Salvatore Agrip.

Eolie&parcoultima modifica: 2010-11-17T19:31:37+01:00da leonedilipari
Reposta per primo quest’articolo

Eolie&Parco

cmandarano.JPGCarissimo Direttore,

Le invio un intervista rilasciata dall’Avv. Giancarlo D’Aniello (Wilderness Italia, Relatore di La Voce Eoliana al Convegno sul Parco delle Eolie) che vorrei dedicare ai nostri politici ed a tutti coloro che, nelle nostre isole, si definiscono fervidi sostenitori del Parco Nazionale.
Non a caso la Voce Eoliana ha scelto Wilderness come modello di tutela per l’ambiente ispirato a criteri di democraticità, dove attività come la pesca, la caccia, la raccolta di funghi e di frutti di bosco ed altre attività tradizionali, potranno continuare a sopravvivere senza per questo cadere nelle maglie dei divieti previsti dalla Legge 394/91 e senza che venga intaccato lo stile di vita delle popolazioni locali.
La mia finalità è quella di far sì che il futuro di queste isole sia ispirato ad una tutela ambientale democratica, molto simile a quella americana, senza che l’ambiente venga trasformato in una macchina per produrre ricchezza a favore di pochi eletti ed a discapito dell’intera popolazione.
Pertanto, ribadisco ancora una volta il mio NO ALL’ISTIUZIONE DEL PARCO NAZIONALE DELLE ISOLE EOLIE. A chi ancora ritiene che le Isole Eolie siano ormai finite, per il semplice motivo che, senza un Parco Nazionale, non faranno parte o non saranno menzionate in qualche celebre lista o rivista patinata, rispondo con un semplice detto del Drake Enzo Ferrari; alla domanda di un giornalista durante gli anni bui quando non si vinceva un titolo mondiale e si temeva addirittura che ciò potesse, in qualche modo, offuscare il mito Ferrari, egli rispose: “La Ferrari vince sempre anche quando perde”. 

Cordiali Saluti.
(Avv. Claudio Mandarano)

Intervista a Giancarlo D’Aniello AIW

WILDERNESS, PER L’UOMO NELL’AMBIENTE

Sono tante le forme di ambientalismo possibile, come dimostra l’Associazione Italiana per la Wilderness, portatrice di una grande storia e promotrice di una conservazione dell’ambiente nella quale c’è posto anche per cacciatori, pescatori e raccoglitori.
Troppo spesso in Italia più che i colpi di doppietta esplodono le polemiche, tra chi si arroga il diritto di farsi detentore di un concetto e chi, capro espiatorio silenzioso, è costretto a difendersi da accuse infondate. È il caso, ormai divenuto una costante, della lotta tra ecologisti e cacciatori, i primi paladini dell’ambiente e i secondi additati, ancora troppo spesso e ingiustamente, come sanguinari assassini e deturpatori della natura. Fortunatamente esistono anche casi di collaborazione tra queste due compagini e anzi, a ben guardare, di genesi comune. Esiste ad esempio l’Associazione Italiana per la Wilderness (Aiw), fondata nel 1985 con lo scopo di diffondere in Italia le prime conoscenze della filosofia Wilderness e del suo “concetto di conservazione”, oltre alla ricerca di concrete forme attuative della stessa. A spiegare meglio questo pensiero, nato dal filosofo ambientalista Henry David Thoreau e da Aldo Leopold, cacciatore e conservazionista, e basato sulla volontà di conservare la natura in quanto valore in sé, inteso come patrimonio spirituale per l’uomo stesso, è Giancarlo D’Aniello, coordinatore nazionale dell’Aiw.
Avvocato D’Aniello, cosa si intende esattamente con il concetto di “wilderness” e quali obiettivi si propone l’Associazione?
Si tratta di un’associazione ambientalista, ma con dei distinguo doverosi, dal momento che oggi tutti si definiscono in questa maniera, salvo poi trovarsi il più delle volte di fronte ad animalisti che si professano ambientalisti. Ecco perché ci definiamo ambientalisti conservazionisti, con l’obiettivo di tutelare quanta più natura selvaggia possibile. Ovvero desideriamo che gli ultimi territori che sono rimasti incontaminati, privi di opere antropiche, così come sono pervenuti a noi, possano essere perpetuati alle generazioni future. Non dimentichiamoci, infatti, che la natura selvaggia è un patrimonio che può diminuire, ma mai aumentare. Un’area selvaggia che conosce l’intervento umano, infatti, è compromessa per sempre.
Già lo Stato e le altre associazioni operano in tal senso. Quali elementi vi contraddistinguono?
La Legge quadro sulle aree protette, la famigerata 394/91, non tutela specificatamente questa peculiarità. Oggi i parchi nazionali, a quasi trent’anni dalla loro istituzione, privilegiano più l’aspetto turistico e considerano in misura insufficiente quello conservazionistico dei territori sottoposti a vincolo, con i problemi che poi si riscontrano quotidianamente. Ecco perché ci troviamo a compiere battaglie serrate contro i parchi nazionali, perché questi sono diventati collettori di fondi europei o statali spesi, per assurdo, proprio a discapito della natura selvaggia. Nel momento in cui si creano piste e sentieri, o si autorizzano costruzioni, non ci si rende conto che si è a un passo dal realizzare vere e proprie strade che sconvolgono queste aree. E spesso con l’inosservanza di quanto imposto da leggi e decreti ministeriali.
L’Italia in quali condizioni ambientali versa e quali sono le lacune lasciate da amministrazioni e associazioni?
Oggi l’ambientalismo tradizionale ha abdicato, almeno nella sua versione originaria, e proprio per questo avvertiamo l’esigenza di scendere in campo. Le varie realtà non sembrano lottare per la salvaguardia di territori incontaminati e appaiono troppo invischiate nei gangli della burocrazia e dell’apparato statale.
Sono accuse pesanti…
È vero, ma è lampante come oggi si finisca per privilegiare l’aspetto legato al finanziamento o al progetto. Ed è evidente che nel momento in cui un’associazione ambientalista punta a farsi riconoscere dalla Regione o dall’Ente parco un determinato progetto da decine di migliaia di euro, o anche da centinaia di migliaia, deve necessariamente scendere a compromessi, mentre noi siamo intransigenti. Così come non siamo contrari all’uso dell’attività venatoria che consideriamo una pratica come tante dell’uomo che, in quanto tale, deve essere regolamentata, ma non certo vietata o demonizzata. Un’apertura che ci distingue dalle altre associazioni e che ha trovato anche molti consensi tra i cacciatori, tanto che vantiamo numerose presenze e sostenitori anche tra “le doppiette”. Anzi, abbiamo scoperto che alla fine molti cacciatori sono anche più ambientalisti delle persone comuni, perché chi vive pienamente la natura, come chi caccia, pesca, raccoglie i frutti del bosco, spesso ne ha più rispetto, e un maggiore interesse affinché il territorio venga salvaguardato.
Certo una posizione inusuale che avrà sollevato diverse critiche da parte delle altre associazioni ambientaliste.
In effetti, molti ci hanno ignorato o contestato, salvo poi entrare a far parte del movimento. Anzi, tanti ambientalisti si sono iscritti, mentre altri citano Leopold, il fondatore, portandolo come esempio emblematico di figura ambientalista, omettendo che era anche un cacciatore. Per noi è inutile mummificare il territorio, come si fa con i parchi e le aree protette. Dobbiamo rifarci all’esperienza dell’America, dove hanno iniziato con i parchi nazionali a inizio ‘900, rendendosi poi conto che l’eccessivo sfruttamento turistico stava sminuendo e mortificando l’essenza stessa del popolo americano, ovvero la frequentazione della natura selvaggia, la caccia in montagna, il trekking, il campeggio nei boschi, la pesca nei laghi. Da qui la volontà di una tutela che salvaguardi un territorio, ma che ne permetta l’esercizio delle attività tradizionali, come la caccia, la pesca, l’escursionismo. Sono nate così le Aree Wilderness, dalla fine degli anni Venti, fino alla legge del 1964 che le ha consacrate e istituzionalizzate. Noi siamo affiliati al movimento internazionale che porta avanti la divulgazione di questa filosofia e ci stiamo battendo per arrivare allo stesso risultato.
E in Italia come si sviluppa la vostra attività?
Nel nostro Paese abbiamo già costituito 60 Aree Wilderness. La differenza fondamentale è che mentre le aree protette tradizionali calano dall’alto su un territorio in quanto imposte dalle istituzioni, le nostre nascono per un processo inverso. Attraverso uno studio su una zona, andiamo a individuare un territorio demaniale ancora selvaggio. A quel punto contattiamo il Comune e la popolazione, li rendiamo edotti del bene e della peculiarità che possiedono, chiedendo loro di continuare a conservarlo così come hanno fatto fino a quel momento, attraverso una delibera comunale. Dunque, tutte le nostre aree nascono con il consenso della popolazione che vive quel territorio, e quel vincolo non è assolutamente avvertito come tale. Anzi, viene apprezzato, all’opposto di quanto avviene per i parchi imposti, checché ne dicano gli ambientalisti. Chi, infatti, vive quelle zone sa perfettamente quanto gravi una tale imposizione.
E per la questione dei risarcimenti dai danni derivanti da fauna selvatica, annoso problema dei parchi e aree limitrofe?
Per citare un esempio concreto, si può osservare quanto accade al parco del Cilento – Vallo di Diano, dove abbiamo un’esplosione demografica di cinghiali. In un’Area Wilderness questo problema non si sarebbe mai posto. Anzi, sarebbe stata una ricchezza per quel territorio, per i cacciatori in primis, avendo la possibilità di praticare in maniera controllata la selezione dei capi, ma anche per l’area, contenendo in quel modo la diffusione di quella specie. Dunque, un beneficio per l’attività venatoria, ma anche per i coltivatori diretti, che non avrebbero visto i propri raccolti devastati. Per noi la caccia può essere anche un bene, purché praticata in maniera etica e nel rispetto di quella che è la normativa vigente. Le nostre aree nascono per tutelare il territorio, per cui tutto ciò che veniva svolto in maniera tradizionale su di esse viene conservato.
In sostanza, una convivenza pacifica tra tutte le realtà presenti.
Assolutamente. Obiettivo primario è la conservazione integrale del territorio, da tramandare, permettendo alle comunità locali di mantenere il proprio stile di vita. Se quindi in una vallata gli abitanti hanno sempre esercitato l’attività venatoria, la pesca o la raccolta nei boschi, noi tuteliamo e manteniamo quello stile di vita.
È curioso che un’associazione ambientalista tolleri i cacciatori e anzi li chiami a sé.
Certo, non solo per noi la caccia non è una minaccia, ma al contrario è una forma attiva di tutela del territorio. Ed è per questo che chiediamo il sostegno dei cacciatori e un aiuto nello sviluppo dei nostri progetti. Si parla sempre di ambientalismo in contrapposizione all’attività venatoria, ma in realtà noi coniughiamo entrambi questi aspetti, superando questa visione dicotomica. Poi in Italia l’ambientalismo ha preso una declinazione animalista, come si comprende dalle dichiarazioni del ministro del Turismo, senza neanche conoscere certe dinamiche e non entrando nel dettaglio. Noi invece siamo una sorta di difesa anche per la caccia, sempre da intendersi in una certa maniera e con una pratica controllata, come è oggi in Italia.
Quali prospettive per il prossimo futuro?
Mi auguro che possa continuare questa crescita e la diffusione del nostro pensiero. Oggi mettiamo in discussione certe soluzioni apparentemente ecologiche, come gli impianti eolici, che non fanno altro che deturpare il territorio e falciare rapaci per una produzione energetica irrisoria. Non ci si può considerare ambientalisti pensando che le pale eoliche possano risolvere il problema energetico. Troppo spesso ci sono interessi economici e politici, anche dietro la gestione dei parchi, perdendo l’originaria funzione di tutela territoriale. Fortunatamente sempre più persone stanno comprendendo le nostre finalità e sposando il nostro pensiero, ma c’è davvero bisogno dell’aiuto di tutti per cambiare la situazione.
Intervista di Matteo Barboni

