Un decalogo per i dissalatori, obiettivo: tutelare il mare. Fondazione UniVerde e Marevivo chiedono di colmare vuoto legislativo per tutela Amp e habitat marini

Dieci punti che prevedono, tra le altre cose, di definire i requisiti di qualità dell’acqua dissalata e di monitorare lo stato degli ecosistemi marini. E’ il decalogo che definisce criticità tecniche e giuridiche sui processi di dissalazione, siglato dal sottosegretario all’Ambiente Salvatore Micillo e da Loredana De Petris, presidente del Gruppo Misto al Senato della Repubblica, in occasione del convegno dedicato al tema promosso da Fondazione UniVerde e Marevivo.

“Nella nostra azione di Governo – dice Micillo – è centrale e trasversale la tutela dell’ambiente marino, tra le mie deleghe di sottosegretario. Porre rimedio alle lacune normative sull’impatto ambientale dei reflui derivanti dalla dissalazione delle acque è senza dubbio una delle urgenze, da affrontare con l’introduzione di eventuali limiti e con la definizione dei criteri della valutazione degli effetti sull’ecosistema. Un vuoto normativo che si ripresenta anche a livello comunitario, dove le problematiche legate alla dissalazione non hanno trovato asilo nelle diverse direttive, in primis la 2008/56/CE, la direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino”.

Per la senatrice De Petris, “i dissalatori non solo sono fortemente inquinanti ma danneggiano profondamente l’habitat marino senza che ci siano, peraltro, vere garanzie sulla qualità dell’acqua desalinizzata. Se da un lato gli interventi ascoltati denunciano un ‘far west’ privo di ogni regolamentazione, dall’altro sono state fatte proposte precise per colmare questo vuoto normativo, con regole attente alla salvaguardia del mare e della fauna marina, prima che un altro colpo letale sia inflitto all’ambiente”.

Il decalogo per il problema dell’approvvigionamento idrico mediante dissalazione chiede di: ridurre le necessità della dissalazione azzerando le perdite nelle condotte e verificando le alternative; definire i requisiti di qualità dell’acqua dissalata; monitorare lo stato degli ecosistemi marini nelle aree interessate dai dissalatori; ricondizionare l’acqua prodotta; definire le localizzazioni idonee per le opere di presa; separare la salamoia dal residuo di lavaggio delle membrane; sversare la salamoia a mezzo condotta a distanza dalla costa (preferenzialmente in aree meno sensibili a oltre un miglio dalla costa e sotto il termoclino); definire le modalità di controllo di processo; regolamentare gli scarichi del processo di dissalazione; inserire, nella normativa, la Via, Vas, Vis per i dissalatori e l’indicazione di procedere ad una preventiva analisi del rapporto costi/benefici.

Con questo decalogo e con il convegno, Marevivo e la fondazione UniVerde chiedono a Parlamento e governo di colmare il vuoto legislativo sui dissalatori, per tutelare le Aree marine protette e gli habitat marini, “da una parte, affinché si possa contemperare il diritto all’acqua potabile di qualità da parte dei cittadini, dall’altra l’esigenza di tutela della risorsa mare è fondamentale per la difesa degli habitat marini”, sottolinea Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della fondazione UniVerde.

Nel corso del convegno “Aree Marine Protette ed ecosistemi marini: patrimoni da tutelare. Valutazione d’impatto ambientale e sanitario per i dissalatori e qualità delle acque”, moderato da Loredana Errico, giornalista di Adnkronos Prometeo, sono state illustrate le relazioni tecniche di esperti in materia dei processi di dissalazione dell’acqua di mare, in particolare sulle fasi pre e post-trattamento e sulle conseguenti implicazioni sull’ecosistema marino.

In particolare sono stati presentati studi sui casi di Lipari, Vulcano, Ventotene, Ustica che confermano le ipotesi d’impatto reale degli scarichi di salamoia sulla biodiversità marina.

Per Alberto Pierobon, assessore all’Energia e ai Servizi di Pubblica Utilità della Regione Sicilia, “il convegno rappresenta un’ottima opportunità per valutare scenari alternativi sull’utilizzo del dissalatori. In Sicilia ci sono diversi impianti e certamente l’ipotesi di una nave, quindi di un impianto mobile, non avrebbe alcun impatto ambientale e registrerebbe grande consenso sociale, oltre a non aver rischi per l’ecosistema. È chiaro che dovremo entrare nei dettagli tecnici e finanziari per una valutazione d’insieme”.

Il tema è stato analizzato attraverso gli interventi e le relazioni di Roberto Danovaro (presidente Stazione Zoologica Anton Dohrn Napoli), Paolo Galli (direttore MaRHE Center Maldive – Marine Research and High Education Center, docente di Ecologia all’Università degli Studi di Milano Bicocca), Marco Trifuoggi (docente di Chimica analitica forense, Università degli Studi di Napoli “Federico II”), Francesco Aliberti (docente di Igiene e Gestione del rischio all’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e autore del decalogo).(adnkronos.com)

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