Lipari&Centro Studi. Ricordato il Maestro Sergiu Celibidache nel centenario della nascita. Le interviste

images?q=tbn:ANd9GcQCbRG5F-vW1VtR28OTGfXgTFVWIDuUNZkhUVTQWk8JRlu7bTl63AMarco Manni

Nel centenario della nascita di Celibidache, il Centro Studi Eoliano rende onore al grande direttore e compositore  rumeno, il cui impeto fu certamente alimentato da questa vulcanica terra,  per lui “dolce-amara”.

Sergiu Celibidache nacque l’11 luglio 1912 a Roman nella parte nord orientale della Romania. Dopo il servizio militare, di cui conservò un tremendo  ricordo, raggiunse Parigi, che gli apparve subito come la terra promessa. Casualmente ascoltò alla radio un quartetto d’archi del professore berlinese Heinz Tiessen che lo affascinò al punto tale da indurlo a spedirgli a Berlino, presso il conservatorio, una propria  composizione.

Tiessen , tra l’altro giornalista  impegnato a far conoscere la musica contemporanea, riconobbe in Celibidache il potenziale musicale insolito e gli rispose rapidamente, invitandolo a proseguire gli studi con lui. Nella Berlino liberata, un tragico concorso di circostanze  ( il direttore Lèo Borchard, che era stato nominato dagli americani, fu ucciso da una sentinella durante una passeggiata notturna) in assenza  di direttori “non-sospetti” disponibili nell’immediato,  Celibidache fu chiamato a  dirigere il 29 agosto 1945 il primo concerto sinfonico della sua vita, alla guida della più famosa orchestra europea: la Filarmonica di Berlino. Celibidache fu subito nominato direttore titolare e diresse con l’orchestra, solo nel corso della prima stagione, più di cento concerti. Tra il 1945 e il 1954 saranno già 527. Nel 1948 arrivano le prime esperienze con importanti orchestre estere: la London Philarmonic, Berliner Philarmonike e ancora l’anno seguente Celibidache dirigerà  in Austria, Italia, Francia. Nel maggio del ‘52 trionfa a Buenos Ayres.

In Italia, alle Eolie. Fu molto attivo anche  in Italia.  Tra il 1953 e il 1967 diresse: l’Orchestra de “la Scala”, “l’Accademia di Santa Cecilia”, le orchestre della RAI de Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna e Firenze (molti di questi concerti sono stati filmati).  Nel 1962 divenne il direttore della Stockholm Radio Symphony Orchestra, che ricostituì completamente (fino al 1971). Nel Maggio del 1965 Sergiu Celibidache sposò Loana Procopie Dhnitrescu, pittrice, che conosceva fino dagli anni dell’infanzia, che mise al mondo  il 19 giugno 1968  il loro unico figlio Serge Ioan Celebidachi. Dalla fine degli anni cinquanta  per  oltre un ventennio, fu un assiduo frequentatore  delle Eolie; a Lipari in particolare  fissò la residenza estiva di famiglia, non a caso dinnanzi all’imponente Gran Cratere di Vulcano. Il Maestro rimarrà sempre legato all’isola “dolce-amara” e alla sua gente che lo aveva accolto con entusiasmo, ma temendo il rapimento dell’unico figlio ad opera di malavitosi siciliani, fu costretto ad abbandonare il sud.

In molti ricordano Sergiu come un grande benefattore, altri rammentano con simpatia  il suo essere ecclettico, stravagante, innamorato della vita, amante del piacere. Impossibile in questa sintesi, passare in rassegna tutti i successi conseguiti, dall’America del sud al Giappone. Davvero innumerevoli e prestigiose le onorificenze   ricevute da ogni parte, in particolare dalla Germania. Nel 1990 nel corso di un’esecuzione ha un malore; si riprende ma decide, da quel momento, di dirigere da seduto. Tiene lezioni di fenomenologia anche a Monaco e a Parigi. Le conseguenze di una brutta caduta, verificatasi in un hotel a Firenze, lo condizioneranno per tutto il resto della vita. Qualche settimana prima di morire (giugno 1996), Celibidache dirigeva ancora la sua orchestra, la Filarmonica di Monaco di Baviera, e teneva lezioni pubbliche di direzione d’orchestra (Schola-Cantorum, luglio 1996) con l’entusiasmo di sempre. Il Maestro Sergiu Celibidache ci ha lasciati il 14 agosto 1996, a Neuville-sur-Essonne, nel Loiret, tra Parigi e Orléans, dove è anche sepolto. Non è noto il motivo per cui sulla sua tomba il cognome sia stato variato in Celebidachi, assunto anche dal figlio. La moglie è venuta a mancare all’inizio del 2012. 