DALLA CONVIVENZA UNA FILOSOFIA DEL RISPETTO
Le origini dell’Associazione Italiana per la Wilderness risalgono al 1985, grazie all’idea di Franco Zunino, sviluppatasi in Abruzzo e poi concretizzata ad Alberese, in provincia di Grosseto, al fine di diffondere la conoscenza di un pensiero ben più antico. Alla base della Wilderness sta infatti una vera e propria filosofia, sviluppatasi in America nei primi decenni dell’Ottocento e diffusasi in tutto il mondo nel corso del XX secolo. Tale concezione ritiene che la natura debba essere conservata in quanto valore in sé, considerando questo valore un patrimonio spirituale per l’uomo per ciò che esso esprime a livello interiore e di emotività in chi la frequenta. È curioso come i fondatori di questo pensiero fossero, almeno agli occhi di chi oggi si cimenta in polemiche continue, due aderenti ad opposte posizioni. Furono infatti Henry David Thoreau, filosofo e ambientalista, e Aldo Leopold, cacciatore e conservazionista, a lanciare questa idea che si oppone all’uso di massa dell’ambiente, sia per scopi ricreativi che di prelievo di risorse naturali rinnovabili. In realtà la stessa genesi del movimento dimostra come le attività venatorie, quando controllate e mosse da un’etica corretta, siano perfettamente integrate con le attività di tutela e salvaguardia dell’ambiente. Basti pensare allo scopo primario del movimento, ovvero l’applicazione di un Concetto di conservazione che è il mantenimento di vaste aree naturali selvagge, come quelle che fin dal 1964 sono state definite Aree Wilderness negli Usa.
Il fatto stesso che artefice di questa politica di tutela ambientale sia stato Aldo Leopold, ad oggi considerato il massimo ambientalista di livello mondiale, ma anche convinto e appassionato cacciatore, dimostra come l’attività venatoria, se regolamentata, sia un fattore integrato e positivo nei diversi habitat, nonostante la demonizzazione perpetuata da una serrata critica che costantemente alimenta dibattiti mediatici, spesso a senso unico.
Come sostenere l’associazione: c/c postale 10494672 (intestato ad Associazione Italiana per la Wilderness, 17013 Murialdo); c/c bancario: IBAN IT06 L030 6949 4401 Conto 00000000541 – Istituto Bancario Intesa-Sanpaolo. Filiale di Millesimo (Savona), indicando se si vuole essere socio ordinario, sostenitore, benemerito o “Supporter & Garante”.
Per ulteriori informazioni: Associazione italiana per la Wilderness, via A. Bonetti 71 (Borgata Piano) 17013 Murialdo (Sv), tel./fax (+39)01953545, www.wilderness.it,g.daniello@ordavvsa.it

LA DIFFUSIONE DELLE AREE WILDERNESS IN ITALIA
L’Associazione Italiana per la Wilderness, mediante contatti con Aziende regionali per le foreste, Comuni e soggetti privati, opera affinché possano venire designate delle “Aree Wilderness”, adattate alla situazione sociale e fondiaria del Paese, e pertanto tutelate da vincoli meno severi delle originali. Ad oggi queste Aree assommano a 60, distribuite in 19 province, tra Emilia-Romagna, Campania, Liguria, Lazio, Veneto, Lombardia, Piemonte e Friuli-Venezia Giulia, con un’estensione complessiva di 37.000 ettari. Ad esse vanno aggiunte altre particolari iniziative di tutela, ambienti, fenomeni naturali, per un totale di 19.000 ettari. In particolare, si deve proprio all’Aiw la designazione della Riserva naturalistica dell’Adelasia in Liguria e l’istituzione del nucleo iniziale del Parco nazionale della Val Grande in Piemonte. Le diverse aree, già inserite nella classificazione internazionale delle aree protette dell’Uicn, organismo Onu sostenuto anche dallo Stato italiano, sono suddivise in zone designate o designabili all’esterno delle aree protette, aperte alla caccia, e quelle designate invece all’interno delle aree protette, in cui l’attività venatoria è preclusa per legge.

UN’ECOLOGIA FINALMENTE DEMOCRATICA
L’inclusione nel “Sistema delle Aree Wilderness Italiane” istituito dall’Associazione Wilderness nel 2005, classifica le diverse zone mediante l’indicazione del valore vincolistico e fisico. Questa nuova forma di tutela, intesa come fatto territoriale, avviene in forma assolutamente democratica e non proveniente esclusivamente “dall’alto”. La nascita di un’area è infatti espressione della volontà popolare attraverso i Consigli comunali liberamente eletti, o per iniziativa dei Consigli di amministrazione di Aziende regionali per le foreste, nonché per libera scelta dei proprietari fondiari. Dunque si tratta di una decisione di protezione di patrimoni ambientali per autonoma iniziativa soprattutto delle comunità locali che, venute a conoscere il proprio patrimonio ambientale, se ne fanno esse stesse garanti, procedendo all’inserimento all’unanimità.

Eolie&Parcoultima modifica: 2010-11-12T09:49:37+01:00da leonedilipari
Reposta per primo quest’articolo

Eolie&parco

plocasciopiccola.jpgdi Pietro Lo Cascio

E’ noto il mio apprezzamento verso il lavoro svolto dal Parco nell’area delle Cinque Terre in Liguria, come qualcuno ha voluto ricordare in un comunicato stampa apparso qualche settimana fa, dove le vicende giudiziarie del presidente Bonanini venivano equiparate a una dimostrazione del fallimento di quest’area protetta; è con piacere che mi pregio quindi di comunicarle la notizia della recente inclusione delle Cinque Terre tra le 99 coste più belle del mondo in una lista selezionata da oltre 300 esperti e pubblicata dall’autorevole rivista “Traveler” della National Geographic Society. Tale selezione è avvenuta non sulla base della fama dei luoghi, ma su criteri relativi alla loro integrità sociale e culturale, alla qualità ecologica e ambientale, alle condizioni dei siti archeologici e degli edifici storici, alla bellezza estetica, alla qualità della gestione del turismo e alle prospettive in materia di gestione.

Certamente, la presenza di un Parco Nazionale e gli orientamenti seguiti nella sua gestione hanno contribuito al conseguimento di questo brillante risultato. Complimenti sinceri, quindi, al Parco delle Cinque Terre. La lista è consultabile su http://travel.nationalgeographic.com/travel/coastal-destinations-rated/list .
E le Eolie? Peccato, noi non siamo nella lista.
Eolie&parcoultima modifica: 2010-11-11T10:52:49+01:00da leonedilipari
Reposta per primo quest’articolo

Eolie&Parco

aparconograzie.jpgFERMIAMO L’ARROGANZA

Ancora una volta registriamo con preoccupazione l’arrogante tentativo di calpestare, deridere, sottomettere alle ragioni di una casta minoritaria la volontà della stragrande maggioranza degli eoliani riguardo alla gestione ed alla salvaguardia del proprio territorio. Le ragioni di tale tentativo, con l’obbiettivo dichiarato di imbrigliare intanto le terre e, successivamente ed a breve, anche i mari dell’arcipelago con il pretesto dell’ambientalismo duro e puro quale panacea di tutti i mali, quale “volano di sviluppo”, quale “marchio di qualità” dal valore aggiunto, sono però   miseramente naufragate alla prova dei fatti. E’ financo troppo facile – e, credeteci, non  ci gratifica di alcuna soddisfazione – per questa Associazione affermare oggi…”ve lo avevamo detto”. Non v’è infatti peggior sordo di chi non vuol sentire, anche di fronte a fatti e circostanze oggettivi ed inoppugnabili  ai quali si contrappongono solo vuote dichiarazioni di principio e demagogia da salotto.

La recente radiografia della “tutela ambientale” affidata a parchi, riserve e aree marine protette, sempre più poltronifici ad uso e consumo di politici e sodali di partito, ci ha consegnato un quadro devastante del quale non vorremmo entrassero a far da cornice anche le nostre isole. E’notizia di questi giorni, infatti, l’arresto di  Franco Bonanini – detto “Il faraone” per il suo modo di gestire il parco delle Cinque Terre di cui è stato presidente sino all’intervento  della magistratura – applaudito relatore al recente convegno liparese di luglio. Pare sia emerso ciò che i cittadini di Riomaggiore andavano lamentando da anni, colpevolmente inascoltati: un coacervo di interessi personali e di gestione nepotistica che ha sconfinato nel malaffare, almeno stando alle indagini in corso. Davvero un bell’esempio da seguire! Miglior sorte non è toccata a quell’altro “campione di buon governo del territorio” anch’esso presente al convegno di luglio: il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano. Già alcuni mesi addietro il Sindaco di Rio Marina, uno dei maggiori comuni elbani, e parlamentare UDC, Francesco Bosi, aveva presentato alla Camera una interrogazione a risposta scritta al Ministro Prestigiacomo lamentando la “gestione deficitaria sotto ogni profilo” del parco da parte del Presidente, il geologo Mario Tozzi, tacciato di una gestione assolutistica del territorio sorda  alle reali esigenze delle popolazioni e delle amministrazioni locali i cui sindaci sono stati, per ciò solo, invitati da cotanto Presidente a sottoporsi ad una “seduta psicanalitica”  mentre le genti elbane, sempre secondo Tozzi, avrebbero meritato una “deportazione in massa in Montenegro” vista la loro “arretratezza culturale impressionante”.

Questo  dimostra la reale, effettiva, considerazione, al di là quindi delle dichiarazioni di facciata,   che  delle popolazioni locali hanno in genere le strutture di vertice e di gestione dei parchi nazionali, affidate spesso a soggetti del tutto estranei alle realtà nelle quali si trovano ad operare e obnubilati da una sorta di delirio di onnipotenza assolutamente deleterio per i territori amministrati. Ad ulteriore conferma di tale considerazione va detto che un recente studio condotto da un gruppo di ricercatori della Università di Padova, coordinati dal prof. Camperio Ciano,  ha messo in luce i guasti (altro che “volano di sviluppo”) provocati dalla istituzione del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano sulla economia e lo sviluppo di quel territorio, trasmettendone i risultati financo allo stesso Ministro dell’Ambiente. Ancora più catastrofica l’esperienza della aree marine protette, la cui istituzione è spesso figlia naturale dei parchi terrestri; solo per restare in Sicilia, quella di Ustica (la prima ad essere istituita in Italia) è commissariata oramai da anni  mentre quella delle Isole Egadi conferma il ruolo assolutamente marginale delle amministrazioni locali nella gestione di tali realtà e l’influenza preponderante della politica nazionale, spesso assoggettata a manovre ed interessi che nulla hanno a che vedere con la effettiva tutela ambientale o con le esigenze di un reale sviluppo eco-sostenibile delle popolazioni interessate.

Anch’essa (manco a dirlo) commissariata, l’AMP delle Egadi è in atto affidata ad un “responsabile della gestione” individuato nell’Avv. Luigi Pelaggi, imposto manu militari dal ministro Prestigiacomo in sostituzione di altro soggetto già indicato dal Sindaco di Favignana. Orbene l’Avv.Pelaggi, oltre a rivestire l’incarico di capo dell’Ufficio Tecnico del Ministero dell’Ambiente, ricopre numerosi altri incarichi, tra i quali,  dal febbraio 2009, anche quello  di commissario straordinario per l’emergenza idrica alle isole Eolie, quello di componente del CdA della ACEA S.p.a., di componente del CdA della SEGESID S.p.a (società in house del Ministero dell’Ambiente), oltre ad esercitare l’attività libero-professionale in Roma. Piacerebbe  (tanto) agli amici di Favignana sapere quando il Pelaggi avrà il tempo di occuparsi anche di loro. Quando si dice il…fascino delle poltrone! Sulla illegittimità di tale nomina l’On. Leoluca Orlando ha poi presentato l’ennesima interrogazione a risposta scritta al Ministro dell’Ambiente (seduta C.D. n.276 del 2.2.2010) ma intanto l’AMP delle Egadi continua il suo calvario, con buona pace dell’ambiente e delle opportunità di sviluppo (?). Restano però limiti e divieti, ci mancherebbe altro!

In questo quadro desolante, e nella assoluta penuria di risorse, si sta tentando di portare avanti, nonostante la contrarietà di buona parte della comunità eoliana, l’istituzione del Parco Nazionale delle isole Eolie. Al riguardo è bene che si sappia che il 23 settembre scorso, addirittura nella vacatio istituzionale del posto di assessore regionale al Territotrio e Ambiente, si è tenuto a Palermo un incontro per definire gli ulteriori aspetti relativi alla istituzione del parco. Ebbene, erano presenti, oltre ai sindaci dei comuni eoliani, tutta una pletora di associazioni ambientaliste, alcune delle quali addirittura rappresentate da più delegati (melius abundare quam deficere), ma NESSUNA RAPPRESENTANZA DIRETTA DELLE POPOLAZIONI INTERESSATE. A seguito di tale “conclave” il dott. Gendusa, funzionario dell’Assessorato, ha inviato a tutti i partecipati la nuova perimetrazione del parco (sempre e comunque circa l’80% di territorio vincolato) ed una bozza del relativo regolamento, chiedendo ai destinatari di far pervenire eventuali osservazioni entro il 31 ottobre.

Ancora una volta, pertanto ( e smentendo le dichiarazioni di circostanza pronunciate dal ministro Prestigiacomo in occasione del convegno di luglio), si vuole lasciare fuori da ogni processo partecipativo le popolazioni locali, e non vale ad elidere tale considerazione la notizia che, nei prossimi giorni saranno a Lipari alcuni funzionari regionali per incontrare (pare) la gente in quanto, lungi dall’acquisirne la effettiva volontà, essi si limiteranno ad illustrare perimetrazioni e regolamento già discussi e decisi in altra sede. Una sorta di “presa d’atto”, quindi, e nulla di più! Facciamo pertanto attenzione, non lasciamo che ci trattino da gregge poiché stavolta la transumanza non riguarderà il trasferirsi dal mare ai monti o viceversa, ma il ben più amaro e definitivo abbandono delle nostre isole che diventeranno paradiso per pochi innescando così una regressione sociale ed economica dagli effetti devastanti.

Siamo stati tacciati, con monumentale stoltezza: di terrorismo antiambientalista, (come se non esistessero già nel nostro territorio strumenti di tutela più che efficaci come il PRG, oramai in dirittura d’arrivo, il PTP, i vincoli idrogeologici, antisismici, le zone SIC e ZPS,  le aree di riserva e di pre riserva ecc.);  di connivenza con i cacciatori (quasi che questi ultimi non avessero già una ferrea disciplina normativa che ne limita ed indirizza l’attività venatoria); di allarmismo ingiustificato in quanto poco o nulla cambierebbe con la istituzione del parco rispetto ai vincoli già esistenti. F  A  L  S  I  T  A’ che non abbisognano di soverchio sforzo per essere smentite. Basta infatti  prendere conoscenza di quanto stabilito dalla legge – quadro sui parchi e le aree protette, la 394/91 (da più parti oramai considerata obsoleta ed anacronistica tanto che ne è stata proposta una radicale rivisitazione) per rendersi conto di quale mannaia andrebbe ad abbattersi sul nostro territorio senza alcun pratico vantaggio per l’ambiente. E quindi noi gridiamo forte NO AL PARCO NAZIONALE DELLE ISOLE EOLIE, SI ALLA EFFETTIVA E NON IPOCRITA TUTELA DEL TERRITORIO mediante la realizzazione di tutta una serie di infrastrutture ed interventi concreti e non meramente demagogici ed inutili. Per questo motivo invitiamo tutti i cittadini che siano realmente interessati alla tutela ed allo sviluppo del proprio territorio a prendere contatto con la nostra associazione che si mette a loro disposizione  sia per fornire una informazione libera da filtri e condizionamenti, sia per acquisire suggerimenti, esperienze e consigli. Riflettiamoci!

Associazione  La Voce Eoliana (Presidente Angelo Pajno, vice presidente Claudio Mandarano)

Eolie&Parcoultima modifica: 2010-10-17T07:29:09+02:00da leonedilipari
Reposta per primo quest’articolo

Eolie&Parco

aparconograzie.jpgQuattro nozioni sui Parchi Nazionali. I primi parchi storici Italiani (Abruzzo 1921, Gran Paradiso 1923, Circeo 1934 ecc.) originariamente si ispirarono ai Parchi Nazionali Americani, non solo come idea ma anche per il criterio su cui furono fondati, anche se adattati al sistema politico / sociale e fondiario italiano di quel periodo. L’idea era quindi nata bene: con la tutela della natura, il rispetto della proprietà privata e comunale era, se non garantita, almeno tenuta in ampia considerazione e così garantiti erano anche i diritti delle collettività locali (le leggi prevedevano la possibilità che i parchi acquisissero i terreni per fini di conservazione, li assumessero in gestione o almeno fossero indennizzati i proprietari qualora fosse stato impedito loro il prelievo delle risorse naturali rinnovabili ed in particolare il taglio dei boschi). La nascita di questi parchi avvenne durante la monarchia ed il regime fascista eppure queste prime aree protette sorsero basate su principi democratici e liberali di quella componente politica che li rappresentava; principi che poi furono, paradossalmente di fatto, ma anche per legge cancellati o quasi con l’avvento della Repubblica. Come nei Parchi americani anche in quelli italiani in alcuni casi si era trovato il modo di consentire attività come la caccia (Gran Paradiso ed Abruzzo), contribuendo non poco al loro sostegno finanziario in un periodo di casse vuote. Come nei Parchi americani l’acquisto dei terreni o la loro assunzione in gestione era considerata basilare per ottenere una vera conservazione.