Un modo innovativo di dirigere e di concepire l’esecuzione orchestrale. Il suo insegnamento Celibidache riteneva che al fine di applicare il suo metodo innovativo, ogni orchestra dovesse andare incontro ad un certo rinnovamento. Stranamente è verso  l’America del Sud che volse il suo interesse per perseguire  il suo “anti-carrierismo”. Le  orchestre erano senza dubbio di livello meno elevato rispetto a quelle europee, ma più predisposte, essendo meno assoggettate alle logiche commerciali e potè così sviluppare, il suo metodo innovativo,  grazie al maggior  numero di prove concesse, nel corso delle quali i musicisti imparavano a lasciar vibrare la musica dentro di sé, e ad abbandonare ogni abitudine fisica e psichica, sforzandosi di non tralasciare nessun particolare necessario alla valorizzazione del processo compositivo. Dopo qualche tentativo intorno agli anni cinquanta, Celibidache rinunciò definitivamente alla registrazione di dischi essendosi persuaso del fatto che, ogni qualvolta si ascolta una registrazione, si soffoca sempre di più la propria capacità di commuoversi, che invece può raggiunge l’apice solo in presenza del suono vivo. Inoltre, lo stesso missaggio in studio altera di fatto la naturale dinamica dei suoni, riuscendo ad esaltare  persino lo strumento più debole, che così perde  la sua  intensità caratteristica. Per Celibidache solo la coordinazione fatta da un essere vivente, di tutti i parametri interagenti in un’opera d’arte concepita organicamente, permette all’ascoltatore di cogliere integralmente la stessa esperienza artistica.  La riproduzione è quindi  deformazione, falsificazione che abitua lo spettatore o l’ascoltatore ad una percezione meccanica, denudata di spontaneità. Le grandi orchestre moderne, per lo meno fino ai tempi di Celibidache, si erano persuase del fatto che la loro sopravvivenza finanziaria dipendesse essenzialmente dalla notorietà  acquisita tramite il mercato discografico, oggi in crisi con  l’avvento di internet che, spesso consente di scaricare velocemente files musicali,  sacrificando spesso la qualità audio, in  cambio dell’ immediata fruibilità dei dati (download ). A questo scopo i files vengono  considerevolmente  impoveriti,  attraverso algoritmi di compressione (  l’ mpeg 3 ne è solo un esempio) che sfruttando principi di psico-aucustica, privano il suono di componenti  “meno essenziali”, come un suono debole (meglio parlare di frequenza) tra due di maggiore intensità.        

In questo senso il messaggio di Celibidache, la sua avversione nei confronti della registrazione, dei mezzi di diffusione, la manipolazione sonora,  risultano drammaticamente  attuali, soprattutto  in relazione alla mancata tutela dell’artista e delle sue opere, mentre l’esaltazione dell’esecuzione dal vivo rappresenta ancora oggi l’unico deterrente efficace contro il deterioramento qualitativo dell’ascolto, introdotto dalla distribuzione virtuale dei contenuti, troppo spesso sinonimo di pirateria.

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Il Centro Studi, ha ricordato Celibidache con un evento curato da Raffaele Napoli- presidente ass. italiana Celididache e da Marco Manni. Tra poco le interviste.

Di seguito un’intervista al Maestro per la Rai realizzata nel 1964 nel terrazzo della sua villa a “Quattrocchi”. Ricorda anche l suo amico Bartolino Famularo e fa ascolare il suo indimenticabile pezzo musicale… 

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Lipari&Centro Studi. Ricordato il Maestro Sergiu Celibidache nel centenario della nascita. Le intervisteultima modifica: 2012-07-12T11:35:00+00:00da leonedilipari
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