Oggi si è invece preferito il metodo di imporre dall’alto un divieto di taglio, senza prevedere forme di indennizzo o, quando lo si è fatto, finendo per imporre anche questo, quasi mai ai prezzi di mercato; quindi con perdite nette per i poveri comuni montani, costretti a subire vincoli d’imperio per garantire la preservazione di patrimoni ambientali in alcuni casi riconosciuti di valore sovranazionale. Ciò non avviene nei Parchi americani, dove le aree protette, per potersi definire tali, devono assumere in proprietà federale o anche statale i loro territori, pagando ai privati il loro reale valore di mercato. Perchè non è né democratico, né liberale, né giusto che i privati ed i Comuni sui cui territori incidono i parchi, debbano a loro spese assicurare la conservazione dei patrimoni di biodiversità – paesaggistica, floro-faunistica, ambientale e culturale in genere – che appartiene a tutta la collettività nazionale, come avviene, di solito, nelle società socialiste. Tutti i parchi Nazionali e Regionali d’Italia seguiti a quelli storici sono stati istituiti con questi criteri e, per assurdo, le cose sono andate a peggiorare con la Legge 394/1991. Ed è per questa semplice ragione che i nostri Parchi a tutto assolvono meno che alla conservazione dei patrimoni naturali che avrebbero mandato di fare.  Se si sommassero tutti i soldi spesi da tutti questi enti, suddividendoli tra quelli utilizzati per conservare l’ambiente e quelli utilizzati per valorizzarlo, probabilmente alla prima fascia andrebbe forse meno del 10%: il che indica un fallimento delle vere finalità di queste istituzioni! Se alle radici dei Parchi c’è l’esempio americano, allora è da quell’esempio che bisogna prendere spunti per risolvere i nostri problemi, a costo di dover rinunciare ad alcune fette di Parchi o addirittura a Parchi inutili, ne esiste un gran numero nel nostro paese, aree di valore paesaggistico designate in Parchi solo per meri interessi politici!

La recente radiografia della “tutela ambientale” affidata a parchi, riserve e aree marine protette, sempre più poltronifici ad uso e consumo di politici e sodali di partito, ci ha consegnato un quadro devastante del quale non vorremmo entrassero a far da cornice anche le nostre isole. E’ notizia di questi giorni l’arresto di Franco Bonanini – detto “Il faraone” per il suo modo di gestire il parco delle Cinque Terre di cui è stato presidente sino all’intervento della magistratura – applaudito relatore al convegno liparese. Miglior sorte non è toccata a quell’altro “campione di buon governo del territorio” che l’amministrazione liparese ha voluto presente al convegno di luglio: il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano. Già alcuni mesi addietro il Sindaco di Rio Marina, uno dei maggiori comuni elbani, e parlamentare UDC, Francesco Bosi, aveva presentato alla Camera una interrogazione a risposta scritta al Ministro Prestigiacomo lamentando la “gestione deficitaria sotto ogni profilo” del parco da parte del Presidente, il geologo Mario Tozzi, tacciato di una gestione assolutistica del territorio senza alcun coinvolgimento delle popolazioni e delle amministrazioni locali i cui sindaci, a detta di cotanto Presidente, avevano bisogno di una “seduta psicanalitica” sol perché si erano permessi di rappresentare alcune primarie esigenze delle genti del luogo, mentre queste ultime, sempre secondo Tozzi, avrebbero meritato una “deportazione in massa in Montenegro” vista la loro “arretratezza culturale impressionante”. Questo dimostra la reale, effettiva, considerazione, al di là quindi delle dichiarazioni di facciata, che delle popolazioni locali hanno in genere le strutture di vertice e di gestione dei parchi nazionali, affidate spesso a soggetti del tutto estranei alle realtà nelle quali si trovano ad operare e obnubilati da una sorta di delirio di onnipotenza assolutamente deleterio per i territori amministrati.

Pensate anche al Parco Nazionale del Pollino il cui direttivo ha organizzato un gemellaggio, a spese dei contribuenti, con un Parco del Sudafrica durante il periodo in cui si sono giocati gli ultimi mondiali di calcio, il tutto fatto in nome della BIODIVERSITA’!!! Forse è giunta l’ora che il Governo avvii delle Commissioni d’inchiesta per verificare effettivamente questi signori come spendono i soldi dei finanziamenti pubblici che lo Stato versa ciclicamente.  L’associazione La Voce Eoliana, si pone come fine proprio quello di opporsi a questi carrozzoni politici, che hanno come fine solo quello di creare ulteriori poltrone e vincoli a danno dei cittadini, dove la tutela ambientale assume solo valore marginale, dove gli interessi che vi orbitano sono ben altri. Basta infatti prendere conoscenza di quanto stabilito dalla legge – quadro sui parchi e le aree protette, la 394/91 (da più parti oramai considerata obsoleta ed anacronistica tanto che ne è stata proposta una radicale rivisitazione) per rendersi conto della mannaia che andrebbe ad abbattersi sul nostro territorio senza alcun pratico vantaggio per l’ambiente. E quindi noi gridiamo forte NO AL PARCO NAZIONALE DELLE ISOLE EOLIE SI ALLA EFFETTIVA E NON IPOCRITA TUTELA DEL TERRITORIO mediante la realizzazione di tutta una serie di infrastrutture ed interventi concreti e non meramente demagogici ed inutili. Per questo motivo invitiamo tutti i cittadini che siano realmente interessati alla tutela ed allo sviluppo del proprio territorio a prendere contatto con la nostra associazione che si mette a loro disposizione sia per fornire una informazione libera da filtri e condizionamenti, sia per acquisire suggerimenti, esperienze e consigli Iscrivetevi al nostro gruppo su FACEBOOK “LA VOCE EOLIANA”, oppure contattateci per qualsiasi informazione al seguente indirizzo e-mail: lavoceeoliana@alice.it  Riflettiamoci!

Associazione La Voce Eoliana (Presidente Angelo Pajno, vice presidente Claudio Mandarano)

Eolie&Parcoultima modifica: 2010-10-16T14:42:51+02:00da leonedilipari
Reposta per primo quest’articolo

Eolie&Parco

anatolipiccola.jpgdi Aldo Natoli

Alla luce delle vicende giudiziarie che apprendiamo sulla gestione del Parco delle Cinque Terre mi permetto suggerire al Sindaco del Comune, Mariano Bruno, di riorganizzare a Lipari , al fine di far comprendere ai cittadini l’importanza o meno dell’istituzione del “Parco delle Eolie”, un convegno con dei relatori diversi e più credibili. Naturalmente la presenza del Ministro Stefania Prestigiacomo è sempre gradita.

Eolie&Parcoultima modifica: 2010-09-29T21:49:43+02:00da leonedilipari
Reposta per primo quest’articolo

Eolie&Parco

aparconograzie.jpgPARCHI NAZIONALI & PRIVATIZZAZIONI. Gran parte dei lettori sicuramente avranno letto dei tagli della Finanziaria di Tremonti ai Parchi Nazionali, dove i finanziamenti statali sono stati ridotti del 50%  e mentre viene messo in dubbio il futuro dei Parchi Nazionali esistenti, il Ministro dell’Ambiente promuove l’istituzione nella sola regione Sicilia di ben altri 4 parchi nazionali (Egadi, Eolie, Pantelleria ed Iblei), stanziando addirittura delle somme ridicole per dar vita a questi parchi. Per quanto riguarda il Parco Nazionale delle Isole Eolie, si avvia a nascere con una perimetrazione scellerata che ricomprende quasi l’80% del territorio, senza tener minimamente conto dell’elevato grado di antropizzazione delle isole di Lipari e Vulcano e senza la condivisione della popolazione locale, al solo fine di creare ulteriori poltrone da riscaldare. Con simili propositi e con una legge becera come la 394/1991, anche il parco delle Eolie, prima di nascere è destinato a diventare l’ennesimo carrozzone incompiuto, pronto ad aggiungere ulteriori vincoli al nostro già martoriato territorio. Infatti, quando nel 2007, il governo Prodi inserì l’istituzione di questi parchi nell’allora finanziaria, il centro destra gridò allo scandalo, oggi paradossalmente è proprio il centro destra che spinge per creare nuovi parchi a fondi zero; piuttosto che concentrare le poche risorse per quelli esistenti, ne crea altri, con il rischio di far collassare l’intero sistema delle aree protette italiane. In Italia i parchi sono sempre stati considerati dei feudi politici, dove non si accede per meritocrazia, ma solo se si rientra nelle grazie del ministro di turno, trasformando gran parte di questi gioielli naturalistici in dei veri e propri carrozzoni gestiti male e mantenuti peggio e tutto ciò va a ripercuotersi inesorabilmente sulle popolazioni e sulle economie locali. Allo stato attuale e con i tagli per il 2011,  operati dalla finanziaria di Tremonti, una buona parte dei parchi italiani rischia la definitiva chiusura.

La sola strada percorribile che appare all’orizzonte sembra LA PRIVATIZZAZIONE. L’idea della privatizzazione era venuta alla Prestigiacomo già nel 2008. La motivazione era che le aree protette fossero dei semplici “poltronifici” che non giovavano in alcun modo al Paese e, per risolvere questa situazione, la proposta era di creare delle fondazioni private per la gestione dei Parchi e delle loro iniziative. Il presidente dei Verdi Angelo Bonelli in un suo recente comunicato dichiara: “Il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo è in clamoroso ritardo rispetto alla norma che taglia i fondi ai Parchi nazionali, decretandone di fatto la chiusura. Il ministro sarebbe dovuto andare da Berlusconi e mettere sul tavolo le sue dimissioni nel caso in cui questa norma vergognosa non fosse stata eliminata dalla manovra”. Lo stesso Bonelli aggiunge: “Ma forse è più legata alla sua poltrona che alla sopravvivenza dei Parchi italiani”.
“Questa norma è solo propedeutica alla privatizzazione delle aree protette italiane che sono un boccone prelibato per le speculazioni. E’ dal Dpef del 2008 che Tremonti prova a dichiarare gli Enti Parco Enti inutili. A luglio dello stesso anno, poi, fu proprio il ministro Prestigiacomo a proporre la privatizzazione dei Parchi. Il centrodestra ha storicamente tagliato le risorse a favore di questi enti”. Ma chi ci guadagna se il Governo sceglie di non finanziare più i Parchi con fondi pubblici e di svenderli ai privati? Secondo Antonio Nicoletti, responsabile di Legambiente: ”Non i cittadini, che ad oggi delle proprie tasse vedono spendere in questo capitolo non piu’ dell’equivalente di un paio di caffe’ l’anno. Penso invece alle ecomafie, ai clan del mattone, considerando che sono state 28 mila le case abusive tirate su nel 2008 ed e’ stato registrato un numero impressionante di illeciti urbanistici, soprattutto nelle aree di maggior pregio paesaggistico del Paese”.

Probabilmente in questo modo i parchi vengono considerati una possibile fonte di business per fondazioni e altri enti privati che, ancora più probabilmente, si occuperanno in prevalenza di incentivare il turismo, con ogni mezzo, piuttosto che tutelare l’ambiente e l’unicità delle aree protette italiane, i possibili scenari, lucrando sulle nostre bellezze naturali, sono infiniti, primo fra tutti edilizia senza freni, ecomostri, strade asfaltate da adagiare ovunque per permettere a qualsiasi turista di raggiungere i punti più inaccessibili ecc.. Molti speculatori ma anche la criminalità organizzata, in quanto al sud la mafia oggi tende ad infiltrarsi nella gestione della cosa pubblica, hanno già fiutato l’affare e se ciò dovesse verificarsi, significherebbe aver svenduto le nostre amate isole a chissà quali soggetti, pronti a spremere quattrini da ogni angolo per  gonfiare le proprie tasche, infischiandosene delle esigenze delle popolazioni locali e della tutela ambientale. L’associazione La Voce Eoliana, manifesta il proprio totale dissenso verso l’istituzione del Parco Nazionale delle Isole Eolie, poiché, visto anche l’esperienza di altri parchi realizzati in realtà isolane come la nostra (vedi Arcipelago Toscano), dove sono state tradite e disattese tutte le promesse e le aspettative offerte su di un piatto d’argento, un simile ente non avrà alcuna ricaduta positiva sulla già fragile economia di queste isole, tagliate fuori dai trasporti e dalla scarsa competitività delle strutture presenti. Infatti nonostante i benefici ed i vantaggi del Parco dell’Arcipelago Toscano, decantati al convegno tenutosi a Lipari, c’è voluto uno studio condotto da un gruppo di studiosi dell’Università di Padova, fatto tra la gente comune del luogo, per dimostrare che il 95% della popolazione è scontenta del parco, poiché non ha apportato alcun beneficio o ricaduta economica, e ne farebbe ben volentieri a meno, anche questo dato dovrebbe far riflettere il nostro primo cittadino. 

Le conseguenze saranno solo quelle di imporre ulteriori vincoli e limitazioni, il tutto a danno della popolazione, creando solo malcontento, pregiudicando anche qualsiasi possibilità, per le future generazioni, di crescere e risiedere in queste isole, non è un mistero che i territori ricompresi in queste aree protette sono caratterizzati da veri e propri esodi, da parte dei giovani, verso lidi migliori, viste le scarse prospettive che le stesse offrono per il loro futuro. Il nostro dissenso verso l’istituzione del parco trova fondamento nella petizione popolare, dove sono state raccolte oltre 4000 firme tra cittadini maggiorenni residenti nel SOLO COMUNE DI LIPARI e non su Facebook, con improvvisati televoti, dove può votare chiunque da qualsiasi parte del mondo. La Voce Eoliana è prevalentemente composta da giovani che amano queste isole e che vogliono continuare a viverci liberamente ed a coltivare le proprie passioni ed hobby come può fare qualsiasi cittadino nel resto d’Italia, senza doversi spostare altrove. L’UNESCO è stato l’inizio della lunga agonia delle Eolie, anche lì ci furono le promesse di occupazione, finanziamenti e benessere, il tutto si è invece tradotto in disoccupazione, mummificazione del territorio e malcontento generale. Con l’istituzione del Parco, si vuole portare via anche quel poco che è rimasto, dietro promesse illusionistiche di chissà quali vantaggi e ricchezze, al solo fine di soddisfare i capricci del Ministro Prestigiacomo avallati dai nostri amministratori locali.

Oggi nelle nostre isole si sta dissipando tutto ciò che i nostri avi hanno creato e conquistato negli ultimi cinquant’anni con un pressapochismo disarmante, senza che nessuno muova un dito. Sembra che per le nostre isole non ci sia più nessun futuro, poichè il governo centrale e quello regionale stanno ormai declassando gli abitanti delle isole minori, a semplici CONFINATI, senza diritti e libertà, il tutto con la compiacenza dei politici locali. Eppure, altri sindaci ed altri amministratori che un tempo hanno amministrato queste isole, facendole crescere, si sarebbero già opposti con ogni mezzo a questa vergogna ed indecenza, tenendo sotto scacco anche il governo centrale, facendo sentire prepotentemente la propria voce. Peccato che stiamo solo parlando di altri tempi, altri Sindaci ed altri amministratori locali!!!. L’associazione La Voce Eoliana preannuncia la creazione di un fronte comune con le Isole Egadi e Pantelleria, anch’esse interessate dai Parchi, per contrastare con ogni mezzo all’istituzione di questi carrozzoni, poiché siamo eoliani e la storia insegna che il popolo eoliano è sempre stato libero.

LA VOCE EOLIANA

Eolie&Parcoultima modifica: 2010-09-21T08:48:39+02:00da leonedilipari
Reposta per primo quest’articolo

Eolie&Parco

edonato.jpgdi Enzo Donato

Sono favorevole all’istituzione del Parco Nazionale delle Isole Eolie, perché ritengo che questa sia la strada giusta per la tutela delle caratteristiche naturali, paesaggistiche e culturali di questo Patrimonio dell’Umanità. Il Parco dovrà promuovere un turismo sostenibile e consapevole, supportare il mantenimento della cultura e delle tradizioni, animare le comunità locali, costituire l’area marina protetta, rendere fruibili le aree di pregio durante tutto l’arco dell’anno. In questo ambito sarà importante valorizzare anche le attività agricole, i prodotti tipici e la rete sentieristica, affinchè le Eolie possano mantenere e migliorare quelle peculiarità che le rendono meta di eccezionale valore tra le destinazioni turistiche del Mediterraneo. La mia adesione servirà a promuovere in ogni sede l’istituzione del Parco.

Eolie&Parcoultima modifica: 2010-09-16T19:14:57+02:00da leonedilipari
Reposta per primo quest’articolo

Eolie&Parco

Caro Direttore,

aparconograzie.jpgfinalmente sabato, nel programma Linea Blu, il sindaco è uscito allo scoperto, decantando l’istituzione del Parco Nazionale delle Isole Eolie, in quanto il futuro delle isole dovrà essere proiettato verso un turismo eco-sostenibile. Peccato che in quel bel siparietto organizzato ad hoc, il nostro primo cittadino non ha condotto la presentatrice di Linea Blu per le strade comunali di Lipari, ridotte ormai a sentieri, dove gli incidenti sono all’ordine del giorno a causa delle canne e dei rovi che hanno ormai invaso gran parte della carreggiata, per poi non parlare delle buche, della spazzatura e dello stato di degrado in cui versano, mostrando come realmente questa amministrazione cura le nostre isole e le presenta al “turismo eco-sostenibile”. Comunque, in attesa di affrontare questo argomento con calma nel prossimo comunicato,  la nostra rassegna stampa sullo stato dei parchi prosegue, con un articolo tratto da Parks.it, del 14/05/2010, fonte il Tirreno, relativo sempre al Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.  

E’ scontro sul Parco nazionale: Arcipelago Toscano. Tozzi, minacciato da Testa in tv, replica allo studio del professor Ciani

Un periodo non facile per il presidente del Parco dell’Arcipelago, Mario Tozzi, nel bel mezzo delle polemiche sollevate da un’indagine di Andrea Camperio Ciani, docente dell’Università di Padova, che boccia il Parco sul fronte della comunicazione, si trova anche ad affrontare le minacce dell’ex presidente di Legambiente Chicco Testa durante la trasmissione Rai “Cominciamo Bene”.
L’argomento è il nucleare e Testa replica alle accuse di Tozzi su suoi presunti guadagni dall’operazione con un «ti spacco la faccia». Un siparietto che si conclude con il «non ti permetto di minacciarmi» del presidente del Parco. Poi i conduttori chiudono lo spiacevole episodio. E Tozzi torna ai suoi compiti istituzionali e replica alle accuse avanzate nei confronti del Parco dall’indagine del professore padovano.
Di certo lo studio, tradotto in una lettera aperta al ministero firmata dallo stesso Camperio Ciani, ha fatto e farà discutere. Perché gli esiti non sono certo lusinghieri per l’ente che sarebbe poco amato dagli elbani e – come afferma Camperio Ciani non sarebbe stato in grado di comunicare con i cittadini. Senza voler entrare nel merito delle diverse posizioni abbiamo colto l’occasione di pubblicare i due interventi, inviati alla redazione sotto forma di lettere al direttore e qui sintetizzati, a firma di Mario Tozzi e Andrea Camperio Ciani.

Due contributi che hanno il merito di aprire il confronto su un tema importante: le strategie migliori per la tutela dell’ambiente. Anzitutto un invito a illustrare, in una delle prossime riunioni del consiglio del Parco, l’indagine. E poi una constatazione: il proliferare, all’Elba – in particolare tra le categorie intervistate dal professore Camperio Ciani (cioè cacciatori, pescatori e albergatori) di luoghi comuni, come testimonierebbe «la distanza dei fatti delle osservazioni contenute nel sondaggio». Parola del presidente del Parco, Mario Tozzi, che risponde così allo studio del docente universitario. Tozzi interviene sul metodo (come ricercatore) e sul merito (come presidente del Parco) dei contenuti dell’indagine e rileva, a dimostrazione delle incongruità dello studio, il caso del contenimento degli ungulati «ridotti a cifre sopportabili – spiega in un lungo intervento – con prelievi vicini ai 1000 capi all’anno (mai fatti prima)» e ancora l’assenza di aree marine protette (Amp). «E’ difficile condividere la critica di un difetto di comunicazione in questo senso – afferma – cosa doveva fare il Parco di fronte alle mappe, false, che rappresentavano il Giglio e l’Elba contornate da aree in cui non ci poteva più neppure fare il bagno? Andare in giro a dire che non erano fondate?». Non meno rilevante la questione dell’interesse dei “portatori d’interesse” (gli stakeholders) in merito all’indagine.

«Nell’arcipelago un metro quadrato costruito vale da 5000 a 10.000 euro, lo credo che chi vuole sfruttarli diffonda informazioni false sul parco. Poi c’è l’ignoranza dei temi base della conservazione e tutela della natura, il principale scopo dei parchi. Ho fatto decine di incontri con la popolazione, conferenze e dibattiti, ho portato l’Arcipelago in almeno una decina di trasmissioni tv condotte da me (e in tante altre condotte da altri), ne ho parlato sui quotidiani ripetutamente e ne ho scritto nei libri: come esperto di comunicazione ho fatto quanto potevo, considerato che sono tutte iniziative individuali e non favorite dall’assenza assoluta di denari.
Ma non ci sono peggiori sordi di quelli che non vogliono sentire, soprattutto quando l’interesse individuale e di corporazione gioca un ruolo così importante». Poi Tozzi ribadisce come il Parco sia incredibilmente antropizzato e fin dalla sua nascita fortemente contestato dagli antiparco. «Comunque – conclude – aspetteremo i risultati pubblicati in una rivista scientifica: come ricercatore, se scopro qualcosa di nuovo sui terremoti, lo scrivo su Geophysical Research, non mando una lettera al ministero e alla Protezione Civile. A meno che lo scopo non sia un altro». «Non sparate sul pianista se la musica non vi piace». Un messaggio diretto agli ambientalisti dal professor Andrea Camperio Ciani in risposta alle polemiche sollevate dallo studio condotto sull’opinione che gli elbani hanno del Parco. Una lunga lettera nella quale il docente dell’Università di Padova ricorda il proprio impegno per la difesa dell’ambiente citando il proprio curriculum che «non credo mi configuri – afferma – come un anti-ambiente o un filo caccia e cemento».

Camperio Ciani cita alcune personali esperienze sul campo in qualità di etologo che si occupa «di parchi, studio e conservazione degli ecosistemi dal 1983». Dai primi monitoraggi ambientali in Indonesia ai progetti di difesa della natura in Sri Lanka, Zanzibar e Pemba, alla battaglia per le foreste del Medio Atlante in Marocco, fino alla collaborazione con il Wwf. «Spero che le mie qualifiche – continua – siano sufficienti per condurre un’indagine all’Elba, un’isola che conosco dagli anni’60. L’indagine è stata condotta, in linea con i miei obiettivi di lavoro, sulle condizioni e la qualità dei parchi così come esse vengono percepite dalla popolazione locale, perché è la loro opinione che conta soprattutto».
«Sono stato accusato di non essermi adeguatamente informato, di non aver interpellato le tante associazioni ambientaliste, di non aver indagato i fatti – continua il professore – verissimo lo confermo. Era proprio questo il prerequisito essenziale di questa indagine.
Ho coinvolto volontari dell’Università di Padova, proprio perché non coinvolti ed ignari di tutte le questioni spinose o meno inerenti la storia passata ed attuale del parco. Lo scopo era riportare l’opinione e le valutazioni del Parco da parte della popolazione locale». Poi torna a ribadire le sue conclusioni: il fatto cioè che dai pareri degli elbani emerge un difetto di comunicazione da parte del Parco. E cita un esempio. «Se il Parco non ha istituito aree marine protette, sarà anche vero – afferma ma quasi tutti gli abitanti di Elba e Capraia sono di opinione diversa (anch’io fatico a convincermene visto che sul sito ufficiale del parco, nella sezione aree marine, si riporta che il parco controlla la più vasta superficie di aree marine protette di Europa)». Ï professore spiega il metodo di ricerca: interviste e questionari stratificati per età sesso e professione degli intervistati e verifiche sul campo, il tutto realizzato tra il 23 e il 28 aprile. «Sarò lieto di venire all’Elba per illustrare la ricerca – conclude in un incontro aperto a tutti».

LA VOCE EOLIANA

Eolie&Parcoultima modifica: 2010-09-09T08:08:37+02:00da leonedilipari
Reposta per primo quest’articolo

Eolie&Parco

aparconograzie.jpgCaro direttore, visto che la bella addormentata nel bosco, cioè l’amministrazione Bruno, continua ancora a dormire e a non prendere alcuna posizione in merito all’istituzione del Parco delle Isole Eolie, aspettando invano il bacio del principe azzurro, continuiamo la rassegna stampa sul Parco dell’Arcipelago Toscano, descritto, al convegno del 17 luglio u.s., dalla sua direttrice come il paese dei balocchi di collodiana memoria, postiamo un articolo tratto da Elbatrekking del 02/05/2010, questa volta saremo brevi al fine di evitare di tediare i nostri lettori.

Il Parco non parla con l’Elba, e nessuno sa cosa fa. UNO STUDIO DELL’UNIVERSITA’ DI PADOVA SUL PARCO NAZIONALE DELL’ARCIPELAGO TOSCANO. RISULTATI SEVERI, ANCHE SE IN GRAN PARTE PREVEDIBILI. SI PARLA DI POCA COMUNICAZIONE E SCARSA PERCEZIONE DELLA POPOLAZIONE. I DATI SARANNO NOTI A BREVE. Mancanza di comunicazione. Incuria della sentieristica. Assenza di percezione delle proprie iniziative e delle proprie funzioni da parte del territorio. Sarebbero questi i risultati di uno studio effettuato sulla presenza del Parco Nazionale sul territorio dell’Isola d’Elba da una equipe di 46 persone, docenti e studenti, dell’Università di Padova. “Siamo un gruppo di studio che si occupa di analizzare i conflitti nei parchi Italiani- ha spiegato il professor Andrea Camperio Ciani, docente di Etologia e Psicologia Evoluzionistica all’Università di Padova – Abbiamo una discreta esperienza in questo settore, avendo già svolto questo tipo di attività nel Delta del Po, nel Parco del Casentino ed altri. E da dieci anni veniamo qua ad osservare la situazione”.

Sono arrivati con un gruppo di quaranta persone per un sistematico campionamento della situazione del Parco oggi all’Elba. Hanno fatto circa 250 interviste e raccolto 400 questionari. “Abbiamo anche percorso 250 chilometri lungo i sentieri dell’Elba – continua il professore Camperio Ciani – rilevando dati sulla fauna, sulla flora, sulle condizioni della sentieristica, gli animali presenti, le loro tracce, l’impatto sulle attività umane”. In particolare, sarebbero state molte le carenze rilevate sulla sentieristica proprio nei giorni in cui si sta svolgendo sull’isola il Walking Festival: segnaletica inesistente o non curata, mancanza di informazioni, turisti stranieri spesso sconcertati e disorientati. Questo ci hanno anticipato i componenti dell’equipe di studio. “L’analisi è ancora in corso – ci dice il docente universitario – I risultati li pubblicheremo e verranno resi noti alla popolazione che ha attivamente partecipato. La partecipazione è stata molto elevata e crediamo che sia innanzitutto a loro che dobbiamo rispondere. Penso – termina – che ci siano anche informazioni interessanti per il ministero dell’Ambiente e per chi oggi decide sulla gestione dei Parchi”. I dati della ricerca dell’università di Padova verranno resi noti fra qualche settimana, probabilmente attraverso una conferenza pubblica che si terrà all’Isola d’Elba.

Elbatrekking, domenica 2 maggio 2010

La nostra rassegna stampa sullo stato in cui vengono tenuti i parchi nazionali in Italia proseguirà con altri articoli tratti da note testate giornalistiche. Per quanto riguarda la bella addormentata nel bosco; beh speriamo che si svegli presto, prima che sia troppo tardi ed il principe azzurro fugga via insieme ai sogni ed alle speranze di noi giovani eoliani di poter continuare ad abitare queste isole per il futuro ed evitare che si trasformino in isole di soli anziani.

LA VOCE EOLIANA  

Eolie&Parcoultima modifica: 2010-09-04T05:58:53+02:00da leonedilipari
Reposta per primo quest’articolo

Eolie&Parco

aparconograzie.jpgCaro Direttore, rieccoci. Inviamo notizie da un Parco Nazionale simile a quello che dovrebbe (usiamo il condizionale, anche alla luce degli ultimi avvenimenti della politica nazionale) essere istituito nel nostro arcipelago, si tratta del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, un altro eterno incompiuto che tutt’oggi stenta ancora a brillare di luce propria ed annaspa a causa dei tagli operati dalla Finanziaria. Da un sondaggio condotto da un gruppo di studiosi dell’Università di Padova e dal prof. Andrea Camperio Ciani, sembra emergere un malcontento generale da parte della popolazione locale tanto da determinare, si legge in una relazione inviata al Ministero dell’Ambiente, un “opposizione della popolazione al parco, passata dal 50% al 90-95%”, generata dai vincoli e dalle limitazioni che non si sono trasformati in altrettanti benefici e ricadute economiche, determinando il più delle volte vere e proprie disparità di trattamento. Oggi si chiede una ridefinizione dei confini del parco, divenuto ormai ingestibile, anche a causa delle limitate risorse finanziarie, e per rilanciare il turismo nell’Arcipelago Toscano, messo a dura prova dai continui divieti e vincoli. La stessa Associazione Albergatori Elbani, ha chiesto una riduzione della perimetrazione del parco, infatti in un suo comunicato si legge: “Concordiamo anche con la proposta del Sindaco di Capoliveri di rivedere in tempi brevi i confini del Parco. Questi sono nati sulle carte del Ministero, senza tener conto della realtà elbana. In effetti ci siamo sempre chiesti come possono rientrare entro i confini del Parco alcune zone fortemente antropizzate. Sarebbe certamente più opportuno concentrare le proprie, poche risorse, in quelle parti di territorio che veramente dovrebbero essere oggetto di attenzioni dell’Ente ricche di natura, fauna, flora e tradizioni ambientali.” A questo punto postiamo un articolo  tratto da IL TIRRENO, sabato, 15 maggio 2010, pagina 6, relativo ad un intervista rilasciata da Ruggiero Barbetti.

PORTOFERRAIO.  Un Parco che «ha deluso le aspettative anche di chi era a favore dell’ente proprio per come è strutturato». Parola di Ruggero Barbetti, presidente della Comunità del Parco, sindaco di Capoliveri ed ex commissario dell’ente. Parole che arrivano nel bel mezzo delle polemiche per lo studio condotto dal professor Andrea Camperio Ciani, docente dell’Università di Padova, sul giudizio degli elbani in merito al Parco. Ma che, con quell’indagine, non vogliono avere niente a che fare. A Barbetti, infatti, non interessa fare commenti o entrare in polemica né con i vertici del Parco né con l’Università. Semmai occorre ragionare di come riorganizzare «un ente che oggi galleggia – ammette – e che ha deluso anche quelli che l’hanno voluto». «C’è un primo, indispensabile passaggio da compiere perché la situazione cambi e anche gli elbani vivano in maniera diversa il Parco – afferma – ed è la revisione dei confini delle aree protette.  L’ho detto all’indomani del mio insediamento nella Comunità del Parco, ma lo sostenevo anche quando ho ricoperto l’incarico di commissario, verificando di persona cosa significhi gestire aree così vaste con poche risorse. Aree che, in molti casi, ha poco senso continuare a tenere all’interno dei confini del Parco». Riprendere questa discussione, per Barbetti, diventa ora la priorità perché aldilà di indagini e studi sull’attività dell’ente e su come viene giudicata dalla popolazione ci sono delle difficoltà di fondo da risolvere, a cominciare dallo stato di manutenzione dei sentieri. «Non è possibile prendersi cura nel modo adeguato di aree così vaste – spiega il presidente della Comunità – c’è stato il periodo delle vacche grasse, all’epoca dell’insediamento di Tanelli, quando le risorse per i sentieri non mancavano. Oggi non è più così e credo che anche le amministrazioni comunali, di fatto le proprietarie della sentieristica del Parco che insiste sui loro territori, debbano fare la propria parte, contribuire cioè alla manutenzione magari per un 20% degli importi previsti».Un ragionamento da collegare strettamente alla revisione dei confini delle aree protette «da cui dipende spesso – spiega Barbetti – anche l’opinione di alcuni cittadini che vivono e lavorano nel Parco, cioè quella di essere sottoposti solo a maggiori vincoli senza ottenere alcun vantaggio». Barbetti cita qualche esempio. «Penso al Calamita – afferma – che ha senso considerare, con tutto il sistema della sentieristica, un’area parco delimitata, entrando nella quale il cittadino o il turista si rendano conto di essere all’interno di un’area protetta. Lo stesso vale per il Monte Capanne, Capo Stella o alcune aree a Rio. Tre quattro zone, insomma, localizzate e definite e dunque più facilmente gestibili con le risorse del Parco, appena un milione e 700mila euro con le quali è difficile poter fare qualche cosa».Un contesto in cui si inserisce un ulteriore passo avanti che il Parco e le istituzioni locali devono compiere: la nascita delle aree marine protette «quasi più importanti – afferma Barbetti – delle aree protette a terra se fatte nell’interesse della protezione delle spiagge e della balneazione».

Quello di cui il Parco ha bisogno, insomma «è un giusto mix – aggiunge Barbetti – tra il sistema a terra, con particolare riferimento alla sentieristica, e la valorizzazione delle aree a mare».
Un’ultima valutazione riguarda Pianosa «il classico esempio italiano – conclude il presidente – di una realtà dove insistono troppi enti con proprie competenze che si traduce nel totale immobilismo. Cosa ne penso? Da commissario ipotizzai di favorire l’arrivo sull’isola della Comunità di San Patrignano, cosa che poi non fu realizzata perché la Comunità si tirò indietro. Credo però che una soluzione di questo tipo sia l’unica possibile per Pianosa» (IL TIRRENO). Ciò che ci lascia veramente scioccati è l’intervista rilasciata sempre al Tirreno da Giovanni Frangioni che si è battuto per l’istituzione del Parco dell’Arcipelago Toscano. 

FRANGIONI: IL PARCO NAZIONALE COSI’ NON SERVE. IL PARCO NAZIONALE DELL’ARCIPELAGO TOSCANO, 14 ANNI FA LA BATTAGLIA PER L’ISTITUZIONE. DUE ANNI FA L’ULTIMA PREVISIONE AZZECCATA. OGGI L’ANALISI IMPIETOSA DELLA REALTA’: “SERVE LO SVILUPPO, IL COMPITO PRINCIPALE NON E’ LA TUTELA, QUELLA SI PUO’ FARE ANCHE SENZA ENTE. E COMUNQUE LA PROTEZIONE AMBIENTALE DOV’E’?”  “Il Parco così non serve più”. Non ci sono artifici in politichese, il messaggio di Giovanni Frangioni è chiaro. Ed è un messaggio storico, dato che arriva dalla parte di chi, ormai diversi anni fa, per l’istituzione del Parco si è battuto, eccome. A Frangioni in realtà il quadro è chiaro da tempo, tanto che due anni fa sul settimanale L’isola scrisse un lungo intervento da dirigente del Pd. Una riflessione e un bilancio su questo ente che in sostanza non aveva svolto le azioni significative annunciate e auspicate. Oggi la situazione è la stessa, a conferma delle considerazioni che Frangioni fece allora.

Frangioni, cosa disse allora e a che punto siamo oggi? “Era già chiaro, a quel tempo, che i parchi in Italia, e non solo quello dell’Arcipelago toscano, non erano ascoltati da questo Paese e quindi esistevano già problemi di risorse, di significativi tagli, che non sono partiti da quest’anno ma vengono da molto più lontano. Parchi non ascoltati anche dal punto di vista del rapporto con il governo centrale e con le regioni. Già a quel tempo era difficile e purtroppo oggi si sta concretizzando”.

I nodi sono venuti al pettine? “Un Parco senza risorse disponibili è in grave difficoltà. Alla fine nel Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano rimangono i vincoli, mentre le opportunità stanno svanendo, e gli obbiettivi che ci eravamo dati tutti, quasi 14 anni fa, se non erro, sono state, anno per anno, disattese. A quel tempo avevo fatto una riflessione sul fatto che, se lo Stato individua i territori destinati a parco e poi non dà l’opportunità di valorizzarli, dia la possibilità ai territori di rimettere in discussione l’istituzione stessa del Parco. Servirebbe anche una discussione sulla 394 perché è una legge vecchia di 19 anni. Un parco, come qualcuno sostiene, che come compito principale ha quello di preservare la natura, non mi trova d’accordo, perché ci sono articoli in cui si parla di sviluppo economico e sociale. Chi comunque pensa che debba essere solo protezione della natura intanto indichi e dica i risultati che in questi anni ha prodotto quella protezione. Ad oggi, a me e a tutti credo siano sconosciuti”.

Dunque senza risorse e attenzioni delle istituzioni sovraordinate il Parco non ha senso? “In questi anni ho visto anche la richiesta forte e significativa di ridurre i perimetri, quindi se mettiamo insieme tutte queste cose il Parco nazionale non serve più”.

E alla luce di tutto questo previsione si sente di fare su questo Parco? “Ovviamente la cosa da fare è un’analisi. I parchi devono non solo sopravvivere ma essere elemento di valorizzazione, di sviluppo, di consolidamento, soprattutto in un’area come la nostra di grande valore. Ritengo che il Parco Nazionale debba andare oltre i suoi compiti. In questi anni si è estraniato da quelle che sono i fenomeni, le criticità. Poteva, invece, dare un contributo ad esempio sulla politica di rifiuti, dei trasporti, sull’urbanistica e su tutto quello che rappresenta una comunità. E’ un po’ anacronistico pensare che non interessi tutto quello che è fuori dell’area protetta”.

E’ da tanto tempo che viene suggerita la revisione della 394, ma non è mai stata fatta? Qual’è la molla che oggi dovrebbe fare invertire un tendenza che si è protratta in questi 14 anni? “Io auspico una diversa intenzione del Governo centrale e della regione Toscana. Urge fare il punto della situazione. Cosi non serve, perché la protezione della natura, pura e semplice e la conservazione si possono attuare anche senza i parchi nazionali. Se l’idea è solo questa si può fare anche con altre norme, che già sono nella nostra legislazione”.

IL TIRRENO, martedì 17 agosto 2010. Questo articolo dovrebbe far riflettere anche i più scettici, vista l’impossibilità di tutelare e gestire un territorio così vasto e variegato come quello delle Eolie con risorse limitate, probabilmente, i fondi assegnati basteranno solo a coprire gli stipendi dei componenti dell’Ente Parco, mentre il degrado e l’abbandono continueranno a dilagare. Sarebbe, inoltre, un errore di inaudita gravità quello di cedere così tanto territorio sulle due isole principali (Lipari e Vulcano) che rappresentano il motore di tutta l’economia delle Eolie, ingessando tutto il territorio, perdendone il controllo a favore di un ente politico come l’Ente Parco e gravandolo di ulteriori vincoli e divieti, cambiando lo stile di vita dei cittadini e trasformandoli in veri e propri cittadini di serie B rispetto al resto d’Italia.  Tutt’oggi, nonostante oltre il 70% della popolazione delle Eolie è contraria all’istituzione del Parco, l’amministrazione Bruno ha ritenuto opportuno non prendere alcuna posizione ufficiale sull’argomento, senza neppure pronunciarsi su di una petizione popolare con oltre 4000 firme, limitandosi soltanto a proporre il “Parco dei Vulcani”, bocciato addirittura dallo stesso ministro, calpestando così la volontà sovrana del popolo eoliano. Lo stesso On.le Nino Germanà, deputato del PDL, in merito all’istituzione del Parco Nazionale delle Isole Eolie, così ha dichiarato: “Pur rispettando le decisioni del Governo, voglio schierarmi ed uniformarmi alla linea seguita dal consiglio comunale di Lipari, che si è giustamente dichiarato contrario alla costituzione di un parco delle Eolie – conclude il deputato messinese – bisogna quindi avallare le istanze e la volontà che proviene dal popolo sovrano, che si esprime attraverso il Consiglio che fa della condivisione la sua bandiera, e che purtroppo a Lipari, non è stato tenuto nella debita considerazione, così come sono state trascurate le 4.500 firme raccolte dai cittadini. Bisogna quindi essere più attenti a condurre battaglie oltranziste contro i tagli senza prima aver improntato la gestione a criteri di efficienza e produttività, ma soprattutto adempiamo all’obbligo di dare risposte alla volontà popolare e al territorio”.

La “famosa” presa di posizione da parte dell’amministrazione Bruno sarebbe dovuta arrivare subito dopo il convegno del 17 luglio, fino ad oggi nulla è dato sapere, nessuna risposta è stata data agli oltre 4000 firmatari della petizione popolare, generando solo uno stato di confusione e di malcontento anche tra i diversi componenti dell’amministrazione comunale, con qualche separato in casa. Pensate invece al clamore che avrebbe suscitato una petizione popolare con oltre 4000 firmatari se avesse avallato una scelta dell’amministrazione, non si sarebbe messo alcunché in discussione, nessuno avrebbe avuto nulla da obiettare sulle firme, comunicati ufficiali chilometrici su tutti i blog, qualche altro avrebbe proclamato dai balconi del Corso Vittorio Emanuele: “IL POPOLO E’ CON NOI!!!”. Purtroppo, non è così, quando si sbaglia e le scarpe iniziano a stare strette si cerca sempre di trovare il pelo nell’uovo e fare il giro largo per raggiungere la meta, tirando fuori dal cilindro l’ennesimo coniglio, proponendo un parco dei vulcani in formato ristretto. A nulla è servito il convegno organizzato con la partecipazione del ministro, dimostrandosi un vero e proprio disastro, con scarsa partecipazione della popolazione, dove sono stati spesi soldi pubblici per scomodare alcuni noti presidenti di parchi nazionali con relative famiglie al seguito, solo per dire che il parco è un opportunità irrinunciabile, ma cosa vi aspettavate che dicessero? La ditta Prestigiacomo / D’Alì ha promesso, con belle parole (e sappiamo quanto i politici sono bravi con le belle parole!!!) una riforma della L. 394/91, una legge ormai vecchia, retrograda ed antisociale che probabilmente non sarà mai attuata, la riforma di questa legge, unitamente alla L. 157/92, è stato il cavallo di battaglia anche dei precedenti governi, ma nessuno l’ha mai attuata, sicuramente rimarrà l’ennesimo progetto chiuso nel cassetto, visto che l’attuale governo pensa soltanto a riformare la “Giustizia” ed ha altre grane interne da risolvere, infischiandosene delle riforme. Con i soldi spesi per un convegno che non ha chiarito i dubbi di nessuno, si sarebbe potuto organizzare un gemellaggio con le popolazioni dell’Arcipelago Toscano o della Maddalena, altre realtà isolane come la nostra, per sentire soprattutto chi effettivamente il parco lo subisce e non invece chi lo istituisce o lo dirige.

Con un gemellaggio ogni cittadino si sarebbe fatto un idea su come funziona un parco e di quali sono i vincoli e le limitazioni, scambiando opinioni con chi vive in un area protetta ed avere così un quadro reale della vita all’interno di un parco, nulla di tutto ciò è stato fatto da chi dovrebbe rappresentare la comunità eoliana, generando una sorta di folle braccio di ferro tra chi è contrario e chi invece è favorevole al parco, cercando a tutti i costi e con ogni mezzo di spazzare via chi la pensa diversamente e di imporre la propria legge. Tutt’oggi, sembra che in merito all’argomento parco conti solo ed esclusivamente il parere di alcune categorie molto ristrette di soggetti, il popolo non ha alcuna voce in capitolo (a lui ci si rivolgerà solo tra qualche anno per fare il pieno di voti con le solite promesse da illusionisti), deve solo subire in silenzio. Riteniamo che un amministrazione responsabile ha il dovere di pronunciarsi ufficialmente su un argomento così importante qual’è l’istituzione di un parco, è inconcepibile che alcuni suoi componenti siano favorevoli ed altri contrari con eclatanti spaccature che non fanno bene al paese, è, ancora, inconcepibile che la stessa amministrazione, in passato, ha votato contro l’istituzione della Riserva Naturale Orientata, dimostrandosi contraria all’imposizione di nuovi vincoli calati dall’alto, prendendosi gli applausi dei cittadini delle frazioni alte, degli agricoltori e dei cacciatori ed oggi sul parco non si riesce a comprendere qual’è la maggioranza e qual’è l’opposizione. A nostro avviso, cari amministratori locali, la soluzione è molto semplice, bisogna solo avere il coraggio ed il buonsenso di assumere una posizione ufficiale, come hanno, giustamente, fatto l’assessore Natale Famà ed altri vostri colleghi che hanno assunto una posizione netta, decisa e non ambigua, correndo anche il rischio di scottarsi, al fine di restituire agli occhi della gente, ormai delusa e disgustata, dignità e credibilità alla politica eoliana. Di fronte ai cittadini che vi hanno votato e dato fiducia, bisogna dare risposte concrete, non si può essere favorevoli ed al tempo stesso contrari al parco, per far contenti tutti, e poi, alle prossime elezioni, dire: “era una legge dello Stato, io ero contrario ma non ho potuto fare niente!!!”, ormai abbiamo le tasche piene di queste eterne vittime del sistema.

Associazione  LA VOCE EOLIANA

Eolie&Parcoultima modifica: 2010-09-01T14:40:40+02:00da leonedilipari
Reposta per primo quest’articolo

Eolie&Parco

amazziotta1.JPGdi Angela Mazziotta

Vorrei porre l’accento su alcuni punti relativi alla problematica apertasi in ordine alla istituzione del Parco delle Isole Eolie; e che,a mio parere,sono stati a tutt’oggi poco evidenziati. In primo luogo,ed in via generale,ritengo non corretto nel caso di un parco o di una riserva l’uso del termine”risorsa”,che è specificamente pertinente all’aspetto economico di un bene od un servizio di cui si intende indicare l’attitudine ad essere economicamente produttivo.Nel caso dei parchi e delle riserve le esperienze ed i fatti–e non la mia opinione-dimostrano esattamente il contrario. E non solo i fatti: questo è quanto resta ampiamente dimostrato anche, ed ancor più dalla stessa preoccupazione del ministro Prestigiacomo di fronte ai tagli operati dal saggio Ministro Tremonti.Se infatti queste strutture fossero veramente una “risorsa”,esse non solo non dovrebbero subire alcun danno dalla riduzione dei finanziamenti statali ma,piuttosto,dovrebbero rappresentare un gettito per le casse dello Stato.Il timore dello stesso Ministro di doverne chiudere addirittura la metà evidenzia,piuttosto,non soltanto che non rappresentano alcun gettito per le entrate dello Stato e che,quindi,non essendo produttivi a maggior ragione non sono una risorsa; ma,ben più gravemente,denuncia quanto queste strutture non siano neppure in grado di garantire a sé stesse la propria autonomia gestionale ed economico-finanziaria. Dunque un onere economico a carico della società,al quale deve aggiungersi l’ulteriore onere sociale derivante dal sacrificio che viene imposto dalla rinuncia al pieno esercizio del diritto di proprietà sui terreni assoggettati al relativo vincolo.

La mia impressione è che il provvedimento del Ministro Tremonti abbia tolto il velo scoprendo finalmente quello che ogni cittadino di buon senso sostiene da sempre quando –tranne che per alcuni ambiti territoriali particolari,già di per sé dotati di valenze proprie a prescindere dal parco- vede la maggior parte dei territori ricadenti in parchi o riserve versare in stato di quasi totale abbandono:e ciò nonostante fin dalla propria istituzione godano dei suddetti finanziamenti statali.Che i finanziamenti statali siano in realtà insufficienti al mantenimento ed alla gestione di un parco è dunque assodato.Personalmente, sono propensa a ritenere che di per sé ed in quanto tale un parco non rappresenta per niente un valore aggiunto a quella che è la valenza propria di un territorio già di per sé pregevole :perché se fosse vero che per beneficio di questo asserito valore aggiunto il territorio sarebbe realmente maggiormente apprezzato,maggiormente frequentato e fruito,le strutture stesse non sarebbero passive come invece sono. Mi sorge piuttosto,a